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  • » 15/06/2010, 00.00

    PALESTINA – ISRAELE

    Parroco di Gaza: l’occupazione israeliana umilia il popolo palestinese



    P. Manawel Musallam sottolinea che “non esistono differenze fra cristiani e musulmani”, ma tutti “soffriamo allo stesso modo”. Egli è favorevole al dialogo con Tel Aviv, ma chiede “passi concreti” a difesa della popolazione. E aggiunge: “molti fattori impediscono di vedere la luce in fondo al tunnel”.
    Gaza (AsiaNews) – Il blocco della Striscia di Gaza e “l’occupazione” israeliana dei territori palestinesi sono “fonte di umiliazione per il popolo” e “sconvolgono” la vita della gente. È quanto afferma ad AsiaNews p. Manawel Musallam, già parroco della chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, che precisa: “qui non esistono differenze fra cristiani e musulmani, perché soffriamo tutti allo stesso modo”. Il governo israeliano potrebbe “allentare” la morsa su Gaza, per dare respiro a una popolazione prostrata dal blocco. La comunità internazionale moltiplica le pressioni su Tel Aviv, ma finora non si sono registrati sviluppi concreti. Sulla situazione nella Striscia, p. Musallam è categorico: “siamo sotto occupazione – afferma – e solo quando essa finirà la situazione potrà migliorare”.
     
    Il sacerdote cattolico sottolinea che “non vi sono differenze fra cristiani e musulmani, perché soffriamo tutti allo stesso modo… soffriamo in quanto popolo della Palestina”. Egli chiarisce che “i cristiani non ricevono minacce dai musulmani”, ma il problema ruota attorno a una condizione di “umiliazione per la gente”, la cui esistenza è stata “sconvolta”. E lancia un allarme: “mancano luce, corrente, acqua”. Tuttavia, il problema si allarga a uno sviluppo generale dei territori, la cui crescita è frustrata da anni di blocco. “Il cibo non mancherebbe – prosegue – ma non c’è lavoro, quindi non si guadagnano soldi a sufficienza per comprare il mangiare. La gente non vede un futuro davanti a sé”.
     
    P. Musallam denuncia la strategia adottata da Israele che “si muove senza confini”, a Gerusalemme “annette intere fette di territorio” cercando di trasformare la città Santa in “città ebraica”. Tel Aviv, secondo il religioso, “non tiene in considerazione il fatto che Gerusalemme è musulmana, cristiana ed ebraica allo stesso tempo”. La questione dei confini, i rifugiati palestinesi, gli insediamenti ebraici sono ancora oggi problemi irrisolti, che condizionano un vero cammino verso la pace e la riconciliazione. A proposito di Gaza, p. Musallam parla di “situazione impossibile da riconciliare” tanto che non è prevedibile “il ritorno dei profughi”.
     
    Come rappresentate della comunità palestinese, p. Musallam è “favorevole al dialogo” con Israele, ma “vogliamo vedere anche passi concreti per proteggere la popolazione” e, primo fra tutti, “l’apertura dei passaggi” perché il blocco ha soffocato l’economia della zona. Rivolgendosi alla comunità internazionale, egli precisa che “abbiamo bisogno di persone sul territorio e non di chiacchiere”. E aggiunge: “non possiamo arrenderci, né abbandonare la speranza, anche se Israele non cerca la pace”. Il sacerdote spiega che “è difficile mandare segnali di speranza” e vi sono “molti fattori che impediscono di vedere la luce in fondo al tunnel”. Tuttavia, conclude, “prego sempre con i miei fedeli e dico che non bisogna perdere la speranza nella pace”.
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