06/11/2010, 00.00
VATICANO-SPAGNA
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Papa: in Spagna, Dio non è nemico della libertà dell’uomo

Nella messa celebrata a Santiago de Compostela, Benedetto XVI dice che L’Europa “della civilizzazione e della cultura”, deve essere aperta “alla fraternità con altri continenti”, “al Dio vivo e vero”. La “tragedia” del laicismo nato nel XIX secolo.
Santiago de Compostela (AsiaNews) - L’Europa “della civilizzazione e della cultura”, deve essere aperta “alla fraternità con altri continenti”, “al Dio vivo e vero”, abbandonando la convinzione - “una tragedia” - “che Dio è l’antagonista dell’uomo e il nemico della sua liberà”. Nella Spagna di oggi, guidata da un governo che sta introducendo praatiche e valori – dall’aborto al divorzoi breve al matrimonio gay – lontani da quelli cristiani, Benedetto XVI sta riaffermando con forza la necessità che il Vecchio continente torni a dare nuovo vigore alle sue radici cristiane.
 
E’ un’idea che ha sostenuto stamattina, nell’antica cattedrale dedicata all’apostolo Giacomo – da secolo meta privilegiata di pellegrinaggi – e che nel pomeriggio è tornato ad afferare nella Plaza del Obradoiro di Santiago de Compostela, dove ha celebrato la Messa in occasione dell’Anno Giubilare Compostelano, davanto a decine di migliaia di persone che hanno riempito la grande piazza e le zone circostanti, dove hanno potuto seguire il rito su maxischermi.
 
Il Papa - che al termine del rito parte per Barcellona - ha preso spunto dalla frase del Vangelo di Matteo, là dove dice che Gesù è venuto per servire, "e dare la propria vita in riscatto per molti". “Un servizio che non si misura in base ai criteri mondani dell’immediato, del materiale e dell’apparente, ma perché rende presente l’amore di Dio per tutti gli uomini e in tutte le loro dimensioni, e dà testimonianza di Lui, anche con i gesti più semplici. Nel proporre questo nuovo modo di relazionarsi nella comunità, basato sulla logica dell’amore e del servizio, Gesù si rivolge anche ai ‘capi dei popoli’, perché dove non vi è impegno per gli altri sorgono forme di prepotenza e sfruttamento che non lasciano spazio a un’autentica promozione umana integrale”.
 
Essedo questo il messaggio che porta il Vangelo, “è una tragedia che in Europa, soprattutto nel XIX secolo, si affermasse e diffondesse la convinzione che Dio è l’antagonista dell’uomo e il nemico della sua liberà. Con questo si voleva mettere in ombra la vera fede biblica in Dio, che mandò nel mondo suo Figlio Gesù Cristo perché nessuno muoia, ma tutti abbiano la vita eterna (cfr Gv 3,16).
L’autore sacro afferma perentorio davanti a un paganesimo per il quale Dio è invidioso dell’uomo o lo disprezza: come Dio avrebbe creato tutte le cose se non le avesse amate, Lui che nella sua infinita pienezza non ha bisogno di nulla? (cfr Sap 11,24-26). Come si sarebbe rivelato agli uomini se non avesse voluto proteggerli? Dio è l’origine del nostro essere e il fondamento e culmine della nostra libertà, non il suo oppositore. Come l’uomo mortale si può fondare su se stesso e come l’uomo peccatore si può riconciliare con se stesso? Come è possibile che si sia fatto pubblico silenzio sulla realtà prima ed essenziale della vita umana? Come ciò che è più determinante in essa può essere rinchiuso nella mera intimità o relegato nella penombra? Noi uomini non possiamo vivere nelle tenebre, senza vedere la luce del sole. E, allora, com’è possibile che si neghi a Dio, sole delle intelligenze, forza delle volontà e calamita dei nostri cuori, il diritto di proporre questa luce che dissipa ogni tenebra? Perciò, è necessario che Dio torni a risuonare gioiosamente sotto i cieli dell’Europa; che questa parola santa non si pronunci mai invano; che non venga stravolta facendola servire a fini che non le sono propri. Occorre che venga proferita santamente. È necessario che la percepiamo così nella vita di ogni giorno, nel silenzio del lavoro, nell’amore fraterno e nelle difficoltà che gli anni portano con sé”.
 
“Lasciate – ha concluso il Papa - che proclami da qui la gloria dell’uomo, che avverta delle minacce alla sua dignità per la privazione dei suoi valori e ricchezze originari, l’emarginazione o la morte inflitte ai più deboli e poveri. Non si può dar culto a Dio senza proteggere l’uomo suo figlio e non si serve l’uomo senza chiedersi chi è suo Padre e rispondere alla domanda su di lui. L’Europa della scienza e delle tecnologie, l’Europa della civilizzazione e della cultura, deve essere allo stesso tempo l’Europa aperta alla trascendenza e alla fraternità con altri continenti, al Dio vivo e vero a partire dall’uomo vivo e vero. Questo è ciò che la Chiesa desidera apportare all’Europa: avere cura di Dio e avere cura dell’uomo, a partire dalla comprensione che di entrambi ci viene offerta in Gesù Cristo”.
 
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