10/05/2018, 12.03
VATICANO-ITALIA
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Papa: ‘costruire una cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza’

Francesco in visita alla Cittadella internazionale del Movimento dei Focolari a Loppiano, “un’illustrazione della missione della Chiesa oggi, così come l’ha tracciata il Concilio Ecumenico Vaticano II”. “Il fondamento della perseveranza è l’amore di Dio versato nei nostri cuori col dono dello Spirito, un amore che ci precede e ci rende capaci di vivere con tenacia, serenità, positività, fantasia… e anche con un po’ di umorismo, persino nei momenti più difficili. E’ l’atteggiamento che più si avvicina alla grazia di Dio”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Costruire una “città nuova” ispirata al Vangelo. “Nel cambiamento di epoca che stiamo vivendo, infatti, occorre impegnarsi non solo per l’incontro tra le persone, le culture e i popoli e per un’alleanza tra le civiltà, ma per vincere tutti insieme la sfida epocale di costruire una cultura condivisa dell’incontro e una civiltà globale dell’alleanza”. E’ il modello sul quale sono state create le “Cittadelle” del Movimento dei Focolari, a partire da Loppiano, cittadina della Toscana, dove papa Francesco si è recato, dopo la visita a Nomadelfia.

In una mattinata dedicata a due comunità che cercano di vivere secondo il Vangelo, il Papa ha raccomandato anche il “discernimento comunitario” per conoscere e seguire lo Spirito Santo. “Riunendosi in assemblea attorno a Gesù risorto, il Signore e Maestro, per ascoltare ciò che lo Spirito oggi ci dice come comunità cristiana (cfr Ap 2,7) e per scoprire insieme, in questa atmosfera, la chiamata che Dio ci fa udire nella situazione storica in cui ci troviamo a vivere il Vangelo”.

Accolto da Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, e da don Jesús Morán, co-presidente del Movimento, Francesco si è recato al Santuario di ‘Maria Theotokos’ e sul sagrato del Santuario (nella foto) ha incontrato alcune migliaia di persone.

E’ rispondendo a tre domande che il Papa ha parlato della Cittadella come “un’illustrazione della missione della Chiesa oggi, così come l’ha tracciata il Concilio Ecumenico Vaticano II”.

In primo luogo egli ha raccomandato “due parole-chiave del cammino della comunità cristiana: parresia e hypomoné. Parresia, nel Nuovo Testamento, dice lo stile di vita dei discepoli di Gesù: il coraggio e la sincerità nel dare testimonianza della verità e insieme la fiducia in Dio e nella sua misericordia. La parresia esprime la qualità fondamentale nella vita cristiana: avere il cuore rivolto a Dio, credere nel suo amore (cfr 1Gv 4,16), perché il suo amore scaccia ogni falso timore, ogni tentazione di nascondersi nel quieto vivere, nel perbenismo o addirittura in una sottile ipocrisia. No”. “Anche la preghiera deve essere con parresia”, ha aggiunto, portando gli esempi di Abramo e Mosè che “ebbero il coraggio di parlare in faccia a Dio”.

“Occorre chiedere allo Spirito Santo la franchezza – sempre unita al rispetto e alla tenerezza – nel testimoniare le opere grandi e belle che Dio compie in noi e in mezzo a noi. E anche nelle relazioni dentro la comunità occorre essere sempre sinceri, franchi, non paurosi né pigri. Non stare in disparte per seminare zizzania e mormorare, ma sforzarsi di vivere da discepoli sinceri e coraggiosi in carità e verità”.

“E poi l’altra parola: hypomoné, che possiamo tradurre come il sotto-stare, il rimanere e imparare ad abitare le situazioni impegnative che la vita ci presenta. L’Apostolo Paolo con questo termine esprime la costanza e la fermezza nel portare avanti la scelta di Dio e della vita nuova in Cristo. Si tratta di tenere ferma questa scelta anche a costo di difficoltà e contrarietà, sapendo che questa costanza, questa fermezza e questa pazienza producono la speranza. E la speranza non delude, dice Paolo (cfr Rm 5,3-5). Non delude mai. Per l’Apostolo il fondamento della perseveranza è l’amore di Dio versato nei nostri cuori col dono dello Spirito, un amore che ci precede e ci rende capaci di vivere con tenacia, serenità, positività, fantasia… e anche con un po’ di umorismo, persino nei momenti più difficili. E’ l’atteggiamento che più si avvicina alla grazia di Dio”.

Riferendosi poi ai centri di istruzione esistenti a Loppiano, tra i quale spicca l’Istituto universitario Sophia, ha detto: “È una grande ricchezza poter disporre a Loppiano di tutti questi centri di formazione. Vi suggerisco di dare ad essi nuovo slancio, aprendoli su più vasti orizzonti e proiettandoli sulle frontiere. È essenziale, in particolare, mettere a punto il progetto formativo che connetta i singoli percorsi che toccano più in concreto i bambini, i giovani, le famiglie, le persone delle varie vocazioni. La base e la chiave di tutto sia il ‘patto formativo’, che è alla base di ognuno di questi percorsi e che ha nella prossimità e nel dialogo il suo metodo privilegiato. Bisogna poi educarsi a esercitare insieme i tre linguaggi: della testa, del cuore e delle mani. Bisogna cioè imparare a pensare bene, a sentire bene e a lavorare bene. Sì, anche il lavoro, perché esso – come scriveva don Pasquale Foresi, che ha svolto un ruolo centrale nella realizzazione del disegno di Loppiano – «non è soltanto un mezzo per vivere, ma è qualcosa d’inerente al nostro essere persona umana, e quindi anche un mezzo per conoscere la realtà, per capire la vita: è strumento di formazione umana reale e effettiva»”.

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