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» 20/10/2008 14:49
VATICANO
Papa: il medico tuteli sempre la dignità del paziente, anche se è inguaribile
Benedetto XVI sottolinea la centralità della mutua fiducia tra malato e medico, che fa “guardare con sospetto” ogni tentativo di intromissione. La tutela della autodeterminazione del paziente, i rischi dell’individualismo e la responsabilità di “proporre un trattamento che miri al vero bene del malato”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La centralità della “relazione di mutua fiducia” tra medico e paziente fa “guardare con sospetto” ogni tentativo di intromissione in un rapporto che deve accompagnare ogni momento della malattia, dalla “condivisione degli obiettivi realistici da perseguire”, alla comunicazione col malato, che lo aiuti a “sostenere la speranza”; e se è innegabile il “rispetto” dovuto alla “autodeterminazione del paziente”, “la responsabilità professionale del medico deve portarlo a proporre un trattamento che miri al vero bene del paziente”.
 
Il bene ed il rispetto della persona anche nella malattia sono stati al centro delle parole che il Papa ha rivolto oggi ai partecipanti al 110mo congresso nazionale della Società italiana di chirurgia. “La specifica missione che qualifica la vostra professione medica e chirurgica – ha detto loro il Papa - è costituita dal perseguimento di tre obiettivi: guarire la persona malata o almeno cercare di incidere in maniera efficace sull’evoluzione della malattia; alleviare i sintomi dolorosi che la accompagnano, soprattutto quando è in fase avanzata; prendersi cura della persona malata in tutte le sue umane aspettative”.
 
Benedetto XVI ha espressamente indicato la “necessità di umanizzare la medicina, sviluppando quei tratti del comportamento medico che meglio rispondono alla dignità della persona malata a cui si presta servizio”. Così anche se “la guarigione non è più prospettabile, si può ancora fare molto per il malato: se ne può alleviare la sofferenza, soprattutto lo si può accompagnare nel suo cammino, migliorandone in quanto possibile la qualità di vita. Non è cosa da sottovalutare, perché ogni singolo paziente, anche quello inguaribile, porta con sé un valore incondizionato, una dignità da onorare, che costituisce il fondamento ineludibile di ogni agire medico. Il rispetto della dignità umana, infatti, esige il rispetto incondizionato di ogni singolo essere umano, nato o non nato, sano o malato, in qualunque condizione esso si trovi”.
 
E’ in questa prospettiva che acquista “rilevanza primaria” il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Il Papa ne ha sottolineato alcuni aspetti, a partire dalla definizione del “piano terapeutico: un piano che può portare ad arditi interventi salvavita oppure alla decisione di accontentarsi dei mezzi ordinari che la medicina offre”. E c’è anche il pericolo che “nei contesti altamente tecnologizzati dell’odierna società”, il paziente sia “in qualche misura ‘cosificato’. Egli si ritrova infatti dominato da regole e pratiche che sono spesso completamente estranee al suo modo di essere”. “E’ invece molto importante non estromettere dalla relazione terapeutica il contesto esistenziale del paziente, in particolare la sua famiglia. Per questo occorre promuovere il senso di responsabilità dei familiari nei confronti del loro congiunto: è un elemento importante per evitare l’ulteriore alienazione che questi, quasi inevitabilmente, subisce se affidato ad una medicina altamente tecnologizzata, ma priva di una sufficiente vibrazione umana”.
 
 

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