04/10/2019, 12.59
PAKISTAN
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Parlamento: ‘No’ alla legge che apre le più alte cariche dello Stato alle minoranze

L’emendamento alla Costituzione è a firma di un deputato cristiano. L’obiettivo era far accedere i non musulmani alle posizioni di presidente e primo ministro. Il plauso dei partiti conservatori islamici. Esperti: “Le minoranze continuano a essere subordinate”.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – L’Assemblea nazionale del Pakistan ha respinto una proposta di legge che intendeva dare ai membri delle minoranze la possibilità di essere eletti alle più alte cariche dello Stato. La proposta era stata presentata da Naveed Aamir Jeeva, cristiano, membro del Pakistan People’s Party. Ieri, la maggioranza della Camera ha respinto il tentativo d’introdurre in aula il suo emendamento costituzionale, dal titolo Constitution (Amendment) Bill 2019.

Con la proposta di legge, il deputato cristiano avrebbe voluto abrogare gli articoli 41 e 91 della Carta fondamentale e consentire la nomina a primo ministro e presidente del Pakistan anche a persone di fede non musulmana. Nel dettaglio, l’art. 41 prevede che possa essere eletto presidente “solo un musulmano con almeno 45 anni d’età”; l’art. 91 sancisce che l’Assemblea nazionale scelga il primo ministro “tra uno dei suoi membri musulmani”.

Ali Muhammad, ministro per gli Affari parlamentari, si è schierato contro la proposta d’emendamento del collega cristiano. Egli ha ribadito che il Pakistan “è una Repubblica islamica in cui solo un musulmano può essere elevato alle posizioni di presidente e primo ministro”. Il rappresentante di governo ha poi aggiunto che in Pakistan le minoranze godono di completa libertà e sicurezza e che i loro diritti sono protetti.

Al suo fianco anche il maulana Abdul Akbar Chitrali, del partito conservatore Jamaat-e-Islami, che ha espresso apprezzamento per le dichiarazioni del ministro. Inoltre egli ha sottolineato che “nessuna legge contraria ai valori e agli insegnamenti dell’islam può essere approvata, introdotta e persino dibattuta in Parlamento”.

Secondo gli esperti, il rigetto della proposta costituzionale è un tentativo di continuare a tenere le minoranze religiose del Paese in una posizione subordinata rispetto ai cittadini che professano il credo islamico. In Pakistan la maggioranza della popolazione professa l’islam (tra il 95 e il 98%); la seconda religione è l’induismo; il cristianesimo rappresenta circa l’1,6%. Alle minoranze vengono riservati i lavori più umili, come la raccolta dei rifiuti, e spesso i suoi membri sono vittime di discriminazioni e violenze, soprattutto per quanto riguarda il possesso dei terreni e gli abusi sessuali nei confronti delle ragazze.

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