27/08/2019, 15.10
FRANCIA-THAILANDIA
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Parigi, dissidenti thai in esilio ricordano otto compagni spariti in Laos

Dopo il colpo di Stato del 2014, il Paese confinante con la Thailandia era diventato un luogo sicuro per gli oppositori del regime. Ma dal 2016, gruppi di attivisti denunciano la scomparsa di otto persone. Tutti erano associati al movimento thai delle “Magliette rosse”.

Parigi (AsiaNews/Agenzie) – Una band di musica folk, uno storico antimonarchico ed un’attivista transgender: il piccolo gruppo di dissidenti thai si è riunito ieri in place de la République, a Parigi, per rendere omaggio ad otto militanti assassinati o spariti in Laos, dov’erano fuggiti dopo il colpo di Stato militare del 2014.

Dopo la salita al potere della giunta in Thailandia, il Paese confinante era diventato un luogo sicuro per alcuni dei più espliciti oppositori del regime, alcuni dei quali accusati di aver criticato la monarchia. Tra questi vi sono i quattro componenti di Faiyen, band di musica folk ed ultimo gruppo di dissidenti a raggiungere l’Europa attraverso un lasciapassare del governo francese. Durante il raduno di piazza, i musicisti hanno suonato alcune canzoni sarcastiche piene di sfumature politiche sul re Rama X, succeduto al padre nel 2016; altri brani prendevano di mira anche i generali thai, che cinque anni fa hanno preso il potere con la benedizione del palazzo reale e l'hanno mantenuto anche dopo le contestate elezioni di marzo scorso.

I Faiyen sono arrivati in Francia dal Laos lo scorso 3 agosto. Nel piccolo Paese del Sud-est asiatico, temevano di esser rapiti o uccisi. Dal dicembre 2018, sei compagni di esilio associati ad opinioni antimonarchiche sono scomparsi in circostanze sospette. Le famiglie presumono che siano morti e accusano le forze speciali thai. I corpi mutilati di due sono stati rinvenuti sulle sponde del fiume Mekong. Insieme a loro era scomparso anche un veterano attivista di estrema sinistra, che negli anni '70 era nella giungla con il Partito Comunista della Thailandia. Gruppi di attivisti per i diritti umani affermano che nel 2016 e nel 2017 si sono perse le tracce di altre due persone esiliate in Laos.

Tutti erano associati al movimento thai delle “Magliette rosse”, i cui militanti sono in larga parte sostenitori dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra. Thaksin è stato estromesso da un colpo di Stato militare del 2006, che ha scatenato una lunga e talvolta violenta lotta per il potere tra i sostenitori del miliardario populista e l'establishment monarchico sostenuto dall'esercito. La tesa atmosfera politica carica ha portato alcuni sostenitori delle Magliette rosse a mettere apertamente in discussione il ruolo della monarchia – istituzione sacra per molti cittadini – nella società e nella politica thai. La legge impone pene da tre a 15 anni di reclusione per insulti alla monarchia ed i tribunali hanno dimostrato di avere ampie interpretazioni di ciò che costituisce un insulto.

Sebbene non sia stata presentata alcuna prova del coinvolgimento della giunta nelle sparizioni in Laos – anche gli esiliati non accusano direttamente il governo –, attivisti e gruppi per i diritti affermano che qualcuno sta cercando una punizione extragiudiziale. Gli ultimi a sparire sono tre attivisti che hanno tentato di fuggire dal Laos attraversando il Vietnam lo scorso gennaio, ma secondo indiscrezioni sono stati arrestati e segretamente estradati in Thailandia. Le autorità di Hanoi e Bangkok negano dichiarano di non essere a conoscenza della vicenda.

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