03/04/2019, 11.19
VATICANO
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Papa: viaggio in Marocco ‘un altro passo sulla strada del dialogo’

“Dio vuole è la fratellanza fra noi e specialmente con i nostri fratelli figli di Abramo. Non dobbiamo spaventarci delle differenze”. “Lo sport è un linguaggio universale, che abbraccia tutti i popoli e contribuisce a superare i conflitti e a unire le persone”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il viaggio compiuto sabato e domenica scorsa in Marocco è stato per papa Francesco “un altro passo sulla strada del dialogo e dell’incontro con i fratelli e le sorelle musulmani” e un’occasione per ribadire il valore del sostegno verso chi è costretto a migrare.

Come sempre di ritorno da un viaggio, il Papa ha dedicato alla visita in Marocco la catechesi per l’udienza generale di oggi, al termine della quale ha anche ricordato che oggi ricorre la VI Giornata mondiale dello sport per la pace e lo sviluppo, indetta dalle Nazioni Unite. “Lo sport – ha detto - è un linguaggio universale, che abbraccia tutti i popoli e contribuisce a superare i conflitti e a unire le persone. Lo sport è anche fonte di gioia e di grandi emozioni, ed è una scuola dove si forgiano le virtù per la crescita umana e sociale delle persone e delle comunità. Auguro a tutti di “mettersi in gioco” nella vita come nello sport”.

In precedenza, alle 20mila persone presenti in piazza san Pietro ha ringraziato Dio “per essere – come diceva il motto del Viaggio – «Servitore di speranza» nel mondo di oggi. Il mio pellegrinaggio ha seguito le orme di due Santi: Francesco d’Assisi e Giovanni Paolo II. 800 anni fa Francesco portò il messaggio di pace e di fraternità al Sultano al-Malik al-Kamil; nel 1985 Papa Wojtyła compì la sua memorabile visita in Marocco, dopo aver ricevuto in Vaticano – primo tra i Capi di Stato musulmani – il Re Hassan II”.

“Servire la speranza, in un tempo come il nostro, significa anzitutto gettare ponti tra le civiltà. Ma, ha aggiunto parlando a braccio, “ci si può chiedere come mai Dio permette che ci siano tante religioni?”. Esistono, ha aggiunto, “tante religioni” e tutte “guardano il cielo, guardano Dio” che ha “permesso questo” e noi “non dobbiamo spaventarci delle differenze”, ma dobbiamo lavorare per la “fratellanza”, soprattutto “con i figli di Abramo come noi, i musulmani”.

“Ricordando alcuni importanti vertici internazionali che negli ultimi anni si sono tenuti in quel Paese, con il Re Mohammed VI abbiamo ribadito il ruolo essenziale delle religioni nel difendere la dignità umana e promuovere la pace, la giustizia e la cura del creato, nostra casa comune. In questa prospettiva abbiamo anche sottoscritto insieme un appello per Gerusalemme, perché la Città santa sia preservata come patrimonio dell’umanità e luogo di incontro pacifico, specialmente per i fedeli delle tre religioni monoteiste”.

“Ho visitato il Mausoleo di Mohammed V, rendendo omaggio alla memoria di lui e di Hassan II, come pure l’Istituto per la formazione degli imam, dei predicatori e delle predicatrici. Questo Istituto promuove un Islam rispettoso delle altre religioni e rifiuta la violenza e l’integralismo”.

“Particolare attenzione ho dedicato alla questione migratoria, sia parlando alle Autorità, sia soprattutto nell’incontro specificamente dedicato ai migranti. Alcuni di loro hanno testimoniato che la vita di chi emigra cambia e ritorna ad essere umana quando trova una comunità che lo accoglie come persona. Questo è fondamentale. Proprio a Marrakech, in Marocco, nel dicembre scorso è stato ratificato il ‘Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare’. Un passo importante verso l’assunzione di responsabilità della comunità internazionale. Come Santa Sede abbiamo offerto il nostro contributo che si riassume in quattro verbi: accogliere i migranti, proteggere i migranti, promuovere i migranti e integrare i migranti. Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana. La Chiesa in Marocco è molto impegnata nella vicinanza ai migranti; a me non piace dire migranti, preferisco persone migranti, c’è più rispetto. La Chiesa in Marocco è molto impegnata e perciò ho voluto ringraziare e incoraggiare quanti con generosità si spendono al loro servizio realizzando la parola di Cristo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35)”.

“La giornata di domenica è stata dedicata alla Comunità cristiana. Prima di tutto ho visitato il Centro Rurale di Servizi Sociali, gestito dalle suore Figlie della Carità, le stesse che fanno qui il dispensario a Santa Marta che, con la collaborazione di numerosi volontari, offre diversi servizi alla popolazione. Nella Cattedrale di Rabat ho incontrato i sacerdoti, le persone consacrate e il Consiglio Ecumenico delle Chiese. È un piccolo gregge, in Marocco, e per questo ho ricordato le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito (cfr Mt 5,13-16; 13,33). Ciò che conta non è la quantità, ma che il sale abbia sapore, che la luce splenda, e che il lievito abbia la forza di far fermentare tutta la massa. E questo non viene da noi, ma da Dio, dallo Spirito Santo che ci rende testimoni di Cristo là dove siamo, in uno stile di dialogo e di amicizia, da vivere anzitutto tra noi cristiani, perché – dice Gesù – «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35)”.

“E la gioia della comunione ecclesiale ha trovato il suo fondamento e la sua piena espressione nell’Eucaristia domenicale, celebrata in un complesso sportivo della capitale. Migliaia di persone di circa 60 nazionalità diverse! Una singolare epifania del Popolo di Dio nel cuore di un Paese islamico”.

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