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    » 20/07/2012, 00.00

    CINA

    Pechino, il tribunale rifiuta il ricorso di Ai Weiwei



    L'appello alla corte era stato presentato a maggio. La polizia impedisce all'attivista di assistere alla comunicazione del verdetto. Dovrà pagare una multa di 2,2 milioni di euro per evasione fiscale. Ai: "Continueremo a fare ricorso finché potremo, non abbiamo nulla da perdere".

    Pechino (AsiaNews/ Agenzia) - Una corte cinese respinge un ricorso da parte di Ai Weiwei, artista e dissidente cinese, sotto processo per evasione fiscale. La polizia ha impedito all'attivista di assistere alla pronuncia del verdetto. Le autorità fiscali hanno imposto ad Ai una multa di 2 milioni di euro. I suoi sostenitori dicono che la sanzione ha ragioni politiche e la corte dovrebbe annullarla.

    "Continueremo a fare ricorso finché potremo, non abbiamo nulla da perdere", ha affermato Ai sul suo account Twitter, dove l'attivista informa ogni giorno i suoi fan riguardo all'andamento del processo.

    Sempre dalla sua pagina del social network, l'attivista sottolinea che poco prima dell'inizio del processo i poliziotti si sono presentati davanti a casa sua, impendendogli di partecipare alla seduta. "Se non posso nemmeno apparire in tribunale - scrive - che cosa deve farmi ancora questo Paese?". Per evitare scontri le autorità hanno dispiegato centinaia di poliziotti in divisa e in borghese con il compito di controllare tutte le entrate e le uscite del tribunale, impedire l'accesso ai giornalisti e agli attivisti.

    Ai Weiwei è un artista di fama internazionale, che ha collaborato all'elaborazione dello stadio olimpico "nido di rondine" a Pechino e che ha esposto alla Tate Gallery di Londra. Noto per le sue posizioni critiche nei confronti del regime comunista, è stato arrestato e tenuto in prigione per 3 mesi nel 2011 senza alcuna accusa precisa. Il suo arresto è avvenuto nel periodo in cui il governo cinese cercava di fermare possibili inizi di rivolte  manifestazioni ispirate alla "primavera araba". Dopo il rilascio è stato tenuto agli arresti domiciliari.

    Subito dopo le autorità cinesi lo hanno accusato di aver evaso le tasse della sua compagnia, la Beijing Fake Cultural Development Ltd, insieme alla moglie. Ai ha definito la multa "uno scherzo" elaborato per coprire la mancanza di accuse reali contro di lui. L'appello presentato dai suoi legali punta il dito contro la Squadra di ispezione n° 2 dell'Ufficio per le tasse di Pechino, che avrebbe violato la legge nel corso delle indagini e delle perquisizioni nei suoi uffici. 

     

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