11/05/2016, 12.22
EGITTO
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Portavoce Chiesa cattolica: Regeni, vicenda oscura. Attacco politico e mediatico sull’Egitto

Per p. Rafic Greiche l’omicidio del ricercatore italiano è un esempio delle difficoltà che attraversa il Cairo nei rapporti con media e comunità internazionale. Anche il consulente egiziano della famiglia Regeni arrestato di recente sembra “uscito dal nulla”. La linea dura del governo per rilanciare l’economia e lo sviluppo del Paese. 

Il Cairo (AsiaNews) - La vicenda di Giulio Regeni è “un chiaro esempio” della difficoltà che attraversa il governo egiziano “nel relazionarsi con i media”, nel “presentare” le proprie azioni e nei “rapporti internazionali”. È quanto afferma ad AsiaNews p. Rafic Greiche, portavoce della Chiesa cattolica egiziana, commentando l’omicidio - tuttora irrisolto, avvolto nel mistero e condito di depistaggi - del ricercatore italiano avvenuto al Cairo a fine gennaio. Il ministero degli Interni, aggiunge il sacerdote, “non ha detto cosa è davvero successo” forse perché “nemmeno lo sa”, però avrebbe dovuto riconoscerlo “invece di complicare il quadro” e alimentare “i sospetti”. Del resto tutta la vicenda “appare molto strana”. 

Il 28enne ricercatore italiano Giulio Regeni a settembre si era trasferito al Cairo per un dottorato di ricerca sui sindacati locali, per conto dell’università di Cambridge. Di lui si sono perse le tracce il 25 gennaio, in concomitanza con il quinto anniversario dell’inizio della rivolta studentesca di piazza Tahrir, che ha segnato una svolta nella storia recente del Paese. Il suo corpo, che per gli inquirenti italiani presentava segni di torture “disumane”, è stato ritrovato alcuni giorni più tardi (6 febbraio), sul ciglio di una strada nella periferia della capitale. 

“Da egiziano - racconta p. Rafic Greiche - mi chiedo, come molti concittadini, perché la vicenda abbia assunto un così grande clamore, soprattutto dal punto di vista politico. Questo non riusciamo a capirlo, pur comprendendo la sofferenza per la morte violenza di un giovane. Ma di questi eventi ne sono successi in altre parti del mondo, sempre con protagonisti cittadini italiani”. Pur volendo evitare qualsiasi tipo di “speculazione”, aggiunge, “vorrei sapere perché questa attenzione per Regeni e non per altri. Non ho una risposta, ma mi sembra strano”. 

Per il sacerdote egiziano il Paese e il suo governo “sono sotto attacco” a livello mediatico, e forse “anche l’Italia non ha detto tutta la verità” sul ragazzo. “Ci deve essere qualcosa - aggiunge - ma nessuno ne parla in modo chiaro, né l’Egitto né l’Italia”.

A complicare il quadro anche l’arresto di un consulente egiziano della famiglia Regeni, Ahmed Abdallah, presidente della ong “Egyptian Commission for Rights and Freedoms”, che è stato arrestato il 25 aprile scorso per manifestazioni illegali. “Di lui e della sua associazione - spiega il portavoce della Chiesa egiziana - prima d’ora non si sapeva nulla. Il fermo non riguarda il caso Regeni, ma non posso escludere vi siano legami. Certo è che è uscito da nulla, e anche in questo caso si può affermare che ci siano elementi strani, poco chiari”. 

La situazione nel Paese è complicata, vi sono casi di abusi e violazioni ai diritti umani, il governo e il presidente al Sisi hanno scelto la linea dura contro la protesta, per scongiurare il ritorno dell’ala estremista islamica e la deriva fondamentalista. Del resto per due anni l’Egitto è stato nelle mani dei Fratelli musulmani, cacciati da una imponente protesta di piazza. Ora i vertici politici e istituzionali hanno deciso di adottare la linea del rigore per ricostruire il tessuto economico e sociale. 

Il governo egiziano e il presidente al Sisi “stanno promuovendo progetti interessanti in tema di agricoltura, nelle infrastrutture [vedi l’ampliamento del Canale di Suez], nell’industria” che andavano promossi “già molti anni fa”. Il governo, racconta p. Greiche, “vuole recuperare il terreno perduto” con Mubarak e la rivoluzione araba. In parallelo, esso ha “gravi problemi con i media nel presentare questi progetti, nell’illustrare la propria politica economica, le scelte fatte” e la protesta di piazza per le isole cedute ai sauditi “ne è un esempio”. 

L’ultima controversia riguarda l’arresto di un gruppo satirico per un video sul presidente Sisi e gli attacchi contro i media e la stampa. “Anche per quanto concerne il fermo dei giornalisti - spiega p. Rafic - la polizia ha agito secondo diritto, perché non si sono presentati davanti ai giudici nonostante l’invito a comparire, preferendo rifugiarsi nella sede del sindacato dei giornalisti”. Certo, l’Egitto oggi “ha diversi problemi”, dal punto di vista economico, sociale, politico. Tuttavia, conclude il sacerdote, bisogna “aiutare i turisti a tornare, comprare i prodotti egiziani, e poi chiedere all’Europa un aiuto maggiore. Al contempo, il governo deve presentare meglio le decisioni prese, deve instaurare un rapporto migliore col popolo e chiudere con una violenza stupida e cieca”. 

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