19/11/2007, 00.00
VIETNAM
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Per gli immigrati la messa domenicale è anche occasione di promozione culturale

L’esperienza di Haiphong, dove il rito viene celebrato anche all’interno di una ditta di abbigliamento. I cristiani si hanno modo di incontrarsi e scambiarsi esperienze. La condizione dei lavoratori è migliorata, ma mancano ancora di educazione e rapporti sociali.
Haiphong (AsiaNews) – Per molti lavoratori immigrati cristiani, la riunione per la messa domenicale, oltre che momento di preghiera, è occasione di incontro, di scambio i esperienze, di promozione culturale e sociale. E’ così anche ad Haiphong, dove una società concede la tale scopo, la domenica, la sala delle riunioni.
 
Haiphong è una città portuale del nord, con una popolazione di circa cinque milioni di abitanti, 113.092 dei quali cattolici (secondo l’annuario statistico dei cattolici vietnamiti del 2005). La diocesi esiste dal 1655. Fin dai tempi della colonizzazione francese, in città ci sono molte imprese, nelle quali operano centinaia di migliaia di operai. Lavorano duramente, seguono i sindacati e si preoccupano della loro vita cristiana. La domenica c’è la celebrazione della messa per lavoratori immigrati di una ditta di abbigliamento. “Di solito – racconta Hiep – vado a messa nella mia parrocchia. Una volta sono stato invitato da un mio amico ad andare con lui a quella della ditta. Hi visto molti giovani lavoratori, per lo più ragazze. La cerimonia si celebra nella sala di riunione: c’è l’altare con la croce, è tutto semplice e naturale, ma tutti sono cordiali e assidui”.
 
Andare in chiesa fa felici i giovani lavoratori, che hanno occasione di parlarsi e di scambiarsi esperienze, oltre che ricevere i sacramenti. “Ognuno di noi – dice Van – ha fede e speranza in Gesù. Abbiamo superato le difficoltà nel nostro lavoro e nela nostra vita”.
         
La giovane Hien durante la messa pensa alla penitenza. Se qualche giorno non ci penso, mi sento lontana dall’amore di Gesù”.
 
La classe dei lavoratori ha bisogno di sostegno ateriale e spirituale. La loro vita è migliore rispetto a dieci anni fa, ma mancano di educazione, rapporti sociali, mezzi culturali e spirituali. E’ una situazione difficile, ma ci sono sacerdoti che vanno volontariamente nelle società per lavorare con loro. Entrano nelle aree povere nelle quali vivono gli immigrati per dare sostegno a loro ed ai loro figli, offrendo educazione e consulenza per la vita familiare.
 
Non si possono immagine dieci, quindici ed anche venti donne lavoratrici che vivono in un’unica piccola stanza per risparmiare e mandare denaro alle loro famiglie delle zone rurali, che è il motivo per il quale sono venute in grandi città. Una di loro, Ly, spiega ad AsiaNews: “dopo otto ore di lavoro al giorno, non ho la voglia di preoccuparmi della mia salute, o della mia educazioni o dello svago. La mia unica gioia è andare in chiesa per la mia vita spirituale e la mia vera speranza”.
 
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