13/07/2018, 10.41
CINA
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Pechino candida il mausoleo di Mao a ‘Patrimonio dell’umanità’

La Cina stila una lista di 14 siti da candidare all’Unesco: tra questi il mausoleo di Mao, piazza Tiananmen e il Monumento agli eroi del popolo. Critiche da parte degli attivisti: “Questi luoghi e opere hanno una forte connotazione politica. Perché Mao dovrebbe essere considerato proprietà culturale comune dell’umanità?”.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese ha fatto domanda all’Unesco affinché il mausoleo di Mao venga riconosciuto come patrimonio mondiale dell’umanità. Oltre al monumento che conserva i resti di Mao, Pechino ha inserito altri 14 luoghi da candidare. Tra questi ci sono anche piazza Tiananmen e il Monumento agli eroi del popolo. Shu Xiaofeng, direttore dei beni culturali di Pechino, dice che il governo spera di riuscire ad ottenere il riconoscimento entro il 2035.

Tuttavia, secondo l’attivista per i diritti umani Hu Jia questi luoghi non sono adatti per una candidatura dell’Unesco, dato il loro forte valore politico. Hu afferma: “Mao Zedong dovrebbe essere riconosciuto in tutto il mondo come uno dei tre tiranni del XX secolo, a fianco di Stalin e Hitler”. “Penso che sia strano includere luoghi a forte connotazione politica in questa lista”.

Xia Ming, professore alla City university di New York, dice che c’è un’amara ironia in questa scelta del governo di Pechino, data la quantità di opere d’arte distrutte durante la Rivoluzione culturale di Mao. “Quindi il corpo di Mao Zedong dovrebbe essere proprietà culturale comune dell’umanità?” si chiede meravigliato.

Inoltre Pechino vorrebbe ridurre la densità abitativa nei pressi di questi luoghi storici e artistici, attraverso ricollocamenti in alloggi lontani dal centro, a prezzi accessibili. Questo programma della città di Pechino va avanti di pari passo con gli sfratti forzati di migliaia di lavoratori migranti che vivono in “costruzioni illegali” nelle cinture esterne della città. L’obiettivo è quello di avere non più di 23 milioni di abitanti a Pechino entro il 2020.

Intanto dall’Unesco preferiscono non commentare. Tuttavia, affermano che candidare siti politici è possibile. “Il significato politico non influisce sul fatto che un sito sia incluso nella Lista dei patrimoni dell’umanità”, afferma un dipendente. “Questi standard hanno a che fare con la creatività umana, il valore artistico, le tradizioni culturali”. Nella lista sono compresi "capolavori che rappresentano la creatività umana”, sono esistiti per “un considerevole periodo di tempo o all'interno di una determinata regione culturale”.

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