22/02/2007, 00.00
CINA
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Per combattere l’inquinamento va cambiato il sistema economico

Pan Yue, punta di diamante nella lotta all’inquinamento in Cina, dice come è possibile uno sviluppo meno inquinante. Occorre combattere gli interessi particolari e personali e privilegiare l’intervento popolare. Le conseguenze dell’aumento della temperatura.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina, uno dei Paesi più inquinanti, subisce in modo grave le conseguenze del riscaldamento del mondo. Il suo impegno a diminuire i gas serra è importante per l’ambiente, ma anche per la sua credibilità mondiale. Pan Yue, vice direttore dell’Amministrazione statale per la protezione ambientale (Sepa), non accetta la critica che la Cina non ha fatto abbastanza per controllare l’inquinamento e limitare le emissioni di anidride carbonica (è seconda dopo gli Stati Uniti, ma si prevede li superi entro due anni).

L’aumento mondiale della temperatura “è un risultato dell’industrializzazione degli Stati sviluppati per tutto il secolo scorso – precisa – e non è colpa della Cina e degli altri Paesi in via di sviluppo”.

A gennaio Pechino ha ammesso che non è riuscita a ridurre il consumo di energia del 4% e le emissioni inquinanti del 2% come s’era prefissata per il 2006. Ma, dice Pan, ottenere simili scopi non riguarda solo questioni tecniche ma richiede cambiamenti politici, economici e sociali. “Occorre – spiega – aumentare i controlli macroeconomici, riformare l’attuale modo di considerare il Prodotto interno lordo e un modo di valutare l’attività dei funzionari locali fondato sui dati della crescita economica, favorire politiche economiche con scarso utilizzo di carbone e dare più spazio alla partecipazione pubblica”.

Per raggiungere questi obiettivi, Pan reputa importante l’aiuto dei Paesi sviluppati, non solo per l’assistenza tecnica e il sostegno economico ma anche per cercare insieme un nuovo sistema di sviluppo.

Occorre, anche, dare maggiore autorità e più risorse agli enti di controllo ambientale come la Sepa. La Sepa spesso si scontra con la mancanza di collaborazione delle autorità locali, interessate all’aumento del Pil locale anche a scapito dell’ambiente e poco disposte ad eseguire le richieste di chiusura e di sanzioni contro le fabbriche più inquinanti. Per questo Pechino vuole dare alla Sepa autorità e mezzi corrispondenti a quelli di un ministero.

Intanto la Cina subisce in pieno gli effetti dell’aumento mondiale della temperatura. Il 2006 è stato per la Cina l’anno più caldo dal 1951. Diciannove degli ultimi 21 inverni sono anche stati più caldi della media, come pure è stato finora quello in corso. Come conseguenza – osserva ancora Pan - il Paese è stato flagellato da maggiori disastri naturali, come siccità, tifoni, alluvioni, con un costo stimato pari a 300 miliardi di yuan l’anno. A Pechino l’aria è spesso talmente piena di nebbia e di smog da impedire la visibilità. Oggi per ore non sono stati possibili arrivi né partenze dall’aeroporto della Capitale, mentre è stato difficile persino il traffico automobilistico. “Queste esperienze – conclude Pan – hanno già fatto capire alla popolazione che il cambiamento del clima non è una previsione scientifica ma una realtà attuale”. “Da come il problema sarà affrontato, si vedrà se la Cina può essere una potenza responsabile e un punto di riferimento per il mondo futuro”. (PB)

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