29/09/2010, 00.00
VATICANO

Papa: rafforzare la nostra amicizia con Dio con la preghiera e la partecipazione alla liturgia

All’udienza generale Benedetto XVI prosegue nell’illustrazione delle grandi figure femminili del Medio Evo parlando di santa Matilde di Hackeborn. Soprannominata “l’usignolo di Dio”, fu una monaca cistercense che visse in modo “impressionante” la liturgia nelle sue varie componenti, anche quelle più semplici, portandola nella vita quotidiana monastica. Ogni giorno “continuo a portare gli haitiani nella mia preghiera di supplica a Dio affinché li sollevi dalla loro miseria".
Città del Vaticano (AsiaNews) - E’ “un forte invito ad intensificare la nostra amicizia con il Signore, soprattutto attraverso la preghiera quotidiana e la partecipazione attenta, fedele e attiva alla Santa Messa” l’esempio offerto da santa Matilde di Hackeborn, la mistica del XIII della quale Benedetto XVI ha oggi parlato alle 20mila persone presenti in piazza san Pietro per l’udienza generale. Tra loro anche un gruppo di haitiani, rivolgendosi ai quali il Papa ha detto: “continuo a portare gli haitiani nella mia preghiera di supplica a Dio affinché li sollevi dalla loro miseria".
 
Nel discorso per l’udienza, Benedetto XVI, proseguendo nella illustrazione delle grandi figure femminili del Medio Evo, ha descritto questa monaca cistercense, “dotata di elevate qualità naturali e spirituali, quali la scienza, l’intelligenza, la conoscenza delle lettere umane, la voce di una meravigliosa soavità”, tanto da essere soprannominata ‘usignolo di Dio”.
 
Nacque nel 1241 o 1242 nel castello del barone von Hackeborn, famiglia tra le piu nobli della Turingia, imparentata con l’imperatore Federico II, che aveva già dato una monaca, Gertrude di Hackeborn, dotata di una spiccata personalità, badessa per 40 anni, “capace di dare un’impronta peculiare alla spiritualità del monastero, portandolo ad una fioritura straordinaria quale centro di mistica e di cultura, scuola di formazione scientifica e teologica”.
 
Matilde, fin dalla fanciullezza, accolse il clima spirituale e culturale creato dalla sorella, al quale aggiungerà poi la sua personale impronta. A 7 anni, andando con la madre in visita alla sorella nel monastero di Helfta, fu così affascinata dalla vita di quel luogo che decise di entrarvi, cosa che fece a 17anni, nel 1258. “Si distingue per umiltà, fervore, amabilità, limpidezza e innocenza di vita, familiarità e intensità con cui vive il rapporto con Dio, la Vergine, i Santi. È dotata di elevate qualità naturali e spirituali”, tanto che, malgrado la giovane età diventa direttrice della scuola del monastero, direttrice del coro, maestra delle novizie, “servizi che svolge con talento e infaticabile zelo, non solo a vantaggio delle monache, ma di chiunque desiderava attingere alla sua sapienza e bontà”. ”Illuminata dal dono divino della contemplazione mistica, Matilde compone numerose preghiere. È maestra di fedele dottrina e di grande umiltà, consigliera, consolatrice, guida nel discernimento”.
 
Nel 1261 giunge al convento una bambina di cinque anni di nome Gertrude: è affidata alle cure di Matilde, appena ventenne, che la educa. Nel 1271 o 1272 entra in monastero anche Matilde di Magdeburgo. “Il luogo accoglie, così, quattro grandi donne - due Gertrude e due Matilde –, gloria del monachesimo germanico. Nella lunga vita trascorsa in monastero, Matilde è afflitta da continue e intense sofferenze a cui aggiunge le durissime penitenze scelte per la conversione dei peccatori. In questo modo partecipa alla passione del Signore fino alla fine della vita”.
 
“La preghiera e la contemplazione sono l’humus vitale della sua esistenza: le rivelazioni, i suoi insegnamenti, il suo servizio al prossimo, il suo cammino nella fede e nell’amore hanno qui la loro radice e il loro contesto”. “E’ impressionante la capacità che questa santa ha di vivere la liturgia nelle sue varie componenti, anche quelle più semplici, portandola nella vita quotidiana monastica. Alcune immagini, espressioni, applicazioni talvolta sono lontane della nostra sensibilità, ma, se si considera la vita monastica e il suo compito di maestra e direttrice di coro, si coglie la sua singolare capacità di educatrice e formatrice, che aiuta le consorelle a vivere intensamente, partendo dalla Liturgia, ogni momento della vita monastica”.  
Santa Matilde “ha percorso un cammino di intima unione con il Signore, sempre nella piena fedeltà alla Chiesa. E’ questo anche per noi un forte invito ad intensificare la nostra amicizia con il Signore, soprattutto attraverso la preghiera quotidiana e la partecipazione attenta, fedele e attiva alla Santa Messa. La liturgia è una grande scuola di spiritualità”.  
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