02/11/2011, 00.00
VATICANO
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Papa: oltre la morte non c’è il nulla, Gesù ha aperto anche a noi le porte dell’eternità

Appello di Benedetto XVI al G20: aiutare a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale. Nel discorso per l’udienza generale “alcune riflessioni sulla realtà della morte”, il cui pensiero la cultura moderna tende a rimuovere. Nella convinzione che di ogni realtà serva una conoscenza sperimentale, si finisce col cadere in forme di spiritismo. Le “paure” legate alla morte. Ma chi crede sa che Dio è “uscito dalla sua lontananza”, ha conosciuto e vinto la morte, anche per noi.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Dietro il presente, oltre la morte non c’è il nulla e “proprio la fede nella vita eterna dà al cristiano il coraggio cristiano il coraggio di amare ancora più intensamente questa nostra terra e di lavorare per costruirle un futuro, per darle una vera e sicura speranza”. Nel giorno dedicato alla Commemorazione dei “fratelli e sorelle che hanno concluso il loro cammino terreno”, Benedetto XVI ha proposto alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI per l’udienza generale alcune “riflessioni sulla realtà della morte, che per noi è illuminata dalla risurrezione di Cristo”.

Nel corso dell’incontro il Papa ha anche lanciato un appello ai “capi di Stato e di governo del G20” che domani e dopodomani si riuniranno a Cannes, “per esaminare le principali problematiche connesse con l'economia globale. Auspico - ha detto - che l'incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale

In precedenza, nel discorso per l’incontro settimanale, Benedetto XVI aveva rilevato che “nonostante la morte sia spesso un tema quasi proibito nella nostra società, e vi sia il tentativo continuo di levare dalla nostra mente il solo pensiero della morte, essa riguarda ciascuno di noi, riguarda l'uomo di ogni tempo e di ogni luogo”. Un atteggiamento frutto della cultura attuale nella quale, ha rilevato il Papa, “si è diffusa a convinzione che ogni realtà vada affrontata con la conoscenza sperimentale, empirica”. “Non ci si rende conto che in questo modo si è finito col cadere in forme di spiritismo, per avere un contatto con una realtà che in qualche modo si configura come quella presente”.

Ma nella storia c’è sempre stato il culto dei morti e “in questi giorni ci si reca al cimitero per pregare per le persone care che ci hanno lasciato, quasi un andare a visitarle per esprimere loro, ancora una volta, il nostro affetto, per sentirle ancora vicine, ricordando anche, in questo modo, un articolo del Credo: nella comunione dei santi c’è uno stretto legame tra noi che camminiamo ancora su questa terra e tanti fratelli e sorelle che hanno già raggiunto l’eternità”.

“La strada della morte, in realtà, è una via della speranza e percorrere i nostri cimiteri, come pure leggere le scritte sulle tombe è compiere un cammino segnato dalla speranza di eternità. Ma ci chiediamo: perché proviamo timore davanti alla morte?”. “Direi che le risposte sono molteplici: abbiamo timore davanti alla morte perché abbiamo paura del nulla, di questo partire verso qualcosa che non conosciamo, che ci è ignoto. E allora c’è in noi un senso di rifiuto perché non possiamo accettare che tutto ciò che di bello e di grande è stato realizzato durante un’intera esistenza, venga improvvisamente cancellato, cada nell’abisso del nulla. Soprattutto noi sentiamo che l’amore richiama e chiede eternità e non è possibile accettare che esso venga distrutto dalla morte in un solo momento. Ancora, abbiamo timore davanti alla morte perché, quando ci troviamo verso la fine dell’esistenza, c’è la percezione che vi sia un giudizio sulle nostre azioni, su come abbiamo condotto la nostra vita, soprattutto su quei punti d’ombra che, con abilità, sappiamo spesso rimuovere o tentiamo di rimuovere dalla nostra coscienza”.

La solennità di tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti “ci dicono che solamente chi può riconoscere una grande speranza nella morte, può anche vivere una vita a partire dalla speranza. Se noi riduciamo l’uomo esclusivamente alla sua dimensione orizzontale, a ciò che si può percepire empiricamente, la stessa vita perde il suo senso profondo. L’uomo ha bisogno di eternità ed ogni altra speranza per lui è troppo breve, è troppo limitata. L’uomo è spiegabile solamente se c’è un Amore che superi ogni isolamento, anche quello della morte, in una totalità che trascenda anche lo spazio e il tempo. L’uomo è spiegabile, trova il suo senso più profondo, solamente se c’è Dio. E noi sappiamo che Dio è uscito dalla sua lontananza e si è fatto vicino, è entrato nella nostra vita” e “nel supremo atto di amore della Croce, immergendosi nell’abisso della morte, l’ha vinta, è risorto ed ha aperto anche a noi le porte dell’eternità. Cristo ci sostiene attraverso la notte della morte che Egli stesso ha attraversato; è il Buon pastore, alla cui guida ci si può affidare senza alcuna paura, poiché Egli conosce bene la strada, anche attraverso l’oscurità”.
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