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» 06/07/2012
CINA
Pechino, niente pinne di pescecane nei banchetti del governo
Il divieto entrerà in vigore entro tre anni. La costosa leccornia produce la morte di 70 milioni di squali all’anno. Il governo sta cercando anche di moralizzare e ridurre la spesa pubblica. Coi soldi dello Stato si comprano sigarette e alcolici pregiati. Ogni anno si spendono 25 miliardi di euro in pranzi e banchetti.

Pechino (AsiaNews) - L'amministrazione del Consiglio di Stato per gli uffici governativi ha deciso che nei banchetti ufficiali non si servano più pinne di pescecane, considerate una costosa leccornia. La notizia ha fatto esultare diversi gruppi ecologisti, preoccupati della caccia e del consumo di pescecani, alcune specie dei quali rischiano l'estinzione.

Secondo WildAid, un'organizzazione per la conservazione degli animali selvaggi, almeno 70 milioni di pescecani vengono uccisi ogni anno, facendo rischiare l'estinzione al 17% delle specie. I più grandi importatori di pinne di pescecani sono proprio la Cina e Hong Kong.

Unico problema: questa direttiva sarà varata "entro tre anni", e ciò fa spazientire più di un animalista. Molti i commenti via internet: "Come è possibile - dice uno di essi - che il Consiglio di Stato impieghi tre anni per proibire le pinne di pescecane? Ecco perché ci vorranno ancora 300 anni prima di attuare delle riforme politiche in Cina!". E un altro: "Questo significa che il Consiglio di Stato suggerisce agli impiegati del governo di ingozzarsi il più possibile di pinne di pescecane per tre anni, prima che finisca la pacchia di mangiare a spese dello Stato?".

In effetti, le direttive del Consiglio di Stato coinvolgono non solo le pinne di pescecane, ma tutte le enormi spese che le autorità sostengono per banchetti ufficiali. Secondo la tivu di Stato, i burocrati cinesi spendono ogni anno 200 miliardi di yuan per i pasti (circa 25 miliardi di euro). Tale somma sarebbe sufficiente a finanziare un'altra Diga delle Tre Gole, l'impianto idroelettrico più grande del mondo, con oltre 600 km di estensione.

Il governo cinese lotta da tempo per una riduzione della spesa pubblica, spesso gonfiata dal consumismo dei suoi impiegati. Lo scorso marzo, il premier Wen Jiabao ha chiesto di finirla con l'uso dei soldi pubblici per comprare sigarette e alcolici pregiati. (WZC)


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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