21/01/2021, 08.54
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Pechino sanziona Pompeo e decine di membri dell’amministrazione Trump

La misura prevede restrizioni ai viaggi e limitazioni alla possibilità di fare affari in Cina. Portavoce Biden: Mossa “cinica e improduttiva”. L’ex segretario di Stato Mike Pompeo è la personalità sanzionata più in vista. I cinesi rispondono alle restrizioni imposte dall’ex presidente.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Il governo cinese ha imposto ieri sanzioni su una trentina di membri dell’amministrazione Trump. L’annuncio è stato fatto pochi minuti dopo che Joe Biden ha giurato come nuovo presidente degli Stati Uniti. La misura prevede restrizioni ai viaggi e limitazioni alla possibilità di fare affari in Cina. Una portavoce di Biden ha condannato la mossa dei cinesi, considerata “cinica e improduttiva”.

Fra quelle sanzionate, l’ex segretario di Stato Mike Pompeo è la personalità più in vista. Il 19 gennaio, nel suo discorso di commiato, egli aveva denunciato la repressione degli uiguri e delle altre minoranze islamiche che vivono nello Xinjiang, definendola un “ genocidio”.

Presi di mira anche l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O’Brien e Kelly Craft, che ha lasciato il posto di ambasciatrice alle Nazioni Unite. Nei giorni scorsi Craft doveva recarsi in visita a Taiwan: un viaggio annullato dopo le pesanti rimostranze di Pechino. Nella lista nera della Cina è finito inoltre Alex Azar: lo scorso agosto, il segretario alla Sanità di Trump aveva incontrato a Taipei la presidente taiwanese Tsai Ing-wen.

Sanzionati pure per Peter Navarro, consigliere economico dell’ex presidente, e Stephen Bannon, l’artefice nel 2016 della vittoriosa campagna presidenziale del tycoon. Entrambi hanno sostenuto con forza la guerra dei dazi nei confronti del gigante asiatico. Colpiti infine David Stilwell, il responsabile delle politiche per l’Asia al dipartimento di Stato e John Bolton, predecessore di O’Brien alla Sicurezza nazionale.

Secondo il ministero cinese degli Esteri, i funzionari Usa sanzionati sono responsabili di aver pianificato, promosso e attuato una serie di politiche “sconsiderate” che hanno interferito in modo grave negli affari interni della Cina. Per Pechino, con il loro operato essi hanno minato gli interessi del Paese, offeso il popolo cinese e danneggiato le relazioni sino-americane.

Il 14 gennaio, in uno dei suoi ultimi atti, Trump ha autorizzato nuove sanzioni contro una serie di funzionari pubblici e compagnie cinesi: essi sono accusati di atti di coercizione nei confronti di nazioni che contestano le rivendicazioni territoriali della Cina nel Mar Cinese meridionale.

Dal 2018 Trump ha lanciato una campagna di boicottaggio delle aziende tecnologiche cinesi, parte di un più ampio conflitto geopolitico con il gigante asiatico; le più colpite sono quelle impegnate nello sviluppo della rete internet 5G (Huawei), dell’intelligenza artificiale e dei microchip.

Per trovare una soluzione alla guerra dei dazi scatenata dal tycoon, un anno fa le due parti hanno firmato un accordo preliminare (la cosiddetta “fase uno”) con il quale la Cina si è impegnata ad acquistare circa 184 miliardi di euro in beni e servizi dagli Stati Uniti entro la fine del 2021. L’obiettivo non è stato raggiunto; Pechino si è giustificata sostenendo che ciò è dovuto agli effetti della pandemia da coronavirus.

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