14/04/2006, 00.00
vaticano
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Papa: davanti alla Via Crucis non si può essere solo spettatori

di Franco Pisano

"Non è una cosa del passato", "una collazione di cose avvenute o tristi" o "un grido di protesta che non cambia niente", ma un evento che chiama alla partecipazione ed alla corresponsabilità.

Roma (AsiaNews) - La Via Crucis "non è una cosa del passato, di un determinato punto del tempo e della terra", ma un evento che "abbraccia il mondo e attraversa i continenti e i tempi" e di fronte al quale "non è possibile essere solo spettatori,". L'anno scorso il card. Ratzinger, scrivendo su incarico di Giovanni Paolo II le meditazioni della Via Crucis, aveva stupito con le frasi forti, quasi un'invettiva, contro coloro che, anche e soprattutto nella Chiesa, tradivano il Gesù crocefisso; quest'anno, nella prima riflessione da papa, fatta interamente a braccio, ha chiamato alla condivisione con la sofferenza e l'amore di Dio. "Abbiamo accompagnato Gesù nella Via Crucis", le prime, significative parole rivolte ad una folla di decine di migliaia di persone che ha accompagnato con fervore il rito.

Qualche ora prima, nell'adorazione della Croce, in San Pietro, steso in terra, spogliatosi dei simboli del potere papale, anello compreso, Benedetto XVI aveva significato la sua partecipazione alla spogliazione di Gesù, riecheggiata, al Colosseo, dall'invito a "cercare il nostro posto" sulla via della croce.

Nella sua prima Via Crucis da papa, Benedetto XVI ha portato la croce alla prima ed all'ultima stazione. Gli altri "cirenei" sono stati, nell'ordine, il cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, una famiglia romana, un seminarista statunitense di rito ucraino, una religiosa, una giovane messicana, due francescani della Custodia di Terra Santa, una giovane coreana di In Cheon, una religiosa, una giovane angolana, una giovane nigeriana.

Nei testi scritti da mons. Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano, le "sofferenze della nostra umanità" che, come ha detto il Papa, "abbiamo visto nello specchio della Croce". Meditazioni e le preghiere hanno infatti voluto passare in rassegna i peccati per i quali Gesù è salito, stanotte, sul Calvario. Perché, come è stato detto alla seconda stazione, "nella passione di Cristo si è scatenato l'odio, il nostro odio, l'odio di tutta l'umanità. Nella passione di Cristo la nostra cattiveria ha reagito di fronte alla bontà, il nostro orgoglio è esploso con irritazione di fronte all'umiltà, la nostra corruzione si è risentita di fronte alla splendente limpidezza di Dio!". Oggi poi, "abbiamo smarrito il senso del peccato! Oggi – è stato detto alla terza stazione - si sta diffondendo, con subdola propaganda, una stolta apologia del male, un assurdo culto di satana, una folle voglia di trasgressione, una bugiarda e inconsistente libertà che esalta il capriccio, il vizio e l'egoismo presentandoli come conquiste di civiltà". "Oggi – è la riflessione della decima stazione - il corpo è spesso venduto e comprato sui marciapiedi delle città, sui marciapiedi della televisione, nelle case diventate marciapiedi. Quando capiremo che stiamo uccidendo l'amore?". E ancora, alla quinta stazione, "il benessere ci sta disumanizzando, il divertimento è diventato un'alienazione, una droga: e lo spot monotono di questa società è un invito a morire nell'egoismo"; e "certamente è dolorosa passione di Dio – è la meditazione della settima stazione – l'aggressione nei confronti della famiglia. Sembra che oggi sia in atto una specie di anti-Genesi, un anti-disegno, un orgoglio diabolico che pensa di spazzar via la famiglia. L'uomo vorrebbe reinventare l'umanità, modificando la grammatica stessa della vita così come Dio l'ha pensata e voluta. Però, sostituirsi a Dio senza essere Dio è la più folle arroganza". Alla nona si è pregato Gesù "fa' finire lo scandalo che divide il mondo in ville e baracche" , perché "il mondo è tuo, soltanto tuo. E Tu l'hai donato a tutti, affinché la terra sia una casa che tutti nutre e tutti protegge".

"Abbiamo capito - ha rilevato Benedetto XVI - che la Via Crucis non è solo una collazione delle cose avvenute o tristi del mondo" o "un grido di protesta che non cambia niente", ma "è la va della misericordia che pone limiti al male, come abbiamo imparato da Giovanni Paolo II". E nella Via Crucis ci sono state anche le "stazioni di consolazione". Come la fede di Paolo, Agostino, Francesco, Vincenzo de' Paoli, Massimiliano Kolbe, Madre Teresa. "Giusti" nei quali "troviamo anche noi la nostra posizione". E soprattutto "la Madre la cui bontà rimane fedele oltre la morte".

Venerdì Santo. "Ma non è l'ultima parola: l'ultima parola è la Pasqua".

 

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