29/03/2010, 00.00
VIETNAM

Per padre Ngo Phuc Hau “fare missione è portare a tutti l’amore di Dio”

di J.B. Vu
Il racconto di un sacerdote che ogni anno battezza 200 persone: bambini, giovani e adulti. Quando è arrivato, nella sua zona c’erano appena 501 cattolici, ora solo la sua parrocchia ne ha 2.500. Le difficoltà dell’incontro con le culture locali e le religioni tradizionali.
Ho Chi Minh City (AsiaNews) – “Fare missione è portare l’amore di Dio”, comporta conoscere le lingue, le tradizioni, la cultura e i bisogni della popolazione alla quale si è mandati. E’ la “lezione” offerta durante un seminario a Ho Chi Minh City da padre Pius Ngo Phuc Hau, sacerdote di 70 anni, missionario nella provincia vietnamita di Ca Mau dal 1971. Quando è arrivato, nella sua zona c’erano appena 501 cattolici, ora solo la sua parrocchia ne ha 2.500.
 
La provincia di Ca Mau dipende dalla diocesi di Can Thao, che comprende quattro province, nel sud del Paese: Can Tho, Soc Trang, Bac Lieu e Ca Mau. In 13.257 km2 ci sono 176.424 fedeli, su un totale di  5.793.000 abitanti. La dicesi ha più di 170 sacerdoti, 659 religiosi e 1.199 catechisti, per 128 parrocchie.
 
In Quaresima e mentre comincia la Settimana santa, centinaia di migliia di cattolici dell’arcidiocesi di Saigon vivono nello spieirto di questo tempo, con rinunce e speranze. Molti di loro hanno visto e ascoltato questo anziano missionario.
 
Il religioso conosce tutte le mappe della “zona dei fiumi” e le culture della popolazione. Secondo i dati del governo, la provincia di Ca Mau ha 1,2 milioni di abitanti su 5.211 km2. E’ una zona di pianura con molti fiumi. Ci sono 20 diversi gruppi etnici, il 97,16% dei quali sono Kinh. La popolazione Khmer rappresenta l’1,86%, il resto sono cinesi o altre minoranze. Le parrocchie sono solo 14.
 
Quando padre Ngo Phuc Hau racconta la sua esperienza, dice: “ogni sacerdote deve essere missionario. Il missionario porta l’amore, porta Dio a tutti e non deve fare differenze tra cattolici e non cattolici, perché Dio è amore”. “Quando incontro qualcuno – aggiunge – parlo con lui amichevolmente. Questo è un buon modo per compiere la missione in quella zona, nella quale la maggioranza è composta da contadini, molto poveri”.
 
Il sacerdote è molto occupato: insegna catechismo, battezza, visita le famiglie, aiuta i poveri, costruisce ponti e scuole e svolge azioni sociali e caritative.
  
“Quando visito le persone - racconta ancora – menziono anche ‘Dao Ong Troi’. In Vietnam, molte persone sono legate alla religione degli antenati, e questa è la religione di ‘Ong Troi’, che significa anche ‘Dio in e dell’universo’. E’ facile per loro capire e accettare il cattolicesimo”
 
Svolgendo la sua missione, padre Hau ha incontrato numerose difficoltà. Ad esempio, quando parla di Maria vergine e madre, del sacramento del Corpo di Gesù, della morte e risurrezione di Gesù e di noi cattolici che crediamo di morire e risorgere in paradiso. Molte persone non riescono a crederci e allora padre Hau racconta storie, prendendo esempi dalla vita quotidiana, dopo di che loro dicono “Dio è meraviglioso”.
 
Ogni anno, padre Hau visita le famiglie e organizza numerose classi di catechismo, ognuna delle quali ha tra 50 e 70 allievi. Ogni anno egli battezza circa 200 persone: bambini, giovani, adulti.
 
Nell’attuale società vietnamita e nell’attuale modo di vivere, molti pensano “hon ai nay giu”, “l’anima è tua, tu devi prendertene cura e conservarla bene per te stesso”. Ma se ognuno si preoccupa solo della sua anima e non si preoccupa degli altri, non siamo ancora veri cristiani. Se ogni vietnamita facesse il missionario verso un’altra persona, nella prossima Pasqua avremmo un numero doppio di cattolici.
 
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