01/01/2008, 00.00
VATICANO
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Papa: il fragile Bambino, nato dalla Vergine Madre è il Principe della Pace

Nella prima messa del 2008 in san Pietro, Benedetto XVI richiama il suo Messaggio per la Giornata mondiale della Pace: l’impegno verso la famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna è la base della pace nel mondo. Ma tale pace va anche invocata. Alla scuola di Maria, Madre di Dio, impariamo ad essere operatori di pace e testimoni del Principe della Pace.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero”: ha iniziato così la sua omelia Benedetto XVI alla prima messa del 2008, in occasione della solennità di Maria Madre di Dio e della 41ma Giornata Mondiale della Pace.

Il papa ha mostrato l’intreccio di ricorrenze e significati in quest’anno 2008: “Sessant’anni or sono, nel 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rese pubblica la ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo’; quarant’anni fa il mio venerato Predecessore Paolo VI celebrò la prima Giornata Mondiale della Pace; quest’anno inoltre ricorderemo il 25° anniversario dell’adozione da parte della Santa Sede della ‘Carta dei diritti della famiglia’”.

A causa di questo il papa ha voluto dedicare il Messaggio per la Pace 2008 alla “Famiglia umana, comunità di pace”. Durante l’omelia, il pontefice ha ringraziato il card. Raffaele Martino e tutto il Pontificio consiglio di Giustizia e pace che egli presiede, per aver diffuso il suo Messaggio. Davanti ai rappresentanti del Corpo diplomatico presso la Santa Sede, presente alla messa, il pontefice ha ricordato che in tale Messaggio egli mette in luce “lo stretto rapporto che esiste tra la famiglia e la costruzione della pace nel mondo. La famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, è ‘culla della vita e dell’amore’ e ‘la prima e insostituibile educatrice alla pace’. Proprio per questo la famiglia è ‘la principale ‘agenzia’ di pace’ e ‘la negazione o anche la restrizione dei diritti della famiglia, oscurando la verità dell’uomo, minaccia gli stessi fondamenti della pace’ (cfr nn. 1-5). Poiché poi l’umanità è una ‘grande famiglia’, se vuole vivere in pace non può non ispirarsi a quei valori sui quali si fonda e si regge la comunità familiare”. Il papa invita perciò “ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all’unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre più questa convinzione da cui dipende l’instaurazione di una pace vera e duratura".

“Tutti aspiriamo a vivere nella pace – ha detto Benedetto XVI -  ma la pace vera, quella annunciata dagli angeli nella notte di Natale, non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore”.

Così, sviluppando un nuovo intreccio fra la pace e la festa di oggi, il papa ha sottolineato che “il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo”, ci rende “operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace”.

Benedetto XVI ricorda che “fu il Papa Paolo VI a trasferire al primo gennaio la festa della Divina Maternità di Maria, che un tempo cadeva l’11 di ottobre”. Tale festa ha un carattere “mariano”, e a tempo stesso “cristologico” perché “perché, potremmo dire, prima della Madre, riguarda proprio il Figlio, Gesù vero Dio e vero Uomo”.

Quasi a rispondere a molte critiche di origine protestante, che cercano di mettere da parte il titolo di “Madre di Dio” a Maria, il papa cita l’origine biblica di questo titolo ,  “il più antico ed … il fondamento di tutti gli altri titoli con cui la Madonna è stata venerata e continua ad essere invocata di generazione in generazione, in Oriente e in Occidente”.

Riferendosi poi alla lettura del vangelo della messa di oggi, il pontefice ha sottolineato: “L’evangelista Luca ripete più volte che la Madonna meditava silenziosa su questi eventi straordinari nei quali Iddio l’aveva coinvolta. Lo abbiamo ascoltato anche nel breve brano evangelico che quest’oggi la liturgia ci ripropone. ‘Maria serbava queste cose meditandole nel suo cuore’ (Lc 2,19). Il verbo greco usato ‘sumbállousa’ letteralmente significa ‘mettere insieme’ e fa pensare a un mistero grande da scoprire poco a poco. Il Bambino che vagisce nella mangiatoia, pur apparentemente simile a tutti i bimbi del mondo, è al tempo stesso del tutto differente: è il Figlio di Dio, è Dio, vero Dio e vero uomo. Questo mistero – l’incarnazione del Verbo e la divina maternità di Maria – è grande e certamente non facile da comprendere con la sola umana intelligenza.

Alla scuola di Maria però possiamo cogliere con il cuore quello che gli occhi e la mente non riescono da soli a percepire, né possono contenere. Si tratta, infatti, di un dono così grande che solo nella fede ci è dato accogliere pur senza tutto comprendere. Ed è proprio in questo cammino di fede che Maria ci viene incontro, ci è sostegno e guida. Lei è madre perché ha generato nella carne Gesù; lo è perché ha aderito totalmente alla volontà del Padre. Scrive sant’Agostino: ‘Di nessun valore sarebbe stata per lei la stessa divina maternità, se lei il Cristo non l’avesse portato nel cuore, con una sorte più fortunata di quando lo concepì nella carne’ (De sancta Virginitate, 3,3). E nel suo cuore Maria continuò a conservare, a ‘mettere insieme’ gli eventi successivi di cui sarà testimone e protagonista, sino alla morte in croce e alla risurrezione del suo Figlio Gesù”.

La “scuola” di Maria è dunque la strada per costruire un mondo come “famiglia umana”: “Cari fratelli e sorelle – ha concluso il papa - solo conservando nel cuore, mettendo cioè insieme e trovando un’unità di tutto ciò che viviamo, possiamo addentrarci, seguendo Maria, nel mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla strada dell’amore; amore da tradurre ogni giorno in un generoso servizio ai fratelli. Possa il nuovo anno, che oggi fiduciosi iniziamo, essere un tempo nel quale avanzare in quella conoscenza del cuore, che è la sapienza dei santi”.

Alla fine della celebrazione, il pontefice ha onorato una statua della Madre di Dio posta al lato dell’altare, mentre tutti cantavano un’antica antifona mariana, l’Alma Redemptoris Mater.

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