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» 06/06/2012 12:07
VATICANO
Papa: non c'è futuro per l'umanità senza la famiglia, "causa stessa dell'uomo e della civiltà"
All'udienza generale, Benedetto XVI ripercorre i giorni della sua presenza all'Incontro mondiale delle famiglie. Le istituzioni siano a servizio della persona, a cominciare dal diritto alla vita e dal riconoscimento dell'identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna", "causa stessa dell'uomo e della civiltà". "Un messaggio di speranza, che è possibile e gioioso, anche se impegnativo, vivere l'amore fedele per sempre". La 'prepotenza' degli impegni lavorativi: "la domenica è il giorno del Signore e dell'uomo, un giorno in cui tutti devono poter essere liberi, liberi per la famiglia e liberi per Dio. Difendendo la domenica, si difende la libertà dell'uomo!".

Città del Vaticano (AsiaNews) - "Non c'è futuro dell'umanità senza la famiglia; in particolare i giovani, per apprendere i valori che danno senso all'esistenza, hanno bisogno di nascere e di crescere in quella comunità di vita e di amore che Dio stesso ha voluto per l'uomo e per la donna": per questo è importante che" la legislazione e l'opera delle istituzioni statali siano a servizio e a tutela della persona nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione, e dal riconoscimento dell'identità propria della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna", "causa stessa dell'uomo e della civiltà".

E' il VII Incontro mondiale delle famiglie, come è stato ricordato oggi da Benedetto XVI che ha ripercorso con le 20mila persone presenti in piazza san Pietro per l'udienza generale i tre giorni - dall'1 al 3 giugno - della sua visita a Milano per la conclusione dell'incontro stesso, che , "ha lanciato a tutto il mondo un messaggio di speranza, che è possibile e gioioso, anche se impegnativo, vivere l'amore fedele per sempre".

Il Papa ha ricordato il "l'abbraccio caloroso" col quale è stato accolto nella sua "intensa visita pastorale". "Una distesa di famiglie in festa, che con sentimenti di profonda partecipazione si è unita in particolare al pensiero affettuoso e solidale che ho voluto da subito rivolgere a quanti hanno bisogno di aiuto e di conforto, e sono afflitti da varie preoccupazioni, specialmente alle famiglie più colpite dalla crisi economica e alle care popolazioni terremotate" dell'Emilia-Romagna.

Ripercorrendo i momenti della sua permanenza nella città, il Papa ha ricordato il concerto alla Scala, dove le note della Nona Sinfonia di Beethoven "hanno dato voce a quell'istanza di universalità e di fraternità, che la Chiesa ripropone instancabilmente, annunciando il Vangelo". E "proprio al contrasto tra questo ideale e i drammi della storia, e all'esigenza di un Dio vicino, che condivida le nostre sofferenze, ho fatto riferimento alla fine del concerto, dedicandolo ai tanti fratelli e sorelle provati dal terremoto. Ho sottolineato che in Gesù di Nazareth Dio si fa vicino e porta con noi la nostra sofferenza. Al termine di quell'intenso momento artistico e spirituale, ho voluto fare riferimento alla famiglia del terzo millennio, ricordando che è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri; ed è in famiglia che si inizia ad accendere nel cuore la luce della pace perché illumini questo nostro mondo".

Il giorno dopo, in Duomo, incontrando sacerdoti, religiosi e religiose, "ho voluto ribadire il valore del celibato e della verginità consacrata, tanto cara al grande sant'Ambrogio. Celibato e verginità nella Chiesa sono un segno luminoso dell'amore per Dio e per i fratelli, che parte da un rapporto sempre più intimo con Cristo nella preghiera e si esprime nel dono totale di se stessi". Più tardi, allo stadio Meazza, il "grande entusiasmo" dei giovani che hanno ricevuto o stanno per ricevere la Cresima. A loro, Benedetto XVI ha rivolto l'appello "a dire un sì» libero e consapevole al Vangelo di Gesù, accogliendo i doni dello Spirito Santo che permettono di formarsi come cristiani, di vivere il Vangelo e di essere membri attivi della comunità. Li ho incoraggiati ad essere impegnati, in particolare nello studio e nel servizio generoso al prossimo".

Ancora, dopo l'incontro con le istituzioni politiche, economiche e culturali, la "coinvolgente" Festa delle testimonianze, "un arcobaleno di famiglie italiane e di tutto il mondo", dove "rispondendo alle domande di alcune famiglie, domande scaturite dalla loro vita e dalle loro esperienze, ho voluto dare un segno del dialogo aperto esistente tra le famiglie e la Chiesa, tra il mondo e la Chiesa. Sono stato molto colpito dalle testimonianze toccanti di coniugi e figli di diversi Continenti, sui temi scottanti dei nostri tempi: la crisi economica, la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, il diffondersi di separazioni e divorzi, come anche interrogativi esistenziali che toccano adulti, giovani e bambini. Qui vorrei ricordare quanto ho ribadito a difesa del tempo della famiglia, minacciato da una sorta di 'prepotenza' degli impegni lavorativi: la domenica è il giorno del Signore e dell'uomo, un giorno in cui tutti devono poter essere liberi, liberi per la famiglia e liberi per Dio. Difendendo la domenica, si difende la libertà dell'uomo!".

Nella messa conclusiva di domenica, infine, "davanti a quella miriade di fedeli, provenienti da diverse Nazioni e profondamente partecipi della liturgia molto ben curata, ho lanciato un appello a edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere la bellezza della Santissima Trinità e di evangelizzare non solo con la parola, ma per irradiazione, con la forza dell'amore vissuto, perché l'amore è l'unica forza che può trasformare il mondo. Inoltre, ho sottolineato l'importanza della «triade» famiglia, lavoro e festa. Sono tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio per costruire società dal volto umano".

 


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by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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