19/04/2004, 00.00
corea del sud
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Pietra miliare nel cammino democratico della nazione

di Pino Cazzaniga, PIME

Ha carattere rivoluzionario la vittoria elettorale del giovane partito dell'URI, che segna la fine del totalitarismo politico e del predominio culturale del confucianesimo nel paese. L'esito del voto, che ha confermato l'opposizione massiccia dei sud-coreani all'impeachment del presidente Roh Moo-hyun, rivela la volontà di salvare la democrazia e implementare le riforme. All'indomani dalla vittoria, l'URI chiede all'ex partito di maggioranza di ritirare la mozione d'impeachment.

Seoul (AsiaNews) – Le elezioni politiche che si sono tenute il 15 aprile nella Corea del sud sono considerate da molti analisti una nuova pagina nella storia della democrazia della nazione. Le crude cifre non ne rivelano il significato se non sono lette nella prospettiva della storia e della cultura di questo paese

Il cammino democratico della Corea del sud è abbastanza noto. La nazione, nata nel 1948, è stata governata da regimi dittatoriali fino al 1987, quando per la prima volta il presidente della repubblica è stato eletto democraticamente. Ma anche nei successivi quindici anni non si è realizzata un' autentica rappresentanza popolare: il regionalismo da una parte e l'abbondante corruzione politica dall'altra hanno permesso all'ala consevatrice di dominare incontrastata.

E qui entra in gioco la componente culturale. Dall'inizio del secolo XV fino al 1910 nella penisola coreana, nord e sud, c'e' stato il dominio assoluto del Confucianesimo, che ha avuto delle benemerenze sul piano della cultura ma è stato funesto per quanto riguarda lo sviluppo della persona, premessa per il sorgere di sistemi democratici.

Le disastrose conseguenze si sono avute nel secolo scorso: 36 anni anni di asservimento al Giappone (1910-1945) prima, e tragica divisione della penisola in due tronconi, poi. A nord del 38mo parallelo si è instaurato un totalitarismo di stampo stalinista, a sud quello di stampo militare: ambedue, in certa misura, eredi del totalitarismo politico confuciano.

Nel sud, un'autentica "rivoluzione culturale" si è avuta nel dicembre del 2002 con la vittoria nelle elezioni presidenziali da parte dell'avvocato e difensore dei diritti umani Roh Moo-hyung. Il 12 marzo di quest'anno, l'ala consevatrice del Parlamento ha tentato di sbarazzarsene presentando e approvando una mozione di impeachment a suo riguardo. La sindrome confuciana le è stata funesta. Il 70% dei cittadini ha vivacemente disapprovato il comportamento della maggioranza parlamentare, rifiutando il vecchio confucianesimo a favore della nuova democrazia

 

La riscossa dei giovani

Alla vigilia delle elezioni, il Grande Partito Nazionale (GNP) occupava in Parlamento 133 seggi, seguito dal partito del Millennio (MDP) con 61 seggi, ambedue all'opposizione. L'URI, il partito a sostegno del presidente Roh, disponeva solo di 49 seggi. Ora l'URI entra in parlamento con 151 seggi, il GNP è sceso a quota 121 e l'MDP a stento è riuscito a ottenere 9 seggi.

I cittadini hanno punito l'arroganza dei parlamentari, che senza motivi gravi hanno deposto un presidente eletto democraticamente. In questa rivalsa democratica, la nuova generazione ha svolto un ruolo di primo piano. Le immagini di centinaia di migliaia di giovani coreani in maglietta rossa apparse sugli schermi televisivi in occasione dei campionati di calcio per la coppa del mondo di due anni fa non sono state solo espressione di esaltazione collettiva. Gli stessi giovani, questa volta non con magliette rosse ma con fiaccole accese, hanno partecipato a veglie nelle medesime piazze di tutto il paese in favore del "loro" presidente.

Chung Dong-young , capo del partito URI, durante la propaganda elettorale, constatato l'entusiasmo politico della nuova generazione, ha commesso l'errore madornale di invitare gli anziani a non presentarsi alle urne. Gaffe imperdonabile nel contesto della cultura confuciana, in questo caso positiva. È pero' subito ricorso ai ripari in modo esemplare: ha rinunciato alla sua candidatura e ha iniziato uno sciopero della fame come espressione di pentimento. Il sacrificio e l'umiliazione hanno funzionato. L'URI ha vinto bene.

L'emergere della partecipazione alla politica da parte della nuova generazione e', quindi, una caratteristica di queste elezioni. Per giovani, qui, non intendiamo solo i ventenni, ma coloro che, nati dopo la guerra coreana (1950-1953), non sono psicologicamente bloccati da quell'esperienza. Da qui il loro riformismo politico e sociale, il loro desiderio di dialogo con i fratelli del nord e, anche, la loro critica al protezionismo americano. Il presidente Roh Moo-hyun è visto come le icone dei loro ideali. Per questo l'hanno votato e ora lo difendono.

 

Il protagonismo femminile.

La presenza delle donne in queste elezioni è un altro elemento che mostra il notevole processo di maturazione democratica della Corea del Sud. Le cifre sono eloquenti. Nella precedente legislatura in parlamento c'erano solo 16 donne. Ora i seggi a loro riservati sono 39. Altre sono attive nei partiti con ruoli di primo piano.

Ne presentiamo due: una vincente grazie alle sue qualità, l'altra perdente non per colpa sua. La prima è Park Guen-hye, presidente del Grande Partito Nazionale da poco più di un mese. La tenuta di questo partito, osservano gli analisti, si deve in gran parte alla determinazione della nuova leader e alla sua popolarità. Questa, a dire il vero, è un po' ambigua, perchè è dovuta al fatto che la Geun-hye è figlia del defunto presidente Park Chung-hee (1960-1979) famoso per aver promosso la ricostruzione economica del paese, ma anche per aver represso duramente ogni opposizione politica.

L'altra è Kim Hee-jung alla quale il partito del Millennio ha affidato il suo destino poco prima delle elezioni. Anche la Kim ha tentato di riconquistare la fiducia dell'elettorato con un atteggiamento penitenziale che ha preso dalla tradizione buddista: quello di procedere a "tre passi e una genuflessione" lungo le vie della città. Il generoso tentativo è fallito a livello fisico, perchè dopo qualche giorno ha dovuto ricorrere alla sedia a rotelle, e a quello politico, perchè ha perso le elezioni nel suo stesso collegio elettorale. Vittima dei vecchi "confuciani" del partito.

 

Equilibrio di schieramenti politici

"Gli elettori sono stati così intelligenti da non concedere una vittoria schiacciante a nessuna parte", si legge in un editoriale del The Korean Herald. Dai dati che abbiamo messo in rilievo sembrerebbe che si sia instaurato un bipolarismo parlamentare con il pericolo del prevalere, ancora, di una parte sull'altra. Fortunatamente non è cosi' perchè per la prima volta entra in parlamento un partito che rappresenta direttamente i lavoratori. Il Partito Democratico del Lavoro (DLP), fondato solo due anni fa, ha ottenuto 10 seggi. Gli analisti ritengono che il nuovo partito possa fare da ponte dialogico tra i due schieramenti

"È importante porre fine alla situazione anormale il piú presto possibile per impedire che essa abbia effetti negativi sulla ripresa economica e sulla fiducia degli investitori stranieri", ha detto il primo ministro Goh Kun all'indomani delle elezioni. La "situazione anormale" alla quale si riferisce il primo ministro e' l'impeachment del presidente Roh Moo-hyun. I vertici dell'URI e del DPL hanno chiesto un incontro con la presidente del GNP per trovare una soluzione politica all'impasse. "Il parlamento dovrebbe ritirare la decisione dell'impeachment e Roh chiedere scusa alla nazione per l'infrazione commessa", ha proposto Kwong Young-il, capo del partito dei lavoratori. La Park non accetta la proposta perchè sarebbe un indebita interferenza nell'azione del potere giudiziario.

Qualche giornale ha interpretato l'esortazione di Gok Kun come un invito ai politici a ritirare l'impeachment. Il portavoce della presidenza del consiglio ha respinto questa interpretazione. L'invito sarebbe piuttosto rivolto alla corte costituzionale perchè acceleri i lavori. Parecchi analisti si aspettano una soluzione giuridica favorevole al presidente impedito. Il risultato delle elezioni, dicono, è implicitamente un plebiscito contro l'impeachment. I giudici non possono non tenerne conto.

 

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