05/01/2018, 09.53
IRAQ
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Patriarca caldeo: le feste di Natale a Mosul e in Iraq, speranza per cristiani e musulmani

Milioni di persone sono scese in piazza a Baghdad, Mosul, Najaf, Bassora per festeggiare. Per la prima volta dopo tre anni e mezzo celebrata una messa nella ex roccaforte dell’Isis. La chiesa ripulita e sistemata da giovani musulmani. Le cinque sfide per il futuro dell’Iraq. E il dovere di unità della Chiesa irakena per tutelare il futuro della comunità. 

Baghdad (AsiaNews) - In queste giornate di festa per i cristiani “milioni di irakeni, anche musulmani”, sono scesi per le strade e nelle piazze a celebrare le ricorrenze. Non solo a Natale, ma anche per la fine dell’anno “in molti sono usciti per le strade”, non solo i giovani ma “famiglie intere”, unite in un clima di gioia e spensieratezza. È quanto racconta ad AsiaNews mar Louis Raphael Sako, che la sera della vigilia ha celebrato “per la prima volta, dopo tre anni e mezzo” la messa Mosul, ex roccaforte dello Stato islamico (SI, ex Isis) a lungo considerata la capitale del sedicente Califfato da poco dichiarato sconfitto. “Un momento speciale - aggiunge il patriarca caldeo - per ricordare a tutti che noi cristiani siamo ancora presenti, in città e nel Paese”.

Le feste di piazza non hanno riguardato solo Baghdad, ma hanno interessato altri centri di primo piano fra cui la città santa (sciita) Najaf, la stessa Mosul “dove i cittadini hanno innalzato un albero di Natale alto quasi 10 metri”. E ancora, Kirkuk e Bassora nel sud dell’Iraq. “Tanta gente - prosegue il prelato - è venuta a farci gli auguri: ministri, deputati, capi religiosi sciiti e sunniti. In passato, anche prima della caduta del regime [di Saddam Hussein] non si era mai vista una simile partecipazione. Ricordo con piacere anche le lettere di auguri del presidente e del Primo Ministro”.

Mar Sako ricorda con particolare piacere il messaggio del consigliere speciale del presidente iraniano per Affari religiosi Ali Yonsi, il quale ha elogiato la testimonianza dei cristiani in un mondo che “ha fame di comprensione, riconciliazione, pace e moderazione”. L’alto rappresentante del governo di Teheran ha inoltre sottolineato l’importanza della visita di papa Francesco in Myanmar e il sostegno che il pontefice ha speso in più occasioni a favore dei Rohingya, minoranza musulmana perseguitata nel Paese asiatico. “Sono rimasto davvero colpito - sottolinea il patriarca caldeo - dal bel gesto e dalle belle parole del funzionario iraniano”.

Tuttavia, la gioia più grande per il primate caldeo è stata la celebrazione della messa della vigilia di Natale nella chiesa di san Paolo, a Mosul (nelle foto). “Abbiamo celebrato la funzione - ricorda - grazie all’opera volontaria di un gruppo di giovani musulmani della città, che hanno sistemato e ripulito la chiesa per noi. Erano venuti qualche settimana prima da Mosul al patriarcato, per chiedermi se potevano preparare il luogo di culto per le celebrazioni di loro spontanea iniziativa; secondo loro, senza i cristiani Mosul non ha colore. E io ho accolto la richiesta con entusiasmo”.

Al rito, concelebrato con i vescovi siro-cattolici e siro-ortodossi di Mosul, hanno partecipato alti ufficiali militari, funzionari governativi, amministratori locali, leader musulmani (sciiti e sunniti), insieme a moltissime famiglie cristiane e non della zona. “Fra queste - racconta mar Sako - vi erano 90 famiglie che sono già rientrate nelle loro case, nel settore ovest di Mosul; altre ancora sono venute dalla piana di Ninive per rivedere la loro chiesa. La mia speranza è di poter nominare presto un parroco che si prenda cura della pastorale e dei bisogni delle famiglie cristiane già rientrate”.

Il clima di gioia e di festa è confermato anche dal rapporto Onu di questi giorni, secondo cui per la prima volta da diversi anni in un mese [lo scorso dicembre, ndr] non si sono registrate vittime a Mosul per attentati o episodi violenti di matrice estremista. “La situazione sta migliorando - conferma il patriarca caldeo - e si vede una reazione comune contro violenze e terrorismo. Anche le autorità sunnite hanno preso una posizione comune e forte a favore dei cristiani, invitando i cittadini a fare gli auguri ai cristiani per la festa. Sembra davvero una occasione di unità e riconciliazione”.

Per il futuro dell’Iraq, mar Sako traccia cinque sfide che vanno affrontate e vinte: la lotta al fondamentalismo e al terrorismo, una questione “prioritaria”; la lotta alla corruzione, che è “dappertutto”; la controversia in atto con il Kurdistan e il referendum “che tanti problemi ha creato”; le elezioni politiche; la ricostruzione delle città liberate. “Sono queste le sfide - avverte - su cui devono concentrarsi gli irakeni per avere stabilità e sicurezza. Di questo parlerò il prossimo 8 gennaio, nell’incontro in programma con il premier Haider al-Abadi”.

La Chiesa irakena, conclude il primate caldeo, deve invece “superare le divisioni e ragionare in un’ottica di unità, pur salvaguardando le tradizioni di ciascun rito. Una unità che non deve essere formale, ma sostanziale e per la quale ci vuole buona volontà e senso di responsabilità”. E in tutto questo l’Occidente “deve aiutarci ad assicurare la presenza cristiana nella regione, dall’Egitto alla Siria, perché le nostre comunità perseguitare possano resistere e restare”.(DS) 

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