23/01/2014, 00.00
CINA
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Pechino, cala il settore manifatturiero in gennaio

di Wang Zhicheng
Il Flash Pmi di gennaio è 49,6. Determinanti il costo del lavoro e il freno sui prestiti bancari. Il debito a rischio delle regioni è arrivato a 17900 miliardi di yuan. Approvate oggi nuove zone di libero scambio, per attirare investimenti stranieri. Ma non sono chiare le regole.

Pechino (AsiaNews) - L'indice del settore manifatturiero cinese è in calo nel mese di gennaio. Il Pmi (Purchasing Managers' Index) in questo mese è sceso a 49,6 da 50,5 in dicembre.

Un valore superiore a 50 mostra espansione; un valore inferiore a 50 mostra invece contrazione. La cifra di cui si parla è il Flash Pmi, calcolato da privati, in base a dati raccolti dalle industrie. Il Pmi ufficiale sarà pubblicato in febbraio.

Secondo gli esperti, la riduzione è dovuta all'abbassamento della domanda interna e alla situazione generale della Cina. Di per sé la discesa del Pmi non significa che la produzione industriale sia diminuita. In effetti lo scorso dicembre essa è cresciuta del 9,7% in un anno. Ma vi sono altri elementi determinanti: il costo del lavoro, che è cresciuto, e il freno sui prestiti bancari, voluto dal governo per ridurre l'inflazione.

Alcuni giorni fa l'Ufficio di statistiche ha pubblicato i risultati dell'ultimo trimestre 2013, in cui si nota una crescita del Pil (prodotto interno lordo) del 7,7, leggermente più basso del valore del trimestre precedente (7,8).

Il problema più cocente che il governo deve affrontare è come coprire i debiti delle regioni, che dal 2010 sono saliti del 67%, giungendo a 17900 miliardi di yuan (oltre 2180 miliardi di euro).

Per mantenere la crescita della Cina almeno al 7,8, il governo ha aperto una zona di libero scambio a Shanghai, per facilitare gli investimenti dall'estero anche su settori finora mantenuti in monopolio (come le telecomunicazioni). Tale zona però non funziona ancora e molti investitori si lamentano perché non sono ancora chiare le regole.

Nonostante ciò, la Xinhua di oggi ha diffuso un comunicato in cui si afferma che il governo ha approvato l'apertura di altre 12 zone di libero scambio in diverse parti della Cina, fra cui il Guangdong, per sfruttare il rapporto e la vicinanza fra la regione del sud e Hong Kong.

 

 

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