29/02/2016, 11.57
VATICANO
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Papa: il sangue dei “tanti martiri” diventa “seme dell’unità dei cristiani”

Ricevendo il patriarca della Chiesa ortodossa Tewahedo di Etiopia, Francesco rinnova l’appello “a coloro che reggono le sorti politiche ed economiche del mondo, di promuovere una coesistenza pacifica basata sul rispetto reciproco e sulla riconciliazione, sul mutuo perdono e sulla solidarietà”.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il sangue dei “tanti martiri”, appartenenti a tutte le Chiese, vittime della “violenza devastante contro i cristiani e contro le altre minoranze in Medio Oriente e in alcune parti dell’Africa”, diventa “seme dell’unità dei cristiani”. La visita in Vaticano del patriarca della Chiesa ortodossa Tewahedo di Etiopia Abuna Matthias I ha dato occasione, stamattina, al Papa di tornare a sottolineare l’importanza e l’urgenza dell’unità dei cristiani e, in particolare, del rapporto tra cattolici e ortodossi e di rinnovare l’appello “a coloro che reggono le sorti politiche ed economiche del mondo, di promuovere una coesistenza pacifica basata sul rispetto reciproco e sulla riconciliazione, sul mutuo perdono e sulla solidarietà”.

Le “sofferenze condivise”, ha sottolineato Francesco, hanno fatto sì che i cristiani, uniti dalla stessa fede e dallo stesso battesimo, ma “divisi in molti aspetti” si avvicinassero maggiormente gli uni agli altri. “Dal 2004 – ha detto infatti - la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali hanno cercato insieme di approfondire la loro comunione attraverso il dialogo teologico portato avanti dalla Commissione Internazionale congiunta. Siamo felici di constatare la crescente partecipazione della Chiesa ortodossa etiope Tewahedo a questo dialogo. Nel corso degli anni, la Commissione ha esaminato il concetto fondamentale di Chiesa comunione, intesa come partecipazione alla comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo. In tal modo, abbiamo scoperto che abbiamo quasi tutto in comune: una sola fede, un solo Battesimo, un solo Signore e Salvatore Gesù Cristo. Siamo uniti in virtù del Battesimo, che ci ha incorporati nell’unico Corpo di Cristo. Siamo uniti grazie ai vari elementi comuni delle nostre ricche tradizioni monastiche e pratiche liturgiche. Siamo fratelli e sorelle in Cristo. Come è stato più volte osservato, ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide”.

“Sentiamo vere per noi le parole dell’apostolo Paolo: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26). Le sofferenze condivise hanno fatto sì che i cristiani, altrimenti divisi in molti aspetti, si avvicinassero maggiormente gli uni agli altri. Nello stesso modo in cui lo spargimento del sangue dei martiri è diventato il seme di nuovi cristiani nella Chiesa primitiva, oggi il sangue di così tanti martiri appartenenti a tutte le Chiese diventa seme dell’unità dei cristiani. I martiri e i santi di tutte le tradizioni ecclesiali sono già una cosa sola in Cristo; i loro nomi sono scritti nell’unico martyrologium della Chiesa di Dio. L’ecumenismo dei martiri è un invito rivolto a noi qui e adesso a percorrere insieme il cammino verso un’unità sempre più piena”.

“La vostra è stata una Chiesa di martiri fin dal principio, e ancora oggi siete testimoni di una violenza devastante contro i cristiani e contro le altre minoranze in Medio Oriente e in alcune parti dell’Africa. Non possiamo esimerci dal domandare, ancora una volta, a coloro che reggono le sorti politiche ed economiche del mondo, di promuovere una coesistenza pacifica basata sul rispetto reciproco e sulla riconciliazione, sul mutuo perdono e sulla solidarietà”.

Il Papa ha poi sottolineato i “legami fraterni che già uniscono le nostre Chiese”, segnati dalle visite del patriarca Abuna Paulos a Giovanni Paolo II nel 1993 e a Benedetto XVI nel 2009. Ed è stato Benedetto XVI che lo ha invitato nell’ottobre dello stesso anno come ospite speciale affinché intervenisse durante la seconda Assemblea per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, parlando della situazione del continente africano e delle sfide dei popoli africani. “Nella Chiesa primitiva – ha osservato Francesco - era prassi comune che una Chiesa inviasse i suoi rappresentanti ai sinodi delle altre Chiese. Questo senso di condivisione ecclesiale è stato evidente anche nel 2012 in occasione dei funerali di Sua Santità Abuna Paulos, a cui era presente una delegazione della Santa Sede”.

“Il vostro Paese – ha detto ancora - sta compiendo grandi sforzi per migliorare le condizioni di vita della popolazione e per costruire una società sempre più giusta, basata sullo Stato di diritto e sul rispetto del ruolo delle donne. Ricordo in particolare il problema della mancanza di acqua, con le sue gravi ripercussioni sociali ed economiche. Vi è ampio spazio per la collaborazione tra le Chiese a favore del bene comune e della salvaguardia del creato, e non dubito della disponibilità della Chiesa cattolica di Etiopia a lavorare insieme alla Chiesa ortodossa Tewahedo che Vostra Santità presiede. Santità, cari fratelli, è mia fervida speranza che da questo incontro prenda avvio un nuovo tempo di fraterna amicizia tra le nostre Chiese. Siamo consapevoli che la storia ha lasciato un fardello di dolorosi malintesi e di diffidenza, per il quale chiediamo il perdono e la guarigione di Dio. Preghiamo gli uni per gli altri, invocando la protezione dei martiri e dei santi su tutti i fedeli affidati alle nostre cure pastorali. Che lo Spirito Santo – ha concluso - continui a illuminarci e a guidarci verso la concordia e la pace, alimentando in noi la speranza del giorno in cui, con l’aiuto di Dio, saremo uniti intorno all’altare del Sacrificio di Cristo, nella pienezza della comunione eucaristica”.

 

 

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