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  • » 10/02/2017, 15.22

    SIRIA-ISLAM

    Parla il capo della nuova coalizione jihadista: No ai dialoghi di Astana, sì alla Siria una ed islamica (Video)

    Pierre Balanian

    Per la prima volta dalla fondazione  di Haya’t Tahrir Al Sham, un mese fa, vi è il messaggio di Hashem El Sheikh. Il richiamo all’unità con le altre forze fondamentaliste per costruire una Siria che mantenga “la sua identità islamica”. Per il momento la Haya’t sta eliminando tutti gli islamisti “traditori”.

    Damasco (AsiaNews) – In una sua prima apparizione video (v. video qui),  il capo di Haya’t Tahrir Al Sham (Organo per liberazione di Al Sham), Hashem ( alias Abu Jaber) El Sheikh, ha sferrato ieri un attacco senza mezzi termini ai colloqui di pace tenutisi  di recente ad Astana.

    Haya’t Tahrir Al Sham è stato creato il mese scorso, dopo le sconfitte subite ad Aleppo dai ribelli jihadisti. Esso comprende una miriade di gruppi fondamentalisti - fra i quali Fath Al Sham (ex Al Nusra - che ormai da 7 anni combattono per rovesciare il governo laico in Siria e allontanare il Presidente Assad. Da notare che la parola “Sham” nel loro nome sta non solo per “Siria”, ma comprende anche Libano, Giordania, Palestina ed Israele.

     Molti salafiti nel mondo hanno salutato la nuova coalizione integralista. Fra i più entusiasti vi è la Jaish Al Ummah plestinese della Striscia di Gaza, che al neo-gruppo in Siria ha augurato di “ iniziare una nuova pagina di orgoglio jihadista damasceno per sottolineare spettacolari nuove epopee fatte di eroismo e seppellire i complotti dei miscredenti ed infedeli e con essi le conferenze [piene] di onta e di sottomissione”,  con chiaro riferimento alla Conferenza di pace di Astana patrocinata da Mosca, Ankara ed Onu.

    Nel suo primo discorso videoregistrato Hashem El Sheikh, che era un ingegnere, ha promesso di intensificare le azioni armate “contro l’esercito regolare siriano ed i suoi alleati fino alla liberazione di tutto il territorio” ed al “rovesciamento” del presidente siriano Bashar Assad.

    Egli ha detto che la Haya’t è “speranza che sorge dal dolore, come raggio di luce dalle tenebre più oscure”. L’ingegnere salafita l’ha definita anche una “entità indipendente che non rappresenta alcuna continuita con organizzazioni o fazioni precedenti”, che invece si “sono fusi tutti in essa per rappresentare una nuova fase della rivoluzione benedetta”. Con questo egli nega in pratica che la Haya’t sia il nuovo nome dietro cui si nasconde Al Nusra (già Al Qaeda), in seguito divenuta Fronte di Fath Al Sham, citata nelle liste internazionali dei gruppi terroristi.

    Hashem Al Sheikh ha messo in allarme i suoi spettatori in rete invitandoli a meditare sulla gravità del periodo presente, un “tornante pericoloso” pieno di “sfide” su tutti i fronti: politico, militare, sociale. Egli ha promesso che la Haya’t riprenderà subito “l’azione armata contro il Regime compiendo attacchi contro le caserme e dando inizio ad una nuova guerra di liberazione”.

    Al Sheikh ha poi rivolto un appello a tutte le fazioni rimaste fuori dalla sua coalizione incoraggiando i suoi combattenti a non disperare e a “tenere duro” promettendo vittoria.

    Alla fine egli ha sferrato un attacco contro la Conferenza di pace tenutasi ad Astana dicendo che “la pagina di Al Shaam non verrà girata con conferenze che tentano di far abortire la rivoluzione”.

    Secondo Hashem, lo scopo della Haya’t è di “unificare tutte le fazioni armate sotto una sola unità di comando che gestisce le operazioni militari della rivoluzione in Siria” con l’intenzione di conservare “l’integralità territoriale della Siria e mantenere la sua identità islamica” e non più laica e multireligiosa.

    Ma da quando è stata istituita un mese fa essa ha concentrato la sua lotta più contro i cosidetti “traditori” jihadisti che contro il governo siriano che pretende combattere. 

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