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» 17/10/2008
CINA
Pechino, cyber-navigatori fotografati e schedati
Un provvedimento impone agli internet cafè della capitale di registrare gli utenti. Fonti governative affermano che si vuole impedire l’accesso alla rete di minori, in realtà essa appare una misura per controllare utenti e siti visitati. Deluse le attese di maggiore libertà “post-Olimpiade”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nuovo giro di vite delle autorità cinesi verso i navigatori della rete: a partire dalla metà di dicembre, gli internet cafè di Pechino dovranno fotografare i clienti e verificare che abbiano più di 18 anni. La normativa riguarderà i 14 principali distretti della capitale, dove da anni è prassi comune registrare coloro i quali accedono a Internet: secondo le autorità, il provvesimento vuole evitare che vi siano clienti minorenni, in realtà per controllare “l’accesso alla rete e le pagine visitate” dai cyber-utenti.

In questi giorni scade il “bonus” di libertà concesso dal governo ai giornalisti stranieri in concomitanza con le Olimpiadi, che permetteva loro di accedere a siti internet “proibiti” – alcuni dei quali più volte oscurati da Pechino, come Amnesty International, i portali di informazione sul Tibet e la stessa AsiaNews – e viaggiare con più autonomia per il Paese, senza bisogno di autorizzazioni scritte. Privilegi, peraltro, concessi solo alla stampa estera e mai accordati ai numerosissimi giornalisti cinesi.

La speranza di una nuova era “post-olimpica” è svanita – poco dopo la partenza del circo mediatico legato ai Giochi – con la decisione del governo di reintrodurre il Great Firewall of China, un sistema di controllo e difesa della rete che impedisce l’accesso a siti considerati fuorilegge, sovversivi o contrari all’ordine pubblico e il contemporaneo blocco di alcune parole chiave nei motori di ricerca.

Con le nuove disposizioni gli internauti dovranno farsi “fotografare” e doovranno registrare un  “documento di identità”, prima di poter accedere alla postazione internet. Tutti i dati raccolti verranno convogliati dalle autorità in un database aggiornato periodicamente da funzionari preposti al “controllo della moralità” e al “rispetto della legge”.

Al momento non si hanno ancora reazioni o commenti sui siti e blog cinesi, una rete composta da oltre 250 milioni di utenti, un numero dieci volte maggiore rispetto al 2000. Secondo un’inchiesta condotta dal sito internet del quotidiano ufficiale del Partito comunista People’s Daily sembra emergere che “il 72% degli internauti si dice contrario alla legge”, considerandola “lesiva dei loro diritti”, mentre per il 26% può essere “utile per tutelare i minori”.

Sophie Richardson, di Human Rights Watch Asia, sottolinea che il mantenimento delle “parziali aperture fatte in occasione delle Olimpiadi” e la loro estensione ai media e ai giornalisti cinesi, sarebbe “uno dei lasciti più belli dei Giochi alla Cina”.

 


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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