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» 16/01/2009 10:46
CINA
Pechino non riconosce le chiese domestiche, e le perseguita
Lo scorso Natale ci sono state demolizioni di edifici e arresti dei fedeli delle chiese domestiche cristiane. Ma le autorità cercano di far passare tutto sotto silenzio.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Non ha sosta la repressione contro le “chiese domestiche” cinesi, i gruppi cristiani non riconosciuti dalle autorità che si incontrano in abitazioni per pregare. Il governo le invita a chiedere il “riconoscimento”, ma i fedeli denunciano che sono usati pretesti per non ammettere nemmeno la loro esistenza e proseguire arresti e demolizioni di edifici .

L’avvocato Wu Chenglian di Zhoukou (Henan) è stato incaricato di proporre appello contro le condanne subite da Shu Wenxiang, Xie Zhenji e Tang Houyong. Sono leader di “chiese domestiche” non riconosciute, arrestati a dicembre nella contea di Taikang mentre facevano “proselitismo”, condannati a un anno di “rieducazione-tramite-lavoro”, veri lavori forzati, con tre mesi di tempo per fare appello.

Wu racconta che non è ancora riuscito a farlo, perché le autorità non accettano il suo ricorso, dicendo che “ci sono documenti  interni che vietano di ricevere cause riguardanti gruppi religiosi” e sono necessarie specifiche autorizzazioni. Ma gli uffici si rimpallano la competenza a rilasciarle. A Radio Free Asia dice che “il capo della Corte dice che debbo chiedere al direttore [del carcere]. Il direttore mi dice di rivolgermi al capo della Corte”, poi gli hanno indicato di rivolgersi ad altri uffici.

Le autorità sono attive nel perseguitare questi gruppi, ma attente a non farlo risultare in via ufficiale. A Yucheng (Henan) 4 donne sono state arrestate e condannate a 15 giorni di carcere per “organizzazione di attività religiose illegali” (hanno riunito i fedeli per pregare). Scontata la pena sono state rilasciate, ma Zhang Mingxuan, presidente dell’Associazione delle Chiese domestiche cinesi, dice che “non abbiamo avuto documenti ufficiali circa la detenzione, perché hanno paura che facciamo qualche azione legale”.

Il Centro di riabilitazione tossicodipendenti di Fuyin (Yunnan), gestito da gruppi protestanti, è stato demolito con la forza in un’ora a fine dicembre, con bulldozer ed escavatori. Ma il pastore Lin dice che non ha ricevuto alcun documento ufficiale. Ora chi vi era ricoverato “vive in tende accanto alle macerie, perché non ha dove andare”.

Né si attenua la persecuzione su chi già è in carcere. Il gruppo ChinaAid riferisce che il cristiano Hua Zaichen, 91 anni, sta morendo e chiede di vedere la moglie Shuang Shuying, 79 anni (nella foto), in carcere per una condanna che termina il 9 febbraio. I due sono stati perseguitati per anni per la loro opera cristiana a favore degli altri perseguitati e quali genitori del pastore protestante Hua Huiqi, pure in carcere.

ChinaAid racconta che le autorità hanno risposto alla moglie che non è possibile, ma che se lui muore la moglie “potrà vederne il corpo per 10 minuti, ma ammanettata e con l’uniforme carceraria”. La donna è stata condannata per “danneggiamento volontario di proprietà”. Nel febbraio 2007, mentre si recava dalla polizia a chiedere notizie del figlio, è stata quasi investita da un’auto. Si è protetta con il suo bastone e l’ha danneggiata. Per questo è stata condannata a 2 anni.

 


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