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  • » 06/03/2014, 00.00

    VATICANO

    Papa: per tutta la Chiesa questo è "tempo di misericordia", di "vicinanza" a quanti sono "feriti"



    Incontrando il clero romano Francesco dice che "la Chiesa oggi possiamo pensarla come un 'ospedale da campo'". "Io sempre porto qui una busta di stoffa piccola" con la croce, in ricordo di un grande confessore, "E quando mi viene un cattivo pensiero contro qualche persona, la mano mi viene qui". I confessori non debbono essere "lassisti", né "rigoristi".

    Città del Vaticano (AsiaNews) - Per la Chiesa tutta questo è "tempo di misericordia", tempo di avere "lo sguardo di Gesù" per le persone "stanche e sfinite, come pecore senza pastore", persone "ferite" per le quali il sacerdote deve "avere lacrime" verso le quali deve avere "vicinanza", "prossimità", fino a "lottare con il Signore" per loro, come fecero Abramo e Mosè.

    Incontro di papa Francesco con il clero romano, stamattina: incontro del vescovo con i "suoi" preti, con le confidenze del vescovo e con riferimenti alle realtà, anche dolorose, della diocesi, ma che necessariamente si allarga alle "popolazioni di tanti Paesi che stanno soffrendo situazioni ancora più difficili... ".

    Nell'aula delle udienze, così, Francesco prega per un parroco, don Luigi Retrosi, parroco spentosi ieri, all'età di 74 anni, esprime "pubblicamente", "dolore" e solidarietà per le accuse lanciate contro alcuni sacerdoti, rivela di avere sempre con sé, in "una busta di stoffa", perché "le camicie del Papa non hanno tasche", la piccola croce del suo rosario che gli rammenta la misericordia "e quando mi viene un cattivo pensiero con qualche persona io sempre la tocco".

    "Noi - aveva detto all'inizio della sua meditazione - non siamo qui per fare un bell'esercizio spirituale all'inizio della Quaresima, ma per ascoltare la voce dello Spirito che parla a tutta la Chiesa in questo nostro tempo, che è proprio il tempo della misericordia. Non solo a Quaresima, noi stiamo vivendo il tempo di misericordia". Il Papa ricorda, in proposito, "l'intuizione", "il fiuto" di Giovanni Paolo II per la Divina Misericordia. "E' una consegna che lui ci ha dato. Sta a noi, come ministri della Chiesa, tenere vivo questo messaggio soprattutto nella predicazione e nei gesti, nei segni, nelle scelte pastorali, ad esempio la scelta di restituire priorità al sacramento della Riconciliazione, e al tempo stesso alle opere di misericordia. Riconciliare, fare pace, col sacramento, con le parole e le opere di misericordia".

    "Qualcuno di voi - aggiunge - mi ha scritto, mi ha telefonato, mi ha chiesto ma perché lei ce l'ha con i preti, dicevano che io bastono i preti. Non voglio bastonare". "Domandiamoci che cosa significa misericordia per un prete, permettetemi di dire per noi preti. I preti si commuovono davanti alle pecore, come Gesù, quando vedeva la gente stanca e sfinita come pecore senza pastore. Gesù ha le 'viscere' di Dio: è pieno di tenerezza verso la gente, specialmente verso le persone escluse, verso i peccatori, verso i malati di cui nessuno si prende cura...".

    "Così a immagine del Buon Pastore, il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti. Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto... Questo è un criterio pastorale che vorrei sottolineare, la vicinanza, la prossimità. In particolare il prete dimostra viscere di misericordia nell'amministrare il sacramento della Riconciliazione; lo dimostra in tutto il suo atteggiamento, nel modo di accogliere, di ascoltare, di consigliare, di assolvere... Ma questo deriva da come lui stesso vive il sacramento in prima persona, da come si lascia abbracciare da Dio Padre nella Confessione, e rimane dentro questo abbraccio... Se uno vive questo su di sé, nel proprio cuore, può anche donarlo agli altri nel ministero. Vi lascio la domanda, come mi confesso? Mi viene alla mente in grande sacerdote, ha qualche anno meno di me, 72, un grande confessore, sempre la coda. I preti nella maggioranza vanno da lui, un grande confessore. Una volta è venuto da me. 'Ma Padre'; 'Dimmi....'; 'Io ho un po' di scrupolo, perché io so che perdono troppo!'; 'Ma prega... Se tu perdoni troppo...'. E abbiamo parlato della misericordia. A un certo punto mi ha detto: 'Ma tu sai quando io sento che è forte questo scrupolo, vado in cappella, davanti al Tabernacolo...'. E dico: 'Ma, scusami, Tu hai la colpa, perché mi hai dato il cattivo esempio!'. E me ne vado tranquillo... E' una bella preghiera di misericordia. Se uno nella confessione vive questo su di sé, nel proprio cuore, può anche donarlo agli altri".

     "Il prete è chiamato a imparare questo, ad avere un cuore che si commuove. I preti 'asettici' non aiutano la Chiesa. La Chiesa oggi possiamo pensarla come un 'ospedale da campo', scusatemi se l'ho detto, ma lo vedo così, lo sento così. c'è bisogno di curare le ferite. C'è tanta gente ferita, dai problemi materiali, dagli scandali, anche nella Chiesa... Gente ferita dalle illusioni del mondo... Noi preti dobbiamo essere lì, vicino a questa gente. Misericordia significa prima di tutto curare le ferite. Quando uno è ferito, ha bisogno subito di questo, non delle analisi; poi si faranno le cure specialistiche, ma prima si devono curare le ferite aperte. Per me in questo momento e più importante, c'è gente che si allontana per non far vedere le ferite. Mi viene in mente la legge mosaica, i lebbrosi che venivano allontanati. Gente che si allontana si vergogna per non far vedere le ferite si allontana con la faccia storta, con lo Chiesa, vogliono la carezza, Vi domando voi, cari confratelli, conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Siete vicini a loro?"

    "Ritorniamo al sacramento della Riconciliazione. Né manica larga, né manica stretta. Capita spesso, a noi preti, di sentire l'esperienza di nostri fedeli che ci raccontano di aver incontrato nella Confessione un sacerdote molto "stretto", oppure molto "largo", lassista o rigorista. Questo non va bene. Che tra i confessori ci siano differenze di stile è normale, ma queste differenze non possono riguardare la sostanza, cioè la sana dottrina morale e la misericordia. Né il lassista né il rigorista rende testimonianza a Gesù Cristo, perché né l'uno né l'altro si fa carico della persona che incontra. Il rigorista si lava le mani, infatti la inchioda alla legge intesa in modo freddo e rigido; il lassista invece si lava le mani,  solo apparentemente è misericordioso, ma in realtà non prende sul serio il problema di quella coscienza, minimizzando il peccato. La vera misericordia si fa carico della persona, la ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla sua situazione, e la accompagna nel cammino della riconciliazione. E questo è faticoso. Il sacerdote veramente misericordioso si comporta come il Buon Samaritano... ma perché lo fa? Perché il suo cuore è capace di compassione, è il cuore di Cristo!".

    "Sappiamo bene che né il lassismo né il rigorismo fanno crescere la santità. Forse alcuni rigoristi sembrano santi, ma non santificano il prete, e non santificano il fedele. La misericordia invece accompagna il cammino della santità, l'accompagna la fa crescere... è tropo lavoro per il parroco, è vero. In che modo? Attraverso la sofferenza pastorale, che è una forma della misericordia. Che cosa significa sofferenza pastorale? Vuol dire soffrire per e con le persone, e questo non è facile, soffrire come un padre e una madre soffrono per i figli. Mi permetto di dire anche con ansia".

    "Ma quanti di noi piangono davanti alla sofferenza di un bambino davanti alla distruzione di una famiglia. Il pianto del prete. Piangi per il tuo popolo? Fai la preghiera di intercessione davanti al Tabernacolo? Lotti con il Signore per il tuo popolo? Come Abramo, se fossero 20, se fossero 25, la preghiera coraggiosa di intercessione. Lotti con il Signore, discuti come ha fatto Mosè?".

    La riflessione sul confessore porta poi papa Francesco a ricordare: "A Buenos Aires - parlo di un altro prete - c'era un confessore, famoso: questo era sacramentino. Quasi tutto il clero si confessava da lui. Quando, una delle due volte che è venuto, Giovanni Paolo II ha chiesto un confessore in nunziatura, è andato lui. E' anziano, molto anziano ... alla fine ha fatto il Provinciale nel suo Ordine, il professore ... ma sempre confessore, sempre. E sempre aveva la coda, lì, alla chiesa del Santissimo Sacramento. In quel tempo, io ero vicario generale e abitavo nella curia, e ogni mattina, presto, scendevo al fax per guardare se c'era qualcosa, lì. E la mattina di Pasqua ho letto un fax del superiore della comunità: 'Ieri, mezz'ora prima della Veglia Pasquale, è mancato il padre ... il funerale sarà tal giorno'. E la mattina di Pasqua io dovevo andare a fare il pranzo con i preti della casa di riposo per i preti - lo facevo di solito a Pasqua - 'e poi, dopo pranzo, andrò alla chiesa'. Era una chiesa grande, molto grande, con una cripta bellissima. Sono sceso nella cripta e c'era la bara, solo due vecchiette lì che pregavano, ma nessun fiore. Io ho pensato: ma quest'uomo che ha perdonato i peccati a tutto il clero di Buenos Aires, anche a me, ma, un fiore ...? Sono salito e sono andato in una fioreria - perché a Buenos Aires agli incroci delle vie ci sono le fiorerie, sulle strade, alcune, nei posti dove c'è gente - e ho comprato fiori, rose ... E sono tornato e ho incominciato a preparare bene lì la bara, con fiori ... E ho guardato il Rosario che avevo in mano e subito è venuto in mente quel ladro che tutti noi abbiamo dentro e mentre sistemavo i fiori ho preso la croce del Rosario, una croce così, e con un po' di forza l'ho staccata. E in quel momento l'ho guardato e ho detto: 'Dammi la metà della tua misericordia'. Ho sentito una cosa forte che mi ha dato il coraggio di fare questo e di fare questa preghiera. E poi, quella croce l'ho messa qui, in tasca. Ma, le camicie del Papa non hanno tasche, no? Ma, io sempre porto qui una busta di stoffa piccola, e anche da quel giorno, fino ad oggi, quella croce è con me. E quando mi viene un cattivo pensiero contro qualche persona, la mano mi viene qui, sempre. E sento la grazia ... che mi fa bene. Ma quanto bene fa l'esempio di un prete misericordioso, di un prete che si avvicina alle ferite ... ".

     

     

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