29/04/2016, 10.59
CINA
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Pechino cambia la legge sulle Ong straniere: decide tutto la polizia

Fino a oggi era il ministero degli Affari civili a gestire le richieste e a rilasciare la documentazione necessaria. Nel Paese operano circa 10mila Organizzazioni non cinesi. L’ambasciatore tedesco: “Una legge troppo stringente che non calma le nostre preoccupazioni”. Operatori: “Così si danneggia l’attività caritativa”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese ha messo in mano alla polizia di Stato il potere di regolare le Organizzazioni non governative straniere. La Legge sulle attività interne delle Ong estere, approvata ieri, entrerà in vigore il primo gennaio 2017. Secondo il testo, ogni gruppo intenzionato ad operare in Cina dovrà registrarsi ed essere approvato proprio dalla pubblica sicurezza e non – come accade fino ad ora e come resta per le Ong nazionali – presso il ministero degli Affari civili. Lo stesso vale per quelle associazioni che vogliono portare nel Paese anche soltanto un progetto a tempo.

Al momento sul territorio nazionale operano circa 10mila Ong straniere. La nuova legge stipula anche quali siano i campi di cui possono occuparsi: fra questi vi sono economia, istruzione, scienza e tecnologia, cultura, salute, sport, protezione dell’ambiente, interventi umanitari contro la povertà e i disastri naturali. Non è chiaro se sarà permesso o meno l’aspetto religioso nelle varie attività.

Il ministero della Pubblica sicurezza ha infatti specificato che “ci vorrà del tempo” prima di avere il catalogo definitivo degli ambiti che saranno aperti alle Ong straniere. Hao Yunhong, direttore dell’Ufficio incaricato di seguire gli stranieri all’interno del ministero, aggiunge che “vi saranno molte opportunità” e che il ministero “avrà un atteggiamento aperto, tollerante e attivo” nei confronti delle varie attività. Ma, sottolinea, “coloro che portano avanti attività illegali in Cina saranno puniti secondo la legge”.

Guo Linmao, funzionario della Commissione per gli Affari legali della Commissione permanente dell’Assemblea nazionale del Popolo, ritiene che il nuovo decreto sia “un’affermazione del contributo delle Ong straniere al nostro Paese”. Guo spiega poi che “la scelta di dare il timone alla polizia è logica: sono loro che già gestiscono l’immigrazione e le attività singole degli stranieri”.

Le rassicurazioni non sembrano convincere però gli operatori sul campo e le autorità straniere. Michael Clauss, ambasciatore tedesco a Pechino, dice: “Nonostante i numerosi miglioramenti, la legge non calma le nostre preoccupazioni. Riteniamo che la cooperazione con i partner tedeschi sarà in futuro più difficile”. La legge, prosegue il diplomatico, “continua a focalizzarsi con forza sulla sicurezza e contiene molte richieste, di documenti e di approvazioni. Avremmo gradito un’altra opportunità di consultarci”.

Lu Jun, fondatore della Yirenping – Ong impegnata nel campo sanitario e dell’occupazione – è meno sottile: “Questa norma danneggerà in maniera seria il percorso dell’attività caritativa e quindi l’interesse pubblico del nostro Paese”.

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