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  • » 02/04/2015, 00.00

    ASIA

    Pasqua: il silenzio degli innocenti e il bavaglio

    Bernardo Cervellera

    Le violazioni alla libertà religiosa e l'atteggiamento ipocrita dell'Occidente su questo argomento rischiano di trascinare il mondo in un caos mai visto prima. Ma anche nel silenzio – della morte accettata per amore o inflitta dal potere – Dio opera. Una speranza indistruttibile sorge al mattino di Pasqua e una piccola apertura del cuore basta per invadere in un attimo tutta la vita. Buona Pasqua.

    Roma (AsiaNews) - Le feste di Pasqua e soprattutto il triduo pasquale (Giovedì, Venerdì e Sabato santo) celebrano la vittoria della vita sulla morte e dell’amore sull’odio da parte di Gesù, l’Uomo-Dio. Per questa vittoria egli accetta di passare attraverso le esperienze più amare riservate a un essere umano: solitudine, abbandono, tradimento, ingiurie, torture, fino alla pena capitale della croce. La Chiesa al Venerdì santo, il giorno in cui si ricorda la passione e la morte di Gesù, usando le parole del profeta Isaia, definisce il suo Signore che va al patibolo “un agnello condotto al macello”, una “pecora muta davanti ai suoi tosatori” (Is 53, 7).

    Questa “mutezza” dell’Agnello, questo suo non aprir bocca, questo suo passare attraverso la cattiveria degli uomini nell’obbedienza ferma al mandato di amore di suo Padre è una caratteristica di Gesù nella passione e nella sepoltura. Ma il silenzio della vittima sacrificale è l’altra faccia dell’impegno di Dio. Proprio nel silenzio che avvolge il sepolcro succede ad opera del Padre la cosa più imprevedibile: far sgorgare la vita dalla morte, il trionfo della luce sulle tenebre che avevano inghiottito l’umanità.

    Questa vittoria del Padre sul silenzio della morte dà speranza a noi che veniamo a conoscere e a informare sulle molte persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani dell’Asia e del mondo: il silenzio dei cristiani copti egiziani decapitati sulle coste della Libia; quello delle migliaia di cristiani nigeriani massacrati dal terrorismo di Boko Haram; il silenzio dei profughi di Mosul, cacciati dalla loro terra.

    C’è però un silenzio che non è per la vita, e succede quando la sorte di tanti cristiani (e non solo la loro) viene nascosta per motivi politici, diplomatici, economici, o di antipatia. In tal caso non è il Padre ad agire, ma Pilato o Giuda, o uno dei pusillanimi discepoli. Parlando il 15 marzo scorso, dopo l’attentato a due chiese a Lahore in Pakistan, papa Francesco ha detto: “I cristiani sono perseguitati. I nostri fratelli versano il sangue soltanto perché sono cristiani”. Egli ha invitato a pregare perché “questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca". 

    Il nascondere è divenuto ormai un elemento della globalizzazione. Basti pensare alla Cina: in poche settimane due sacerdoti ad Harbin sono stati rapiti dalla polizia; il vescovo Cosma Shi Enxiang è (forse) morto e il governo non ridà il cadavere ai familiari; un pastore protestante di Wenzhou è stato condannato per aver tentato di fermare la demolizione della sua chiesa; un monaco buddista rischia di morire per le torture subite in 15 anni di prigione e pochi, davvero pochi media diffondono queste notizie, mettono il bavaglio, preferendo bruciare incenso al gigante economico cinese, così utile in tempi di crisi. Purtroppo per chi ama il silenzio, la libertà religiosa è la cartina di tornasole per i diritti umani e presto o tardi, con essa vengono bruciate anche le altre libertà, anche quella economica.

    Nel silenzio della morte di Cristo, il Padre agisce e dà la vita. Nel silenzio di tante persecuzioni, ad esempio in Medio oriente, l’occidente rimane immobile. E’ probabile che questo avvenga non per un senso d’impotenza, ma per un ricatto che alcuni Paesi arabi fanno sulle economie europee, che invece di dirigere le forze contro il terrorismo internazionale dello Stato islamico, fa puntare sul sostegno cieco ai poteri autoritari e sunniti, la cui ideologia wahabita è così vicina a quella dell’Isis.

    Ormai anche in occidente la libertà religiosa è messa in pericolo, spingendo verso una società in cui le religioni in toto (cristiani, buddisti, musulmani,…) vengano rinchiuse nell’ambito privato e nel silenzio, per avere mani libere di manipolare l’opinione pubblica con grandi promesse di nuove libertà e nuovi diritti e pochi fatti di bene comune.

    Ma anche nel silenzio – della morte accettata per amore o inflitta dal potere – Dio opera. Una speranza indistruttibile sorge al mattino di Pasqua e una piccola apertura del cuore basta per invadere in un attimo tutta la vita. Buona Pasqua.

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