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    » 08/01/2007, 00.00

    CINA - TAIWAN

    Pechino-Taipei: tante polemiche, ma gli scambi economici crescono



    Il 2007 è iniziato con provocazioni reciproche tra i due Paesi. Ma intanto aumentano i rapporti economici e turistici. Esperti: le polemiche politiche non influiranno sugli interessi economici.

    Taipei (AsiaNews/Agenzie) – L’anno è  iniziato come è finito: all’insegna della polemica tra Cina e Taiwan. Ma, più dei contrasti politici, appaiono sempre più importanti i rapporti economici e sociali, che aumentano senza sosta.

     

    Nel discorso d’inizio d’anno il presidente taiwanese Chen Shui-bian ha agitato l'idea di una possibile indipendenza dell'isola, ripetendo che “solo il popolo di Taiwan ha il diritto di decidere il futuro di Taiwan”. Immediata la risposta di Pechino, con un portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan che ha ricordato che la Cina “vigila contro ogni iniziativa secessionista”. Nei giorni successivi esponenti del governo cinese hanno sollecitato Washington a rispettare i suoi impegni con la Cina verso Taiwan, nel senso di un progressivo disimpegno.

     

    Il 31 dicembre Joseph Wu Jau-shieh, presidente del Consiglio taiwanese per i rapporti con la Grande Cina, durante una teleconferenza con Kuan Hsin-chi, presidente del Partito civico di Hong Kong, ha criticato il sistema elettorale di Hong Kong dicendo che Pechino vuole impedirvi un effettivo sviluppo democratico. L’Ufficio stampa di Pechino ha risposto accusando Taiwan di collusioni con gruppi politici di Hong Kong che vogliono compromettere i rapporti con la Cina. Pechino da tempo offre a Taiwan uno status simile a quello riconosciuto a Hong Kong.

     

    Nonostante i toni accesi della polemica, fra Pechino e Taipei crescono senza sosta i rapporti economici e sociali tra i due Paesi. Le imprese di Taiwan hanno fatto investimenti diretti in Cina per oltre 150 miliardi di dollari Usa e il 50% dei viaggiatori di Taiwan sono diretti nella Grande Cina.

     

    Sono anche attesi importanti sviluppi in campo turistico. Ora i turisti cinesi debbono ottenere uno speciale permesso e sono consentiti voli diretti solo per le principali feste, evitando di fare sosta a Hong Kong. Gli accordi in corso vogliono consentire, entro il Nuovo anno lunare che cade il 18 febbraio, l’arrivo di oltre 1.000 turisti ogni giorno; si parla pure di consentire voli charter diretti settimanali, seppure settori del governativo Pdp si oppongono per timore che i più facili scambi possano favorire una dipendenza di fatto da Pechino.

     

    Esperti attribuiscono i proclami di indipendenza di Chen all’approssimarsi delle elezioni politiche del dicembre 2007 e di quelle presidenziali per il marzo 2008. Del resto le elezioni municipali di dicembre hanno visto la vittoria del suo Partito democratico progressista, nonostante gli scandali che hanno colpito la sua famiglia e il Pdp e il rallentamento economico della Nazione, a dimostrazione che è diffuso il sentimento indipendentista.  Da tempo Chen ha annunciato per il 2007 una riforma costituzionale per dichiarare l’indipendenza di Taiwan, anche se gli oppositori politici lo accusano di volere così allontanare l’attenzione dagli scandali contro la sua famiglia e il partito. 

     

     

    Da parte sua, Pechino ha visto che le minacce favoriscono solo la politica del Pdp e possono creare contrasti con gli Stati Uniti, coi quali sempre maggiori sono i legami economici e la necessità di cooperare in crisi come l’Iran e la Corea del Nord.  La Legge Anti-secessione del 2005, con la quale Pechino prevede l’uso della forza militare contro tentativi scissionisti di Taiwan, ha solo portato reazioni critiche. Ora la Cina appare attendere le elezioni presidenziali del 2008, magari sperando nella vittoria di un presidente meno ostile, come il capo del Kuomintang Ma Ying-jeou. Comunque, lo stesso Kmt ricorda che, secondo una recente indagine, oltre il 60% dei taiwanesi non si reputano cittadini cinesi. (PB)

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