05/09/2021, 12.45
VATICANO
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Papa: silenzio e ascolto, medicina per la sordità del cuore

Da Francesco all'Angelus un nuovo appello per l'Afghanistan: possa questo popolo vivere in fraternità e pace con i propri vicini. Alla vigilia del viaggio a Budapest e in Slovacchia l'invito all'Europa: testimonia la fede non solo a parole ma con i fatti. Il saluto alle Missionarie della Carità nella festa di Madre Teresa.

Città del Vaticano (AsiaNews) – C'è una “sordità interiore” che è ancora più grave di quella fisica. E la “medicina” migliore per vincerla è il silenzio, l'ascolto degli altri e quello della Parola di Dio. Ha affidato questo messaggio papa Francesco oggi ai fedeli nel consueto appuntamento domenicale con la recita dell'Angelus. Dalla finestra di piazza San Pietro è tornato inoltre a lanciare un appello per la popolazione afghana e ha invitato a pregare per il suo viaggio a Budapest e in Slovacchia in programma la prossima settimana.

Commentando il brano del Vangelo proposto dalla liturgia di oggi - che racconta la guarigione del sordomuto (Mc 7,33-34) - il papa ha sottolineato in modo in cui è raccontata questa guarigione: Gesù prende in disparte il sordomuto, gli pone le dita negli orecchi e con la saliva gli tocca la lingua, quindi guarda verso il cielo, sospira e dice: «Effatà», cioè «Apriti!». “In altre guarigioni – ha commentato Francesco - Gesù non compie tanti gesti. Perché ora fa tutto questo? Forse perché la condizione di quella persona ha una particolare valenza simbolica e ha qualcosa da dire a tutti noi”. “Quell’uomo non riusciva a parlare perché non poteva sentire”, ha osservato. E proprio questo rimanda anche a “una sordità interiore, che oggi possiamo chiedere a Gesù di toccare e risanare. È peggiore di quella fisica perché è la sordità del cuore”.

“Presi dalla fretta, da mille cose da dire e da fare - ha detto ancora il pontefice - non troviamo il tempo per fermarci ad ascoltare chi ci parla. Rischiamo di diventare impermeabili a tutto e di non dare spazio a chi ha bisogno di ascolto: penso ai figli, ai giovani, agli anziani, a molti che non hanno tanto bisogno di parole e di prediche, ma di ascolto”.

Di qui le domande per ciascuno: “Come va il mio ascolto? Mi lascio toccare dalla vita della gente, so dedicare tempo a chi mi sta vicino?”. Francesco le ha rivolte in prima istanza ai sacerdoti: “il prete deve ascoltare la gente, non andare di fretta e vedere come aiutare dopo aver sentito”. Ma ha allargato lo sguardo anche alla vita in famiglia: “quante volte si parla senza prima ascoltare, ripetendo i propri ritornelli sempre uguali. Incapaci di ascolto, diciamo sempre le solite cose o non lasciamo che l'altro finisca di parlare. La rinascita di un dialogo, spesso, passa non dalle parole, ma dal silenzio, dal non impuntarsi, dal ricominciare con pazienza ad ascoltare l’altro, le sue fatiche, quel che porta dentro. La guarigione del cuore comincia dall’ascolto”.

Ed è un atteggiamento che vale anche per il rapporto con il Signore. “Facciamo bene a inondarlo di richieste – ha detto ancora il papa - ma faremmo meglio a porci anzitutto in suo ascolto. Gesù lo chiede. Nel Vangelo, quando gli domandano qual è il primo comandamento, risponde: Ascolta, Israele”. “Siamo cristiani - ha commentato - ma magari, tra le migliaia di parole che sentiamo ogni giorno, non troviamo qualche secondo per far risuonare in noi poche parole del Vangelo. Ma se dedichiamo tempo al Vangelo, troveremo un segreto per la nostra salute spirituale. Ecco la medicina: ogni giorno un poco di silenzio e di ascolto, qualche parola inutile in meno e qualche Parola di Dio in più”.

Terminata la preghiera dell'Angelus papa Francesco è poi tornato a rivolgere la sua attenzione al dramma dell'Afghanistan: “In questi momenti concitati che vedono gli afghani cercare rifugio - ha detto - prego per i più vulnerabili tra loro, molti Paesi proteggano e accolgano quanti cercano una nuova vita. Prego per gli sfollati interni. Possano i giovani afghani ricevere l'istruzione e tutti gli afghani vivere con dignità in pace e fraternità con i loro vicini”.

Il pontefice ha poi ricordato le vittime dell'urugano Ida negli Stati Uniti. In occasione del capodanno ebraico ha augurato che “ il nuovo anno sia ricco di frutti di pace e di bene per quanti camminano fedelmente nella Legge del Signore”. Ha poi invitato i fedeli a pregare per il viaggio apostolico che la prossima settimana compirà a Budapest e in Slovacchia: ricordando chi in queste terre subì persecuzioni a causa del Vangelo ha espresso l'auspicio che questa memoria aiuti “l'Europa a testimoniare non solo con le parole ma con i fatti e opere d'accoglienza il buon annuncio del Signore che ci ama e ci salva”. Infine nella festa liturgia di santa Teresa di Calcutta ha rivolto un saluto alle Missionarie della Carità “impegnate in tutto il mondo in un servizio spesso eroico”.

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