14/05/2013, 00.00
MYANMAR
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Pochi i superstiti del barcone di profughi affondata al largo delle coste birmane

La barca trasportava circa 200 Rohingya. Nella tarda serata di ieri è finita contro le rocce. I membri della minoranza musulmana hanno lasciato il centro di accoglienza, nel contesto del piano di sgombero deciso dalle autorità per il passaggio imminente di in ciclone.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Un'imbarcazione che trasportava circa 200 profughi Rohingya, minoranza musulmana del Myanmar vittima di persecuzioni e abusi, si è rovesciata nella tarda serata di ieri al largo delle coste occidentali birmane. Il battello era impegnato nelle operazioni di evacuazione della popolazione stanziata in alcune aree dello Stato di Rakhine, dove nei prossimi giorni è previsto il passaggio del ciclone Mahasen dalla portata (potenzialmente) devastante. Per gli esperti potrebbe raggiungere il livello di Nargis, che nel maggio 2008 si è abbattuto nella zona del delta dell'Irrawaddy, provocando la morte di circa 140mila persone e danni per quattro miliardi di dollari.

La barca si è ribaltata al largo della cittadina di Pauktaw, nello Stato occidentale birmano di Rakhine, causando un numero imprecisato di dispersi. Nella zona vivono decine di migliaia di sfollati, ospitati in campi profughi, costretti ad abbandonare le loro case in seguito alle violenze confessionali fra la minoranza musulmana e la maggioranza birmana buddista.

I responsabili del dipartimento Onu per il Coordinamento degli interventi umanitari sottolinea che "la nave ha lasciato il campo col benestare delle autorità, prima di schiantarsi contro le rocce" e affondare. I responsabili delle Nazioni Unite confermano che le persone a bordo erano fra le 100 e le 200, mentre solo una piccola parte sarebbe riuscita - sinora - a mettersi in salvo.

L'11 maggio scorso le autorità del Myanmar hanno lanciato l'allerta, in previsione del passaggio di un ciclone dalla portata devastante. Nella zona sono stanziate almeno 140mila persone, vittime delle violenze etniche e confessionali che hanno insanguinato l'ex Birmania nell'ultimo anno. Lo stupro e l'uccisione di una giovane buddista a fine maggio 2012 ha scatenato una spirale di terrore, che ha causato centinaia di morti e di case distrutte, assieme a migliaia di profughi che hanno cercato riparo all'estero.

Secondo le stime delle Nazioni Unite in Myanmar vi sono almeno 800mila musulmani Rohingya, che il governo considera immigrati irregolari e per questo sono vittime di abusi e persecuzioni. Il Myanmar, composto da oltre 135 etnie (i musulmani sono il 4% su un totale di circa 60 milioni), ha avuto sempre difficoltà a farle convivere e in passato la giunta militare ha usato il pugno di ferro contro i più riottosi. E anche il governo riformista subentrato alla dittatura nella primavera del 2011 non è sinora riuscito a normalizzare la situazione, favorendo la convivenza reciproca. 

 

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