20/07/2011, 00.00
CINA
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Pechino ammette: Nello Xinjiang, almeno 18 morti

Aumenta il numero delle vittime “ufficiali” degli scontri che si sono verificati ieri a Hotan fra la polizia e un gruppo di residenti di etnia uigura. Tuttavia, il governo continua a parlare di “terrorismo”.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Il governo cinese ha fatto questa mattina marcia indietro sugli scontri che ieri hanno sconvolto la provincia settentrionale dello Xinjiang e ha ammesso che i morti sono “almeno 18”, di cui 14 “violenti aggressori”, 2 poliziotti e 2 ostaggi. Tuttavia Pechino continua a definire gli scontri “atti di terrorismo”, mentre per il Congresso mondiale degli uiguri – l’Organizzazione non governativa che registra la situazione dell’etnia, dominante nella provincia – si tratta di un massacro orchestrato dalla polizia.

La polizia cinese ha aperto il fuoco contro un gruppo di manifestanti di etnia uigura che, nella cittadina del deserto di Hotan, protestava contro la requisizione forzata delle proprie terre e gli arresti indiscriminati contro i membri dell’etnia, una delle più temute da Pechino. Secondo un rapporto pubblicato oggi dal governo provinciale, invece, “un gruppo di terroristi armati con esplosivi e asce ha cercato di dare fuoco alla stazione di polizia locale”.

Gli scontri nella provincia sono all’ordine del giorno, ma quello di ieri è il peggiore dell’ultimo anno. Pechino ha bisogno di avere la maggiore stabilità possibile nell’area, ricca di materie prime: per questo ha promosso una massiccia immigrazione di han, l’etnia dominante nel Paese. Gli uiguri, nativi della regione di fede musulmana e di lingua turcofona, costituiscono meno della metà della popolazione, dopo decenni di immigrazione da altre aree della Repubblica popolare.

Dilxat Raxit, portavoce del Congresso, denuncia: “La Cina ha rafforzato la repressione e il controllo sulla popolazione, e questo ha peggiorato moltissimo la situazione. Pechino usa la forza bruta per reprimere ogni protesta degli uiguri, persino la più pacifica”.
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