12/03/2021, 14.13
VATICANO
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Papa: il confessore sia fratello, padre, consolatore

Ai partecipanti al 31mo corso sul Foro Interno, organizzato dalla Penitenzieria apostolica, Francesco dice che “andare a confessarsi non è andare in tintoria perché mi tolgano una macchia”. “La prima espressione che spiega questo sacramento, questo mistero è: ‘abbandonarsi all’Amore’; la seconda: ‘lasciarsi trasformare dall’Amore’; e la terza: ‘corrispondere all’Amore’. Ma sempre l’Amore”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il confessore sia "misericordiosi" che "non significa essere di manica larga, ma fratello, padre, consolatore", portatore di quel “raggio di amore accogliente”, che si incontra nel confessionale e che trasforma il “cuore di pietra in cuore di carne”. Sono le suggestioni offerte da papa Francesco ai partecipanti al 31mo corso sul Foro Interno, organizzato dalla Penitenzieria apostolica, in modalità on-line dall’8 marzo, e che ha visto la partecipazione di 870 chierici, ricevuti oggi nell’aula Paolo VI.

Nel suo discorso Francesco ha evidenziato “tre espressioni, che spiegano bene il senso del Sacramento della Riconciliazione; perché andare a confessarsi non è andare in tintoria perché mi tolgano una macchia. No, è un’altra cosa. Pensiamo bene a cos’è. La prima espressione che spiega questo sacramento, questo mistero è: ‘abbandonarsi all’Amore’; la seconda: ‘lasciarsi trasformare dall’Amore’; e la terza: ‘corrispondere all’Amore’. Ma sempre l’Amore: se non c’è Amore nel sacramento, non è come Gesù lo vuole. Se c’è funzionalità, non è come Gesù lo vuole. Amore. Amore di fratello peccatore perdonato verso il fratello, la sorella peccatore e peccatrice perdonati. Questo è il rapporto fondamentale”.

“La fede – ha detto ancora - è l’incontro con la Misericordia, con Dio stesso che è Misericordia, – il nome di Dio è Misericordia – ed è l’abbandono tra le braccia di questo Amore, misterioso e generoso, di cui tanto abbiamo bisogno, ma al quale, a volte, si ha paura ad abbandonarsi”. E “l’esperienza insegna che chi non si abbandona all’amore di Dio finisce, prima o poi, per abbandonarsi ad altro, finendo ‘tra le braccia’” della mentalità mondana, che alla fine porta amarezza, tristezza e solitudine, e non guarisce. Allora il primo passo per una buona Confessione è proprio l’atto di fede, di abbandono, con il quale il penitente si accosta alla Misericordia”.

“Se è vero che noi non potremo mai corrispondere pienamente all’Amore divino, per la differenza incolmabile tra il Creatore e le creature, è altrettanto vero che Dio ci indica un amore possibile, nel quale vivere tale impossibile corrispondenza: l’amore per il fratello. È l’amore per il fratello il luogo della corrispondenza reale all’amore di Dio: amando i fratelli mostriamo a noi stessi, al mondo e a Dio di amare davvero Lui e corrispondiamo, sempre in modo inadeguato, alla sua misericordia. Il buon confessore indica sempre, accanto al primato dell’amore di Dio, l’indispensabile amore per il prossimo, come palestra quotidiana nella quale allenare l’amore per Dio. Il proposito attuale di non commettere ancora il peccato è il segno della volontà di corrispondere all’Amore”.

La celebrazione frequente del sacramento della Riconciliazione, ha aggiunto Francesco, “diventa, sia per il penitente che per il confessore, una via di santificazione, una scuola di fede, di abbandono, di cambiamento e di corrispondenza all’Amore misericordioso del Padre”.

“Ricordiamo sempre che ciascuno di noi è un peccatore perdonato – se uno di noi non si sente così, meglio che non vada a confessare, meglio che non faccia il confessore – un peccatore perdonato, posto al servizio degli altri, perché anch’essi, attraverso l’incontro sacramentale, possano incontrare quell’Amore che ha affascinato e cambiato la nostra vita”. Dalla coscienza di essere peccatore perdonato che deve avere il confessore discende “accogliere in pace, accogliere con paternità. Ognuno saprà come è l’espressione della paternità: il sorriso, gli occhi in pace… Accogliere offrendo tranquillità, e poi lasciar parlare. A volte, il confessore si accorge che c’è una certa difficoltà ad andare avanti con un peccato, ma se lo capisce, non faccia domande indiscrete. Io ho imparato dal Cardinale Piacenza una cosa: lui mi ha detto che quando lui vede che queste persone hanno difficoltà e si capisce di cosa si tratta, lui subito li ferma e dice: ‘Ho capito. Andiamo avanti’. Non dare più dolore, più ‘tortura’ in questo. E poi, per favore, non fare domande”.

Nel saluto finale, Francesco si è scusato perchè è rimasto seduto "ma - ha spiegato - dopo il viaggio le gambe si fanno sentire".

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