04/01/2019, 11.04
IRAQ
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Parroco a Baghdad: la solidarietà dei musulmani vince l’odio e le divisioni

di p. Albert Hisham Naoum

Il sacerdote si rivolge ai musulmani che lottano contro quanti fomentano l’intolleranza, ringraziandoli. Una risposta alle dichiarazioni del gran muftì della Repubblica. Ogni cittadino deve riscoprire la propria “essenza originaria” e tornare all’infanzia “innocente”, in cui i bambini giocano assieme senza guardare alla fede. Molti musulmani aiutano nella ricostruzione delle chiese distrutte dai fondamentalisti.

 

Baghdad (AsiaNews) - Ogni cittadino irakeno, cristiano o musulmano, deve riscoprire la propria “essenza originaria”, la propria appartenenza alla terra e al Paese in quanto cittadino, contrastando quanti fomentano l’odio. È quanto scrive in una lettera di “ringraziamento” ai musulmani che lottano contro fondamentalismo e divisioni p. Albert Hisham Naoum, parroco della chiesa caldea di Santa Maria a Baghdad. Nella missiva, inviata ad AsiaNews, il sacerdote ricorda la polemica divampata nei giorni scorsi attorno alle parole del gran muftì della Repubblica, che aveva invitato i musulmani a non festeggiare il Natale e il Capodanno perchè "cristiani". E invita a tornare a quel periodo dell’infanzia “innocente” in cui i bambini giocavano insieme “senza sapere né badare alla religione di appartenenza”.

Ecco, di seguito, la lettera di p. Albert:
Le dichiarazioni del gran muftì della Repubblica e del capo del movimento sciita irakeno, in merito al divieto di fare gli auguri ai cristiani per le feste di Natale e Capodanno, hanno sollevato una ondata di indignazione non solo fra gli stessi cristiani, ma pure fra i musulmani del Paese. La Chiesa, insieme ad alcuni fra i nostri fratelli musulmani, ha condannato con forza tali dichiarazioni, che non esprimono lo spirito di fratellanza che ci accomuna. In aggiunta, migliaia di persone sono uscite per le strade di Baghdad la notte di Capodanno - come avviene da tempo - per festeggiare questa occasione, auspicando pace e serenità per tutto l’Iraq. 

Insieme alle dichiarazioni lesive del dialogo e dell’unità, quest’anno sono emersi anche molti appelli dei nostri fratelli musulmani che chiedono di riaprire chiese che sono state chiuse anni fa a causa dell’estremismo religioso o dell’emigrazione dei cristiani. Una migrazione che ha riguardato il centro di Baghdad così come le periferie e altre aree del Paese. I musulmani si sono radunati davanti a queste chiese e hanno manifestato la loro disponibilità a ripulirle; essi hanno anche rilanciato dei video sui principali social media, in cui auspicano che i cristiani tornino nelle loro zone, ricordando così lo spirito di fratellanza che li ha uniti per molti anni.

Vorrei tanto che la Chiesa diffondesse un messaggio di ringraziamento per questi musulmani. Essi rappresentano una risposta alle forze del male, che hanno confiscato le case e le proprietà dei cristiani. Essi sono una risposta all’estremismo che ha causato la fuga dei cristiani dalle loro case, dalle loro chiese. Essi sono una risposta ai discorsi di odio e intolleranza che si sono diffusi e un sollievo per quanti sono stati colpiti da questo linguaggio che alimenta le divisioni. 

Oggi più che mai abbiamo bisogno che ogni cittadino irakeno riscopra la propria “essenza originaria”, che contrasta sul nascere ogni polemica fondata sulle differenze e che, al contrario, vive e condivide ogni aspetto della vita con il proprio fratello, nel bene e nel male. In Iraq abbiamo bisogno di rimuovere lo strato di ruggine che ha danneggiato il metallo, che alimenta distinzioni per motivi banali e nasconde interessi personali. In Iraq abbiamo bisogno di ricordare il tempo della nostra infanzia, quando il bambino musulmano giocava con il suo compagno cristiano senza sapere né badare alla religione di appartenenza… quando ci mandano questi giorni della nostra infanzia!

Perciò dico: grazie a voi, nostri fratelli musulmani, che siete riusciti a preservare quella “essenza originaria”; grazie a voi, perché avere rifiutato l’estremismo e non l’avete fatto entrare nelle vostre case. Al contrario, avete aperto uno spazio per accogliere chi è differente da voi. Siamo noi, in questa occasione di festa, a voler fare gli auguri a voi, a pregare con voi e per voi. Preghiamo insieme per l’Iraq, per tornare alla nostra infanzia innocente. 

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