15/11/2008, 00.00
VATICANO
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Papa: curare un bambino malato vuol dire pensare al suo “vero bene”

I piccoli meritano ogni attenzione sia scietnfica, ma evitando la “tentazione dello sperimentalismo”, sia umana, anche facilitandone la “comunicazione” con i genitori. La malattia dei bimbi è una esortazione anche alla solidarietà internazionale.
Città del Vaticano (AsiaNews) – La cura del bambino malato chiede una attenzione particolare, ancora maggiore di quella che va riservata a tutti coloro che si trovano ad affrontare il dolore. Essa necessita, ha sostenuto oggi Benedetto XVI, l’unione delle migliori conoscenze scientifiche e della “tenerezza umana”, impone così di fuggire, sul piano sanitario, la “tentazione dello sperimentalismo” e di avere verso il bamino, ed anche verso i suoi genitori, la preoccupazione del suo “vero bene”, ricordando sempre la dignità che ogni essere umano ha, fin da quando è nel grembo materno. Al tempo stesso, vanno “al più presto sanate con interventi risolutivi” le “tante condizioni di squilibrio, ancora esistenti” nei Paesi poveri, come quelle causate da guerre, povertà e Aids.
 
L’udienza ai partecipanti alla XXIII Conferenza internazionale promossa dal Pontificio consiglio per gli operatori sanitari (per la pastorale della salute) sul tema: “La Pastorale nella cura dei bambini malati”, che si conclude oggi in Vaticano, ha dato occasione al Papa di affermare alcuni dei punti centrali dell’atteggiamento che la Chiesa vuole sia tenuto verso chi soffre.
  
Nel mondo, e specialmente nei “Paesi meno fortunati”, “la sfida è oggi scongiurare l’insorgenza di non poche patologie una volta tipiche dell’infanzia e, complessivamente, favorire la crescita, lo sviluppo e il mantenimento di un conveniente stato di salute per tutti i bambini”. “In questa vasta azione sono tutti coinvolti: famiglie, medici e operatori sociali e sanitari”.
 
“La ricerca medica si trova talora di fronte a scelte difficili quando si tratta, ad esempio, di raggiungere un giusto equilibrio tra insistenza e desistenza terapeutica per assicurare quei trattamenti adeguati ai reali bisogni dei piccoli pazienti, senza cedere alla tentazione dello sperimentalismo. Non è superfluo ricordare che al centro di ogni intervento medico deve esserci sempre il conseguimento del vero bene del bambino, considerato nella sua dignità di soggetto umano con pieni diritti. Di lui pertanto occorre prendersi cura sempre con amore, per aiutarlo ad affrontare la sofferenza e la malattia, anche prima della nascita, nella misura adeguata alla sua situazione”.
 
“Tenendo poi conto dell’impatto emotivo, dovuto alla malattia e ai trattamenti a cui il bambino viene sottoposto, che non raramente risultano particolarmente invasivi, è importante assicurargli una comunicazione costante con i familiari. Se gli operatori sanitari, medici e infermieri, sentono il peso della sofferenza dei piccoli pazienti che assistono, si può ben immaginare quanto più forte sia il dolore vissuto dai genitori! L’aspetto sanitario e quello umano non vanno mai dissociati, ed ogni struttura assistenziale e sanitaria, soprattutto se animata da genuino spirito cristiano, ha il dovere di offrire il meglio della competenza e dell’umanità. Il malato, in modo speciale il bambino, comprende particolarmente il linguaggio della tenerezza e dell’amore, espresso attraverso un servizio premuroso, paziente e generoso, animato nei credenti dal desiderio di manifestare la stessa predilezione che Gesù nutriva per i piccoli”.
 
“Penso soprattutto – ha concluso il Papa - ai piccoli orfani o abbandonati a causa della miseria e della disgregazione familiare; penso ai fanciulli vittime innocenti dell’AIDS o della guerra e dei tanti conflitti armati in atto in diverse parti del mondo; penso all’infanzia che muore a causa della miseria, della siccità e della fame. La Chiesa non dimentica questi suoi figli più piccoli e se, da un lato, plaude alle iniziative delle Nazioni più ricche per migliorare le condizioni del loro sviluppo, dall’altro, avverte con forza il dovere di invitare a prestare un’attenzione maggiore a questi nostri fratelli, perché grazie alla nostra corale solidarietà possano guardare alla vita con fiducia e speranza”.
 
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