27/12/2017, 10.37
VATICANO
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Papa: se togliamo Gesù non c’è Natale, è un’altra festa, ma non è Natale

“Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di ‘snaturamento’ del Natale: in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede”. Gesù è “il dono”, “ecco perché a Natale ci scambiamo i doni. Il vero dono per noi è Gesù, e come Lui vogliamo essere dono per gli altri”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Senza Gesù non c’è Natale, “è un’altra festa, ma non è Natale”. E’ tornato a ripeterlo oggi papa Francesco che ha dedicato al significato del Natale di Gesù la sua meditazione per l’udienza generale.

Alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI, infatti, egli ha detto: “Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di ‘snaturamento’ del Natale: in nome di un falso rispetto di chi non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede, si elimina dalla festa ogni riferimento alla nascita di Gesù. Ma in realtà questo avvenimento è l’unico vero Natale! Senza Gesù non c’è Natale. Non c’è Natale, c’è un’altra festa, ma non è Natale. E se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa. Ma con Gesù al centro. Ma se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente”.

Quando nasce Gesù, a Betlemme, “il mondo non si accorge di nulla, ma in cielo gli angeli che sanno la cosa, esultano! Ed è così che il Figlio di Dio si presenta anche oggi a noi: come il dono di Dio per l’umanità che è immersa nella notte e nel torpore del sonno (cfr Is 9,1). E ancora oggi assistiamo al fatto che spesso l’umanità preferisce il buio, perché sa che la luce svelerebbe tutte quelle azioni e quei pensieri che farebbero arrossire o rimordere la coscienza. Così, si preferisce rimanere nel buio e non sconvolgere le proprie abitudini sbagliate”. “Ci possiamo chiedere allora che cosa significhi accogliere il dono di Dio che è Gesù. Come Lui stesso ci ha insegnato con la sua vita, significa diventare quotidianamente un dono gratuito per coloro che si incontrano sulla propria strada. Ecco perché a Natale ci scambiamo i doni. Il vero dono per noi è Gesù, e come Lui vogliamo essere dono per gli altri”. “Lui, inviato dal Padre è stato dono per noi, noi ci scambiamo i doni”.

“E, infine, un ultimo aspetto importante: nel Natale possiamo vedere come la storia umana, quella mossa dai potenti di questo mondo, viene visitata dalla storia di Dio. E Dio coinvolge coloro che, confinati ai margini della società, sono i primi destinatari del suo dono, cioè la salvezza portata da Gesù. Con i piccoli e i disprezzati Gesù stabilisce un’amicizia che continua nel tempo e che nutre la speranza per un futuro migliore. A queste persone, rappresentate dai pastori di Betlemme, «apparve una grande luce» (Lc 2,9-12), che li condusse dritti a Gesù. Con loro, in ogni tempo, Dio vuole costruire un mondo nuovo, un mondo in cui non ci sono più persone rifiutate, maltrattate e indigenti”.

“In questi giorni – ha concluso il Papa - apriamo la mente e il cuore ad accogliere questa grazia. Gesù è il dono di Dio per noi e, se lo accogliamo, anche noi possiamo diventarlo per gli altri, prima di tutto per coloro che non hanno mai sperimentato attenzione e tenerezza. Tanta gente nella sua vita mai ha sperimentato una carezza, un gesto di amore. Così Gesù viene a nascere ancora nella vita di ciascuno di noi e, attraverso di noi, continua ad essere dono di salvezza per i piccoli e gli esclusi”.

“La na‎scita di Gesù – ha ribadito salutando i fedeli di lingua araba - è il compimento delle promesse divine. Dio non ama a parole, il Suo ‎amore non si limita all’invio di profeti, messaggeri o testi, ma Lo porta ad abbracciare la nostra debolezza e la nostra condizione umana per sollevarci alla dignità filiale perduta. L’incarnazione di Dio è la prova certa dell’autenticità del Suo ‎amore, Chi ama veramente si immedesima con l’amato”.

 

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