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» 13/06/2012
RUSSIA
Pioggia e multe non spaventano Mosca, in migliaia in piazza contro Putin
di Nina Achmatova
La seconda "marcia del milione" si è svolta senza alcuni dei leader dell'opposizione, sotto interrogatorio con l'accusa di aver fomentato le violenze della precedente manifestazione. Dal palco letto il manifesto della "Russia libera": dimissioni di Putin e nuova legge elettorale. Analisti: da oggi è possibile un nuovo futuro politico.

Mosca (Asianews) - Nonostante la pioggia e le nuove draconiane misure anti-raduni varate in Russia, migliaia di persone hanno sfilato ieri al centro di Mosca nella seconda "marcia del milione", l'ultima manifestazione anti-Putin organizzata dall'opposizione. Oltre 120mila per gli organizzatori, 22mila per la polizia e più realisticamente 50mila per i media, si sono riuniti in piazza Pushkin per poi camminare in corteo fino a viale Sakharov, dove dal palco hanno parlato alcuni degli esponenti di spicco del movimento, orfani però di tre dei loro 'colleghi' più carismatici: Alexei Navalny, Ilya Yashin e Ksenia Sobchak. Tutti e tre erano sotto interrogatorio, convocati alla vigilia della dimostrazione dal Comitato investigativo russo, che indaga sulle violenze esplose nella precedente manifestazione del 6 maggio, quando furono ferite decine di persone e arrestate oltre 400 in scontri tra manifestanti e polizia.

Stavolta non si sono verificati disordini e nonostante i toni duri usati negli slogan della piazza ("Putin dimettiti, Putin ladro, Questa Duma è la vergogna del Paese"), le forze dell'ordine, circa 12mila agenti, sono rimaste a guardare. Si è notata la minore presenza anche degli Omon, i famigerati agenti anti-sommossa, mentre tra la folla si intravedevano cartelli con la data "1937", l'inizio delle purghe staliniane.
In un discorso tenuto in contemporanea con la protesta, in occasione del Giorno della Russia (si festeggiava la nascita della Federazione nel 1991), lo stesso Putin è sembrato conciliatorio quando ha sottolineato l'importanza di "ascoltare e rispettarsi l'un l'altro e cercare il compromesso". Salvo poi avvertire, però, che "è inammissibile qualsiasi decisione che possa portare a scossoni sociali ed economici". Un riferimento molto chiaro alle intenzioni dell'opposizione di piazza, sempre accusata di voler fomentare rivoluzioni.

Il carismatico blogger e avvocato Navalny ha sperato fino all'ultimo di unirsi ai dimostranti, ma ha poi dovuto rinunciare. Dopo la perquisizione in casa sua e di altri otto 'dissidenti' l'11 giugno e l'interrogatorio, nella serata del 12 giugno è stato scortato fino al quartier generale di RosPil, la sua organizzazione anti-corruzione, per un'ulteriore perquisizione.
La sua assenza, comunque, ha dimostrato che la piazza moscovita non ha bisogno di nessun leader in particolare per andare avanti. Dal palco è stato letto il "manifesto della Russia libera", testo in cui si raccolgono le richieste dell'opposizione. Non più semplicemente "elezioni oneste" come quest'inverno, ma in primo luogo le dimissioni di Putin, una nuova legge elettorale e limiti al mandato presidenziale. Se le richieste non verranno ascoltate, si continuerà con scioperi e azioni di disobbedienza civile.

Secondo il quotidiano Vedomosti, "dalla seconda marcia del milione potrebbe nascere un nuovo futuro politico" per la Russia, con la società civile che si istituzionalizza e il governo che inizia a prendere seriamente in considerazione l'opposizione a-sistemica (come viene chiamata quella extraparlamentare) "sebbene ancora non riesca a trovare un modo per dialogare, se non quello degli interrogatori".

"Mi pare che il potere - commenta Serghei Udaltsov, leader della sinistra e anche lui oggetto delle 'perquisizioni preventive' - stia entrando nel panico, non sa come comportarsi con un movimento cittadino che non smette di crescere. Sanno che è un fenomeno pericoloso e intervengono reprimendo. Se il potere crede di farci paura si sbaglia. Avrà come risposta sempre più gente nelle strade". E' dello stesso parere il politico Mikahil Kasaniov, anche lui intervenuto al comizio: le manifestazioni devono proseguire nonostante i tentativi "intimidatori" delle autorità. "A fine anno saremo davvero un milione di persone", pronostica. 

 

 


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