01/04/2019, 11.24
VATICANO
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Papa: la coesistenza con i musulmani ‘è un bel fiore che promette di dare frutti’

Dialogo interreligioso, muri che imprigioneranno chi li costruisce, populismi, accoglienza dei migranti, libertà di coscienza alcuni dei temi toccati da Francesco nel colloquio con i giornalisti durante il volo di ritorno dal Marocco.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La coesistenza tra cristiani e musulmani “è un bel fiore che promette di dare frutti. Non dobbiamo mollare!”, anche sapendo che “ci saranno ancora difficoltà, tante difficoltà perché purtroppo, ci sono gruppi intransigenti”. Papa Francesco conferma di credere nel dialogo: di ritorno dal Marocco, Paese dove “c’è libertà di culto, c’è libertà religiosa”, Francesco, parlando con i giornalisti durante il volo di ritorno a Roma, ha detto che “adesso ci sono i fiori, i frutti verranno dopo. Ma i fiori sono promettenti”.

E “sempre, quando c’è un dialogo fraterno, c’è un rapporto a vari livelli”. “Per esempio: il comune appello su Gerusalemme è stato un passo avanti fatto non da un’autorità del Marocco e da un’autorità del Vaticano, ma da fratelli credenti che soffrono vedendo questa 'Città della speranza’ che ancora non è così universale come tutti vogliamo: ebrei, musulmani e cristiani. Tutti vogliamo questo. E per questo abbiamo firmato questo desiderio: è un desiderio, una chiamata alla fraternità religiosa che è simbolizzata in questa Città che è tutta nostra. Tutti siamo cittadini di Gerusalemme, tutti i credenti”.

“Con i fratelli musulmani e musulmane abbiamo sigillato questa fraternità nel documento di Abu Dhabi e qui in Marocco tutti abbiamo visto una libertà, una fraternità, un’accoglienza di tutti i fratelli con un rispetto tanto grande”. “Noi abbiamo visto che è più bello seminare la speranza, andare per mano, sempre avanti”. In Marocco, ha detto ancora, abbiamo visto, “anche nel dialogo che ci vogliono dei ponti e sentiamo dolore quando vediamo le persone che preferiscono costruire dei muri. Perché abbiamo dolore? Perché coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito”.

“A me – ha detto più avanti - preoccupa un'altra cosa: la retrocessione di noi cristiani quando togliamo la libertà di coscienza, pensiamo ai medici e alle istituzioni ospedaliere cristiane che non hanno il diritto della obiezione di coscienza, per esempio per l’eutanasia. Come? La Chiesa è andata avanti e voi Paesi cristiani andate indietro? Pensate questo perché è una verità. Oggi noi cristiani abbiamo il pericolo che alcuni governi ci tolgano la libertà di coscienza che è il primo passo per la libertà di culto. Non è facile la risposta, ma non accusiamo i musulmani, accusiamo anche noi in questi Paesi dove succede questo. C’è da vergognarsi”.

Quello dei muri che faranno prigionieri coloro che li costruiscono è un concetto che Francesco ha ripetuto parlando di populismi e migranti. Rispondendo a un giornalista che gli aveva fatto notare che proprio in Marocco la Spagna ha costruito un muro con delle lame, “Prima di tutto – ha risposto - quello che ho detto un momento fa: i costruttori di muri, siano di lame tagliate con coltelli o di mattoni, diventeranno prigionieri dei muri che fanno”. E quando gli hanno fatto vedere le immagini di quel muro “ho pianto perché non entra nella mia testa e nel mio cuore tanta crudeltà. Non entra nella mia testa e nel mio cuore vedere affogare nel Mediterraneo; mettiamo ponti nei porti. Questo non è il modo di risolvere il grave problema dell’immigrazione. Io capisco: un governo, con questo problema ha la patata bollente nelle mani, ma deve risolverlo altrimenti, umanamente. Quando io ho visto quel filo, con i coltelli, sembrava di non poter credere. Poi una volta ho avuto la possibilità di vedere un filmato nel carcere, dei rifugiati che tornano, che sono mandati indietro”. “Non lascio entrare, o li lascio affogare lì, o li mando via sapendo che tanti di loro cadranno nelle mani di questi trafficanti che venderanno le donne e i bambini, uccideranno o tortureranno per fare schiavi gli uomini?”.

“Vedo che tanta gente di buona volontà, non solo cattolici, ma gente buona, di buona volontà è un po’ presa dalla paura, che è la predica usuale dei populismi: la paura. Si semina paura e poi si prendono delle decisioni. La paura è l’inizio delle dittature”. Così è stato in Germania quando poi è arrivato Hitler.

“È vero, per essere comprensivi, che il primo lavoro che dobbiamo fare è cercare che le persone che migrano per la guerra o per la fame non abbiano questa necessità. Se l’Europa così generosa vende le armi allo Yemen per ammazzare dei bambini, come fa l’Europa a essere coerente? E dico: questo è un esempio, ma l’Europa vende delle armi. Poi c’è il problema della fame, della sete. L’Europa, se vuole essere la madre Europa e non la nonna Europa deve investire, deve cercare intelligentemente di aiutare ad alzare con l’educazione, con gli investimenti e questo non è mio, lo ha detto il cancelliere Merkel. È una cosa che lei porta avanti abbastanza: impedire l’emigrazione non con la forza ma con la generosità, gli investimenti educativi, economici, ecc. e questo è molto importante. Secondo, su come agire: è vero che un Paese non può ricevere tutti, ma c’è tutta l’Europa per distribuire i migranti, c’è tutta l’Europa. Perché l’accoglienza deve essere con il cuore aperto, poi accompagnare, promuovere e integrare. Se un Paese non può integrare deve pensare subito di parlare con altri Paesi: tu quanto puoi integrare, per dare una vita degna alla gente”.

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