11/05/2018, 13.53
VATICANO
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Papa: le sofferenze dei cristiani perseguitati sono un richiamo all’unità

Francesco, ricevendo il primate ortodosso delle Terre Ceche e della Slovacchia ha parlato della ricerca di unità che non significa uniformità, ma riconciliazione delle diversità nello Spirito Santo”. “Per annunciare il Signore non basta riaffermare gli schemi del passato, ma occorre porsi in ascolto dello Spirito, che sempre ispira vie nuove e coraggiose per evangelizzare i contemporanei. Lo fa anche oggi, pure in Paesi tradizionalmente cristiani spesso segnati da secolarizzazione e indifferenza”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Le sofferenze dei molti cristiani “perseguitati a causa del Vangelo sono un richiamo urgente, che ci interpella a ricercare una maggiore unità”, una unità che “non significa uniformità, ma riconciliazione delle diversità nello Spirito Santo”. Sono alcune delle considerazioni espresse da papa Francesco nell’incontro che ha avuto, stamattina, Rastislav, arcivescovo di Prešov, metropolita delle Terre Ceche e della Slovacchia.

Rispondendo al Metropolita, che aveva parlato di “un discepolo che incontra un altro discepolo”, di “discepoli che camminano insieme” e hanno “l’ardente desiderio” di unità, Francesco ha parlato dei “legami spirituali che ci accomunano e che ci incoraggiano a proseguire nell’edificazione vicendevole e nella ricerca comune della pace, dono del Risorto. Tra tali legami vorrei evocare la presenza, qui a Roma, nell’antica basilica di San Clemente, della tomba di San Cirillo, Apostolo degli Slavi, la cui predicazione ha diffuso la fede nelle terre dove la vostra Chiesa svolge la sua missione”.

E proprio a partire da san Clemente, Francesco ha svolto tre considerazioni.

La prima è che “secondo la tradizione, furono i fratelli Cirillo e Metodio, provenienti da Salonicco, a portare a Papa Adriano II le reliquie di San Clemente, uno dei primi Vescovi di Roma, morto in esilio sotto l’imperatore Traiano. Il gesto di Cirillo e Metodio ci ricorda che noi cristiani abbiamo insieme ereditato – e abbiamo continuamente bisogno di condividere – un immenso patrimonio comune di santità. Tra i tanti testimoni, innumerevoli martiri hanno professato la fedeltà a Gesù nei secoli passati, come San Clemente, ma anche in tempi recenti, ad esempio quando la persecuzione ateista ha colpito i vostri Paesi. Ancora oggi le sofferenze di molti fratelli e sorelle perseguitati a causa del Vangelo sono un richiamo urgente, che ci interpella a ricercare una maggiore unità. Possa l’esempio di Cirillo e Metodio aiutarci a valorizzare questo patrimonio di santità che già ci unisce!”.

“Un secondo aspetto, che ci ricordano i Santi apostoli degli slavi, riguarda il rapporto tra evangelizzazione e cultura. Bizantini di cultura, i Santi fratelli ebbero l’audacia di tradurre il messaggio evangelico in una lingua accessibile ai popoli slavi della Grande Moravia. Incarnando il Vangelo in una determinata cultura, diedero sviluppo alla cultura stessa. L’apostolato dei Santi Cirillo e Metodio, che Papa Giovanni Paolo II proclamò co-patroni d’Europa, rimane per tutti noi oggi un modello di evangelizzazione. Per annunciare il Signore non basta riaffermare gli schemi del passato, ma occorre porsi in ascolto dello Spirito, che sempre ispira vie nuove e coraggiose per evangelizzare i contemporanei. Lo fa anche oggi, pure in Paesi tradizionalmente cristiani spesso segnati da secolarizzazione e indifferenza”.

I santi Cirillo e Metodio, infine, “riuscirono a superare le divisioni sorte tra comunità cristiane di culture e tradizioni diverse. In questo senso si può dire che furono «autentici precursori dell’ecumenismo» (GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Slavorum Apostoli, 14). Ci ricordano così che unità non significa uniformità, ma riconciliazione delle diversità nello Spirito Santo. Possa la testimonianza dei Santi Cirillo e Metodio accompagnarci, lungo il cammino verso la piena unità, stimolandoci a vivere questa diversità nella comunione e a non scoraggiarci mai nel nostro percorso, che siamo chiamati a compiere per volontà del Signore e con gioia”.

 

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