02/12/2020, 10.43
VATICANO
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Papa: noi possiamo solo benedire questo Dio ‘padre e madre’ che ci benedice

“La speranza del mondo risiede completamente nella benedizione di Dio” che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo. Le 4 suore uccise in Salvador 40 anni fa “vissero loro fede con grande generosità: sono un esempio per tutti a diventare fedeli discepoli missionari”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “La speranza del mondo risiede completamente nella benedizione di Dio” che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale in Cristo. E “Dio non ha aspettato che ci convertissimo per cominciare ad amarci, ma lo ha fatto molto prima, quando eravamo ancora nel peccato. Noi possiamo solo benedire questo Dio che ci benedice. Questa è la radice della mitezza cristiana, benedire ed essere benedetti”.

La benedizione “dimensione essenziale della preghiera” è stato l’argomento del quale ha parlato oggi papa Francesco all’udienza generale, tenuta anche oggi nella biblioteca del Palazzo apostolico.

Al termine dell’udienza, il Papa ha citato la strage di sabato scorso in Nigeria – con oltre 140 vittime tra cui molti bambini. “Dio – ha chiesto - converta i cuori di chi commette simili orrori, che offendono gravemente il suo nome”, E infine ha ricordato le quattro missionarie assassinate in Salvador esattamente 40 anni fa. “Prestavano il loro servizio in Salvador nel contesto della guerra civile. Portavano cibi e medicinali agli sfollati e aiutavano le famiglie più povere. Queste donne vissero loro fede con grande generosità: sono un esempio per tutti a diventare fedeli discepoli missionari”.

In precedenza, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, Francesco ha ricordato che “nelle prime pagine della Bibbia è un continuo ripetersi di benedizioni. Dio benedice, ma anche gli uomini benedicono, e presto si scopre che la benedizione possiede una forza speciale, che accompagna per tutta la vita chi la riceve, e dispone il cuore dell’uomo a lasciarsi cambiare da Dio (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 61)”.

“Da lì a poco quella bellezza che Dio ha impresso nella sua opera si altererà, e l’essere umano diventerà una creatura degenere, capace di diffondere nel mondo il male e la morte; ma nulla potrà mai cancellare la prima impronta di bontà che Dio ha posto nel mondo, nella creatura umana, in tutti noi. Dio non ha sbagliato con la creazione e neppure con la creazione dell’uomo”.

E “non c’è peccato che possa cancellare completamente l’immagine del Cristo presente in ciascuno di noi. La può deturpare, ma non sottrarla alla misericordia di Dio. Un peccatore può rimanere nei suoi errori per tanto tempo, ma Dio pazienta fino all’ultimo, sperando che alla fine quel cuore si apra e cambi. Dio è come un buon padre e come una buona madre: non smettono mai di amare il loro figlio, per quanto possa sbagliare”. E’, ha detto, come quelle madri che, in fila, attendono di poter entrare in carcere per fare visita ai figli carcerati, che continuano a essere amati, malgrado tutto. “Così è Dio, ci ha benedetto e continua a benedirci”.

“Un’esperienza forte – ha detto ancora - è quella di leggere questi testi biblici di benedizione in un carcere, o in una comunità di recupero. Far sentire a quelle persone che rimangono benedette nonostante i loro gravi errori, che il Padre celeste continua a volere il loro bene e a sperare che si aprano finalmente al bene. Se perfino i loro parenti più stretti li hanno abbandonati, e tanti lasciano perché ormai li giudicano irrecuperabili, per Dio sono sempre figli. Dio non può cancellare in noi quell’immagine”.

“A volte si vedono accadere dei miracoli: uomini e donne che rinascono. Perché la grazia di Dio cambia la vita: ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo. Pensiamo a ciò che ha fatto Gesù con Zaccheo (cfr Lc 19,1-10). Tutti vedevano in lui il male; Gesù invece vi scorge uno spiraglio di bene, e da lì, dalla sua curiosità di vedere Gesù, fa passare la misericordia che salva. Così è cambiato dapprima il cuore e poi la vita di Zaccheo. Nelle persone reiette e rifiutate, Gesù vedeva l’indelebile benedizione del Padre. Da lì la sua compassione, quella frase che si trova tante volte. ‘ebbe compassione di lui’”. “Di più, è arrivato a identificare sé stesso con ogni persona bisognosa (cfr Mt 25,31-46). A Dio che benedice, anche noi rispondiamo benedicendo: è la preghiera di lode, di adorazione, di ringraziamento”. “La preghiera è gioia e riconoscenza. Dio non ha aspettato che ci convertissimo per cominciare ad amarci, ma lo ha fatto molto prima, quando eravamo ancora nel peccato. Noi possiamo solo benedire questo Dio che ci benedice. Questa è la radice della mitezza cristiana, benedire ed essere benedetti.

Il Padre ci ama. E a noi resta solo la gioia di benedirlo e di ringraziarlo, e di imparare da Lui a non maledire, ma benedire. E qui solo una parola per la gente abituata a maledire: ognuno di noi pensi se ha questa abitudine e chiedere al Signore la grazia di cambiare questa abitudine: che il Signore ci insegni a mai maledire, ma benedire”.

Nei saluti nelle varie lingue, Francesco ha sottolineato che siamo in Avvento, tempo che ci prepara alla venuta di Gesù.

Ai polacchi, infine, ha ricordato che “domenica prossima in Polonia sarà celebrata la Giornata di Preghiera e di Aiuto alla Chiesa dell’Est. Vi raccomando questa importante iniziativa e ringrazio tutti coloro che si impegnano a favore delle Chiese confinanti, nello spirito dell’amore fraterno”.

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