08/07/2009, 00.00
VATICANO
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Papa: preghiamo perché dal G8 vengano decisioni utili al vero progresso dei popoli

All’udienza generale Benedetto XVI ha illustrato i tratti fondamentali della Caritas in Veritate, la sua enciclica sociale, resa nota ieri. L’incontro con le mogli di alcuni dei leader presenti in Italia.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI invita “a pregare per i capi di Stato e di governo del G8 riunti all’Aquila, perché da questo importante summit possano scaturire decisoni e orientamenti utili al vero progresso di tutti i popoli, specialmente di quelli più poveri”. Con questa esortazione il Papa ha concluso il suo discorso rivolto alle 8mila persone riunite nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, per l’udienza generale di oggi, nel corso del quale ha tratteggiato le linee fondamentali della Caritas in Veritate, la sua terza enciclica, pubblicata ieri.
 
Legato al G8 è anche l’incontro svoltosi subito dopo la conclusione dell’udienza generale che Benedetto XVI ha avuto con le mogli di alcuni dei leader che prendono parte al G8. In una saletta adiacente all’Aula Nervi, il Papa ha ricevuto Sarah Brown, l'unica consorte dei leader del G8 in senso stretto, con lei la moglie del presidente messicano Calderon, Margarita Zavala, quella del presidente sudafricano Zuma, Sizakele Khumalo, la moglie del premier indiano Singh, Gursharan Kaur, e quella del primo ministro svedese Reinfeldt, Filippa Holmberg. Del gruppo hanno fatto parte anche la moglie del presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso, Margarida Sousa Uva, e la presidente dell'Ifad (International Fund for Agricultural Development), Josette Sheeran. Non erano presenti né Michelle Obama, che incontrerà Benedetto XVI con il marito venerdì pomeriggio, né Carla Bruni Sarkozy, che non farà tappa a Roma, ma andrà direttamente a L’Aquila. Ieri il Papa ha ricevuto la first lady giapponese Chikako in compagnia del marito Taro Aso.
 
Prima di questo incontro, ai fedeli presenti in aula, Il Papa illustrando l’enciclica ha sottolineato come “volendo uno sviluppo che non abbia distorsioni e disfunzioni serve una seria riflessione sul senso stesso dell’economia e le sue finalità. Lo domanda lo stato del pianeta e la crisi culturale dell’uomo”. “L’economia deve recuperare l’importante contributo del principio di gratuità e della logica del dono”, anche “nell’economia di mercato, il principio non puo essere il solo profitto”.
 
La Caritas in Veritate, ha detto ancora, “si ispira per la sua visione ad un passo della Lettera di san Paolo agli efesini”, nella quale si parla “dell’agire secondo verità nella carità”. “La carita nella verità è la principale forza propulsiva per ogni persona e per l’umanità intera” ed è il fondamento intorno al quale “ruota l’intera dottrina sociale della Chiesa”, in quanto è il solo modo col quale “è possibile realizzare obiettivi di sviluppo umanizzante”. L’enciclica, ha poi sottolineato, “richiama subito due criteri fondamentali: la giustizia e il bene comune. La giustizia è parte integrante di quell’amore nei fatti e nella verita cui esorta l’apostolo Giovanni”, “amare qualcuno è dedicarsi al suo essere”. “Si ama tanto piu efficacemente il prossimo quanto piu si opera per il bene comune”, che è “la carità estesa al prossimo”, alla quale è chiamato ogni cristiano.
 
L’Enciclica “riprende e continua” l’analisi della Chiesa sulla società e “in modo speciale quanto scrisse Paolo VI nella Populorum Progressio, pietra miliare nel’insegnamento sociale della Chiesa, nella quale ci sono linee decisive e sempre attuai per lo svluppo dell’uomo e del mondo moderno”.
 
Nella situazione attuale, “come ci mostra la cronaca” ci sono non pochi problemi, “da una parte ci sono segni di gravi squilibri, dall’altra si invocano riforme non più procrastinabili per colmare il divario tra i popoli”. La globalizzazione puo costituire un’occasione, ma “si ponga mano a un profondo rinnovamento sociale e culturale”: “un futuro migliore è possibile se lo si fonderà sulla riscoperta dei fondamentali valori etici”, tra i quali “l’attenzione alla vita dell’uomo” e “il rispetto alla libertà religiosa”. “Occorrono soprattutto uomini retti in campo economico e politico, che siano attenti al bene comune”.
 
Benedetto XVI ha poi definito “urgente richiamare la pubblica opinione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, un dramma che interpella la nostre coscienze” e che va “affrontato con decisione, eliminando le cause che lo provocano”, alla ricerca di una “via soldaristica allo sviluppo dei Paesi piu poveri”.
 
Sul piano politico, “indubbiamente va rivalutato il ruolo del potere politico degli Stati, in cui esistono limitazioni alla sovranità a causa delle nuove dimensioni dell’economia” e va promossa la partecipazione “grazie a un nuovo impegno delle associazioni dei lavoratori, chiamate a istaurare nuove sinergie a livello nazionale e internazionale”. Serve infine “una autorita politica mondiale, regolata dal diritto, che si attenga ai principi di soldarietà e sussidiarietà e orientata alla realizzazione del bene comune, nel rispetto delle grandi tradizioni morali e religiose dell’umanità”.
 L’enciclica sottolinea poi che “i diritti presuppongono i corrispondenti doveri, senza i quali essi divengono arbitrio”. “Occorre un diverso stile di vita da parte dell’umanità intera, in cui i doveri verso l’ambiente si colleghino a quelli della persona”, nella convinzione che “l’umanità è una sola famiglia”. E ricordando la frase di Gesù che “non di solo pane vive l’uomo”, il Papa ha detto che “l’orizzonte dell’uomo è più alto e più vasto”, per questo esso riguarda anche la crescita spirituale della persona. “E’ questo lo svluppo integrale che ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva della carità nella verità”. E c’è da “incentivare la collaborazione tra credenti e non credenti, nella condivisa prospettiva di collaborare per la pace e la giustizia”.
 
“Preghiamo - ha concluso - perché l'enciclica possa aiutare l'umanità a sentirsi un'unica famiglia” e, “preghiamo perché i credenti che operano in economia e in politica avvertano quanto impegnativa è la loro testimonianza evangelica”.
 
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