16/06/2017, 14.39
CINA
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Pechino, il miliardario Wu Xiaohui ultima vittima della campagna anticorruzione

Negli ultimi mesi posti agli arresti più di 40 tra funzionari regolatori e importanti dirigenti finanziari. La vasta operazione per eliminare la collusione tra gli alti gradi dello Stato, i membri delle famiglie dell'élite e i magnati. Zhuang Deshui, dell'Università di Pechino: “Il governo deve garantire stabilità in previsione del 19mo Congresso nazionale”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La detenzione di Wu Xiaohui, presidente di Anbang, gigante cinese delle assicurazioni, è una pietra miliare negli sforzi di Pechino nel contrastare gli interessi privati nel settore finanziario del Paese, spesso legato alle élite della politica.

Dopo che lo scorso 13 giugno alcuni media avevano riportato che il presidente era in stato di fermo a causa di un’indagine in corso, la compagnia assicurativa Anbang, uno degli investitori all’estero più aggressivi della Cina, ha dichiarato l’indomani che Wu si era fatto da parte “per motivi personali”.

Wu è l'ultima figura di spicco della finanza cinese ad essere arrestata in un'inchiesta sul settore finanziario che ha avuto inizio dopo la crisi del mercato azionario dell'estate 2015. Essa ha spazzato via trilioni di yuan dai portafogli dei piccoli investitori ed ha richiesto un piano di salvataggio che a Pechino è costato centinaia di miliardi di yuan e la credibilità nel gestire la sua economia. L’inchiesta che ha portato alla “sparizione” di Wu è una vasta operazione che cerca di rimuovere alla radice la collusione tra i più alti funzionari dello Stato, i membri delle famiglie dell'élite dominante e i magnati dell’economia. Più di 40 tra funzionari regolatori e importanti dirigenti finanziari sono stati posti agli arresti. Negli ultimi mesi, i tre organi di vigilanza cinesi per il settore bancario, il mercato azionario e l'industria assicurativa sono stati spesso presi di mira dalla campagna anticorruzione del governo, politica di primo piano sotto il presidente Xi Jinping.

Tuttavia, Zhuang Deshui, vice direttore del Clean Government Center dell'Università di Pechino, dichiara: “I più importanti manager nel settore finanziario cinese hanno di solito sostenitori [politici] potenti. La campagna del governo in questo settore non riguarda solo la corruzione, ma mira anche a ridurre le interferenze di questi sostenitori”. L’accademico sostiene che il caso Anbang è un avvertimento delle autorità al comparto economico: “[Il governo] deve garantire stabilità in previsione del 19mo Congresso nazionale, dopo il quale ci sarà una riorganizzazione del potere in Cina”.

In Cina, il magnate Wu Xiaohui è conosciuto per i suoi legami con le famiglie più potenti del Paese, anche per il matrimonio con una nipote dell’ex leader supremo cinese Deng Xiaoping. Anbang è posseduta  in parte anche da Chen Xiaolu, figlio di Chen Yi, uno dei padri fondatori della Repubblica popolare. In pochi anni la compagnia assicurativa è passata dall’essere sconosciuta al giocare un ruolo di primo piano nel mercato delle assicurazioni in Cina, ottendendo lo scorso anno il 5,3% dei premi assicurativi complessivi del Paese.

Per molti analisti, la rapida ascesa di Wu e la sua drammatica caduta sono un prodotto dell’intreccio di affari e politica. Come Xiao Jianhua, altro magnate “portato via” quest'anno dalle autorità per “aiutare” nelle indagini, Wu è un membro dei nuovi ricchi cinesi che hanno accumulato enormi ricchezze approfittando dei loro legami.

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