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» 24/01/2008 11:44
VATICANO
Papa: una “info-etica” perché i media non servano a manipolare le coscienze
Nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali Benedetto XVI rileva la “ambiguità” del progresso anche in questo settore. I nuovi media, come telefonia ed internet stanno cambiando il volto stesso della comunicazione.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Una “info-etica” per evitare che i media “diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo”, o “siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze” per motivi politici o economici. E’ l’idea che Benedetto XVI lancia nel suo messaggio per la 42ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, reso pubblico oggi, nel quale si sottolinea, tra l’altro, il ruolo che la comunicazione può avere grazie ai più recenti sviluppi tecnologici. “I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana (cfr Lett. ap. Il rapido sviluppo, 10)”.
 
Riflettendo sul tema della Giornata – “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla” – il Papa rileva che “è innegabile l’apporto che essi possono dare alla circolazione delle notizie, alla conoscenza dei fatti e alla diffusione del sapere: hanno contribuito, ad esempio, in maniera decisiva all’alfabetizzazione e alla socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia e del dialogo tra i popoli”.
 
Ma come in ogni suo aspetto, lo sviluppo, anche nei media presenta una “ambiguità”, dovuta al fatto che “non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità che, attraverso i media, vengano proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli poveri”. Senza trascurare, infine, che “su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per ‘creare’ gli eventi stessi”.
 
Questo “pericoloso mutamento della loro funzione” è per il Papa reso particolarmente preoccupante dal ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno assunto nella società, tanto che esso “va ormai considerato parte integrante della questione antropologica, che emerge come sfida cruciale del terzo millennio”.
 
“Ecco perché è indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità. Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo ambito, un’‘info-etica’ così come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della ricerca scientifica legata alla vita”.
 
I media infatti possono e devono contribuire “a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla”.
 
“L’uomo – conclude il messaggio - ha sete di verità, è alla ricerca della verità; lo dimostrano anche l’attenzione e il successo registrati da tanti prodotti editoriali, programmi o fiction di qualità, in cui la verità, la bellezza e la grandezza della persona, inclusa la sua dimensione religiosa, sono riconosciute e ben rappresentate. Gesù ha detto: ‘Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’ (Gv 8, 32). La verità che ci rende liberi è Cristo, perché solo Lui può rispondere pienamente alla sete di vita e di amore che è nel cuore dell’uomo”. (FP)
 

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