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  • » 15/11/2017, 11.39

    VATICANO

    Papa: la messa 'è preghiera', 'non è il momento di chiacchierare'



    “Il silenzio è tanto importante. ricordatevi quello che ho detto la settimana scorsa: non andiamo ad un uno spettacolo: andiamo all’incontro con il Signore e il silenzio ci prepara e ci accompagna. Rimanere in silenzio insieme a Gesù”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – La messa “è preghiera”, è “incontro con Dio”, “non è il momento di chiacchierare”. E’ tornato ad affermarlo il Papa all’udienza generale di oggi, ribadendo l’idea di mercoledì scorso, quando aveva confessato la sua “tristezza” quando vede persone, anche sacerdoti e vescovi, che durante la celebrazione eucaristica invece di pregare fanno foto con i telefonini. La messa, aveva detto, “non è uno spettacolo”.

    Oggi, alle 10mila persone presenti in piazza san Pietro, proseguendo nelle catechesi dedicate alla messa ha detto che “per comprendere la bellezza della celebrazione eucaristica desidero iniziare con un aspetto molto semplice: la Messa è preghiera, anzi, è la preghiera per eccellenza, la più alta, la più sublime, e nello stesso tempo la più ‘concreta’. Infatti è l’incontro d’amore con Dio mediante la sua Parola e il Corpo e Sangue di Gesù. Ma prima dobbiamo rispondere a una domanda. Che cosa è veramente la preghiera? Essa è anzitutto dialogo, relazione personale con Dio. E l’uomo è stato creato come essere relazionale che trova la sua piena realizzazione solamente nell’incontro con il suo Creatore”.

    “Il Libro della Genesi afferma che l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, il quale è Padre e Figlio e Spirito Santo, una relazione perfetta di amore che è unità. Da ciò possiamo comprendere che noi tutti siamo stati creati per entrare in una relazione perfetta di amore, in un continuo donarci e riceverci per poter trovare così la pienezza del nostro essere. Quando Mosè, di fronte al roveto ardente, riceve la chiamata di Dio, gli chiede qual è il suo nome, ed Egli risponde: «Io sono colui che sono» (Es 3,14). Questa espressione, nel suo senso originario, esprime presenza e favore, e infatti subito dopo Dio aggiunge: «Il Signore, il Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe» (v. 15). Così anche Cristo, quando chiama i suoi discepoli, li chiama affinché stiano con Lui. Questa dunque è la grazia più grande: poter sperimentare che l’Eucaristia è il momento privilegiato per stare con Gesù, e, attraverso di Lui, con Dio e con i fratelli”.

    Pregare “è anche saper rimanere in silenzio”. “E quando noi andiamo a Messa, forse arriviamo cinque minuti prima e incominciamo a chiacchierare con questo che è accanto a me. Ma non è il momento di chiacchierare: è il momento del silenzio per prepararci al dialogo. È il  momento di raccogliersi nel cuore per prepararsi all’incontro con Gesù. Ma il silenzio è tanto importante. ricordatevi quello che ho detto la settimana scorsa: non andiamo ad un uno spettacolo: andiamo all’incontro con il Signore e il silenzio ci prepara e ci accompagna. Rimanere in silenzio insieme a Gesù”.

    Pregare è saper dire “Padre”, “cioè mettersi alla presenza di Dio con confidenza filiale riconoscendo il bisogno di essere  istruiti: insegnami a pregare, Signore. Questo è il primo punto: essere umili, riconoscersi figli, riposare nel Padre, fidarsi di Lui. Per entrare nel Regno dei cieli è necessario farsi piccoli come bambini. Nel senso che i bambini sanno fidarsi, sanno che qualcuno si preoccuperà di loro, di quello che mangeranno, di quello che indosseranno e così via. Questo è il primo atteggiamento: fiducia e confidenza, come il bambino verso i genitori; sapere che Dio si ricorda di te e si prende cura di te, di te, di te, di tutti”.

    “La seconda predisposizione, anch’essa propria dei bambini, è lasciarsi sorprendere. Il bambino fa sempre mille domande perché desidera scoprire il mondo; e si meraviglia persino di cose piccole perché tutto è nuovo per lui. Per entrare nel Regno dei cieli bisogna lasciarsi meravigliare. Nella nostra relazione con il Signore, nella preghiera, ci lasciamo meravigliare? Ci lasciamo sorprendere? Perché l’incontro con il Signore è sempre un incontro vivo. Nel Vangelo si parla di un certo Nicodemo (Gv 3,1-21), un uomo anziano, un’autorità in Israele, che va da Gesù per conoscerlo; e il Signore gli parla della necessità di ‘rinascere dall’alto’ (cfr v. 3). Ma che cosa significa? Si può ‘rinascere’? Tornare ad avere il gusto, la gioia, la meraviglia della vita, è possibile? Questa è una domanda fondamentale della nostra fede e questo è il desiderio di ogni vero credente: il desiderio di rinascere, la gioia di ricominciare. Avete questo desiderio? Infatti si può perderlo facilmente perché, a causa di tante attività, di tanti progetti da mettere in atto, alla fine ci rimane poco tempo e perdiamo di vista quello che è fondamentale: la nostra vita spirituale”.

    “In verità – ha concluso il Papa - il Signore ci sorprende mostrandoci che Egli ci ama anche nelle nostre debolezze. «Gesù Cristo […] è la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo (1 Gv 2,2). Questo dono, fonte di vera consolazione, ci è dato attraverso l’Eucaristia, quel banchetto nuziale in cui lo Sposo incontra la nostra fragilità per riportarci alla nostra prima chiamata: quella di essere a immagine e somiglianza di Dio. Questo è l’Eucaristia, questo è la preghiera”.

     

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