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» 11/01/2010
VATICANO
Papa: il rispetto della natura parte da quello per l’uomo con tutti i suoi diritti
Nel discorso al corpo diplomatico Benedetto XVI ricorda le sofferenze dei cristiani in Iraq, Pakistan ed Egitto e torna a lanciare un appello per una pace giusta tra israeliani e palestinesi. L’auspicio che il Libano prosegua sulla via della concordia e per l’Iran, perché trovi “soluzioni condivise, sia a livello nazionale che sul piano internazionale”. Il relativismo, che arriva a disprezzare la religione, è “una strada senza uscita”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il rispetto del creato è “un’esigenza morale, perché la natura esprime un disegno di amore e di verità che ci precede e che viene da Dio” e che ha al suo primo posto l’uomo, con tutti i suoi diritti. Questo il vero senso dell’ecologia, al quale Benedetto XVI ha dedicato il messaggio per la Giornata della pace di quest’anno e del quale è tornato a parlare oggi, nel lungo discorso rivolto ai rappresentanti dei 178 Paesi che hanno rapporti diplomatici con la Santa Sede. Agli Stati vanno agggiunti l’Unione europea, il Sovrano militare Ordine di Malta e una Missione a carattere speciale: l’Ufficio dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).
 
E’ quindi in nome dell’uomo che il Papa ha anche toccato questioni come la necessità di intraprendere la strada del reale disarmo nucleare e ha indicato le luci e le ombre della situazione internazionale. Luci che vengono, ad esempio, dal “riavvicinamento intrapreso da Colombia ed Ecuador, dopo parecchi mesi di tensione”, “dall’intesa tra Croazia e Slovenia” a proposito delle loro frontiere marittime e terrestri, dall’accordo tra Armenia e Turchia, “in vista della ripresa delle loro relazioni diplomatiche” e al Libano, “che ha superato una lunga crisi politica, auguro di proseguire sempre sulla via della concordia”.
 
Di più i luoghi che creano preoccupazione, che hanno visto Benedetto XVI lanciare un nuovo appello “affinché sia universalmente riconosciuto il diritto dello Stato di Israele ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. E che, ugualmente, sia riconosciuto il diritto del Popolo palestinese ad una patria sovrana e indipendente, a vivere con dignità e a potersi spostare liberamente. Mi preme, inoltre - ha proseguito il Papa -  sollecitare il sostegno di tutti perché siano protetti l’identità e il carattere sacro di Gerusalemme, la sua eredità culturale e religiosa, il cui valore è universale. Solo così questa città unica, santa e tormentata, potrà essere segno e anticipazione della pace che Dio desidera per l’intera famiglia umana! Per amore del dialogo e della pace, che salvaguardano la creazione, esorto i governanti e i cittadini dell’Iraq ad oltrepassare le divisione, la tentazione della violenza e l’intolleranza, per costruire insieme l’avvenire del loro Paese. Anche le comunità cristiane vogliono dare il loro contributo, ma perché ciò sia possibile, bisogna che sia loro assicurato rispetto, sicurezza e libertà. Anche il Pakistan è stato duramente colpito dalla violenza in questi ultimi mesi e alcuni episodi hanno preso di mira direttamente la minoranza cristiana. Domando che si compia ogni sforzo affinché tali aggressioni non si ripetano e i cristiani possano sentirsi pienamente integrati nella vita del loro Paese. Trattando delle violenze contro i cristiani, non posso non menzionare, peraltro, i deplorevoli attentati di cui sono state vittime le Comunità copte egiziane in questi ultimi giorni, proprio quando stavano celebrando il Natale”.
 
Un pensiero anche per l’Iran, con l’auspicio “che attraverso il dialogo e la collaborazione, si raggiungano soluzioni condivise, sia a livello nazionale che sul piano internazionale”.
 
Ma, prima ancora che alle singole situazioni, il pensiero del Papa è andato a quella “mentalità corrente egoistica e materialistica, dimentica dei limiti propri a ciascuna creatura”, che “minaccia anche il creato”. Ne è esempio, ciò di cui ci si è resi conto in Europa dopo la caduta del Muro, quando si è potuto costatare “la misura delle profonde ferite che un sistema economico privo di riferimenti fondati sulla verità dell’uomo aveva inferto, non solo alla dignità e alla libertà delle persone e dei popoli, ma anche alla natura, con l’inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria”. “La negazione di Dio sfigura la libertà della persona umana, ma devasta anche la creazione!”.
 
Ciò malgrado, “purtroppo, in alcuni Paesi, soprattutto occidentali, si diffondono, negli ambienti politici e culturali, come pure nei mezzi di comunicazione, un sentimento di scarsa considerazione, e, talvolta, di ostilità, per non dire di disprezzo verso la religione, in particolare quella cristiana. E’ chiaro che, se il relativismo è concepito come un elemento costitutivo essenziale della democrazia, si rischia di concepire la laicità unicamente in termini di esclusione o, meglio, di rifiuto dell’importanza sociale del fatto religioso. Un tale approccio crea tuttavia scontro e divisione, ferisce la pace, inquina l’‘ecologia umana’ e, rifiutando, per principio, le attitudini diverse dalla propria, si trasforma in una strada senza uscita. Urge, pertanto, definire una laicità positiva, aperta, che, fondata su una giusta autonomia tra l’ordine temporale e quello spirituale, favorisca una sana collaborazione e un senso di responsabilità condivisa”.
 
Il Papa ha infine ricordato che “la lotta per l’accesso alle risorse naturali è una delle cause di vari conflitti, tra gli altri in Africa, così come la sorgente di un rischio permanente in altre situazioni. Anche per questa ragione ripeto con forza che, per coltivare la pace, bisogna custodire il creato! D’altra parte ci sono ancora vaste estensioni di terra, per esempio in Afghanistan ed in alcuni paesi dell’America Latina, dove purtroppo l’agricoltura è ancora legata alla produzione di droga e costituisce una fonte non trascurabile di occupazione e di sostentamento. Se si vuole la pace, occorre custodire il creato con la riconversione di tali attività. Chiedo perciò alla comunità internazionale, ancora una volta, che non si rassegni al traffico della droga ed ai gravi problemi morali e sociali che essa genera”.
 

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