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    » 18/01/2008, 00.00

    PAKISTAN

    Peshawar, 15enne si fa esplodere in una moschea sciita

    Qaiser Felix

    Il ragazzo ha colpito la grande moschea sciita di Mirza Qasim Ali Imambargah: 10 vittime e 24 feriti. Un anno prima, un attentato identico aveva ucciso il capo della polizia municipale. Il Pakistan rischia di cadere in una faida fra musulmani.
    Peshawar (AsiaNews) – Un giovane sunnita di 15 anni si è fatto esplodere ieri sera nella grande moschea sciita di Mirza Qasim Ali Imambargah a Peshawar, capitale della provincia della Frontiera nord-occidentale. L’attentato ha ucciso 10 persone; almeno altre 24 risultano ferite. Un anno prima, un altro attentato avvenuto nei pressi della stessa moschea aveva provocato diverse vittime, fra cui il capo della polizia municipale.
     
    Non si ferma dunque la violenza settaria che ha colpito il Pakistan sin dallo scorso settembre, quando si è scatenata la protesta anti-Musharraf. Tuttavia, fanno notare alcuni analisti, va sottolineato il carattere religioso di questi nuovi attentati. Il governo è al corrente di questo mutamento della situazione, ed ha disposto una imponente copertura militare nel corso del mese islamico di Muharram, in cui gli sciiti compiono processioni in tutto il Paese.
     
    La minoranza sciita del Pakistan, infatti, osserva in questo periodo il lutto rituale per l'anniversario della morte di Iman Hussein, nipote di Maometto, e la violenza settaria esplode spesso. Secondo Ghulam Ali, governatore della zona, l’attentato di ieri “Potrebbe essere una cospirazione per diffondere l'odio o per mettere musulmani contro musulmani”.
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    L'arcivescovo di Karachi, mons. Evaristo Pinto, dice ad AsiaNews: "La nostra solidarietà va a coloro che hanno perso i loro cari e sono ora in lutto. Siamo uniti ai musulmani nello sforzo di portare riconciliazione, armonia ed unità".



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    Confusione e polemiche per il silenzio del Vaticano sul caso di mons. Ma Daqin di Shanghai

    Bernardo Cervellera

    Per alcuni l’articolo di mons. Ma con cui elogia l’Associazione patriottica, riconoscendo i suoi “errori”, è solo “fango”. Per altri egli si è umiliato “per il bene della sua diocesi”. Molti esprimono perplessità per il silenzio della Santa Sede: silenzio sul contenuto dell’articolo; silenzio sulla persecuzione subita dal vescovo di Shanghai. Il sospetto che in Vaticano si vede bene lo svolgimento del “caso” Ma Daqin che però fa emergere un problema: la Lettera di Benedetto XVI (con cui dichiara l’AP non compatibile con la dottrina cattolica) è abolita? E chi l’ha abolita? Il rischio di una strada di compromessi senza verità.


    CINA - VATICANO
    Mons. Ma Daqin: il testo della sua “confessione”

    Mons. Taddeo Ma Daqin

    Con un articolo pubblicato sul suo blog, il vescovo di Shanghai, dimessosi dall’Associazione patriottica quattro anni fa, sembra “confessare” il suo errore e esalta l’organismo di controllo della Chiesa. Riportiamo qui il testo quasi integrale del suo intervento. Traduzioni dal cinese a cura di AsiaNews.


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