03/07/2019, 09.02
ISRAELE
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Poliziotto uccide giovane ad Haifa: comunità ebraica etiope in rivolta

Accuse di “razzismo istituzionalizzato” verso la polizia. Ad uccidere Solomon Teka è stato un agente fuori servizio, ora sotto inchiesta: testimoni smentiscono la sua versione. Nelle proteste 47 poliziotti sono rimasti feriti e 60 contestatori arrestati. Netanyahu: “Risolviamo i problemi insieme, secondo la legge”.

Tel Aviv (AsiaNews/Agenzie) – Manifestanti appartenenti alla comunità etiope d’Israele ieri si sono scontrati con la polizia, durante le proteste seguite all'omicidio di un giovane per mano di un ufficiale fuori servizio: l'incidente alimenta nuove accuse di razzismo nei confronti delle Forze di sicurezza di Tel Aviv. I contestatori hanno fronteggiato gli agenti e bloccato le autostrade presso almeno 15 incroci in tutto il Paese. Secondo quanto riportano le autorità, 47 poliziotti sono rimasti feriti e 60 contestatori sono in stato di fermo. Migliaia di automobilisti sono rimasti bloccati in enormi ingorghi.

Solomon Teka, che secondo quanto riferito aveva 18 o 19 anni, è stato sepolto ieri, dopo esser stato ucciso a colpi d'arma da fuoco a Kiryat Haim, nei pressi della città settentrionale di Haifa, lo scorso 30 giugno. Il suo omicidio ha scatenato indignazione tra i membri della comunità etiope. Questi affermano che i loro giovani, poiché neri, vivono nella costante paura delle molestie della polizia.

In seguito alla morte di Teka, in un primo momento la polizia ha riferito che l'ufficiale ha visto uno scontro tra “un certo numero di giovani” nelle vicinanze e ha cercato di sedarlo. Dopo che l'ufficiale si è identificato, i giovani hanno iniziato a lanciargli pietre. Un comunicato della polizia afferma che l’uomo ha aperto il fuoco contro Teka dopo aver “sentito che la sua vita era in pericolo”. I media israeliani rivelano che gli altri giovani ed un testimone hanno smentito che il poliziotto fosse stato attaccato. Il soprintendente Micky Rosenfeld, portavoce della polizia, ha annunciato che l'agente è agli arresti domiciliari ed è in corso un’indagine lanciata dal dipartimento del ministero della Giustizia che indaga sulla condotta della polizia.

Lungo le strade delle proteste ieri si sono verificati falò ed incendi di pneumatici. Alcuni manifestanti hanno vandalizzato i veicoli che tentavano di eludere i blocchi improvvisati. La polizia ha permesso ai manifestanti di bloccare le strade in alcune località, avendo cura di mantenere al minimo le possibilità di scontro. In tarda serata, quando gli ultimi resoconti hanno mostrato l'alto numero di ufficiali feriti, la polizia ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che non avrebbe più permesso ai manifestanti di agire con violenza e compiere atti vandalici. “Di conseguenza, la polizia ha utilizzato la forza per sgomberare tutte le strade”, si legge in un comunicato successivo.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha pubblicato un video in tarda serata affermando che “tutti sono in lutto per la tragica morte di Solomon Teka”. Pur riconoscendo che “vi sono problemi da risolvere”, Netanyahu ha chiesto ai manifestanti di “cessare i blocchi delle giunzioni”. “Vi chiedo, risolviamo i problemi insieme, secondo la legge”, ha affermato.

Nota come falascia o Beta Israel, la comunità ebraica etiope di Israele conta circa 140mila membri, tra cui oltre 50mila nati nel Paese. La maggior parte di essi discende da comunità tagliate fuori dal mondo ebraico per secoli. Solo nel 1975 il rabbinato e il governo israeliano hanno riconosciuto la loro identità ebraica, aprendo le porte al loro arrivo. Israele ha accolto decine di migliaia di etiopi negli anni '80 e '90, attraverso la Legge del ritorno. La comunità si è spesso lamentata per “il razzismo istituzionalizzato”.

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