05/08/2019, 11.18
ARABIA SAUDITA
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Prigioniero politico saudita muore in carcere per cure mediche negate

Saleh Abdelaziz el-Dhamiri, 60 anni soffriva di problemi al cuore e necessitava di una nuova pompa cardiaca. Egli aveva trascorso oltre quattro anni in isolamento per le campagne a favore dei detenuti politici nel regno. In passato aveva criticato l’ascesa al potere del principe ereditario bin Salman. 

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Un prigioniero politico saudita è morto in carcere per problemi al cuore, dopo che le autorità - non più tardi di una settimana fa - gli avevano negato l’impianto di una nuova pompa cardiaca. Secondo quanto riferisce Middle East Eye, che rilancia la denuncia di alcuni familiari, il 60enne Saleh Abdelaziz el-Dhamiri avrebbe sofferto di problemi cardio-circolatori nell’ultimo periodo e necessitava con urgenza di un nuovo apparecchio meccanico. 

L’uomo è deceduto il 2 agosto scorso ma la notizia è filtrata solo nelle ultime ore. Egli era rinchiuso nel carcere di Tarafeyya, a nord di Riyadh. E' stato sepolto il giorno successivo (entro le 24 ore come prevede la tradizione islamica) nella cittadina natale di Sakaka, nel nord-ovest del Paese. 

Secondo quanto riferisce l’attivista Sami al-Shadukhi, anch’egli con trascorsi in carcere per la sua opera pro diritti umani, Dhamiri ha trascorso oltre quattro anni in isolamento per le sue campagne a favore delle famiglie dei detenuti politici sauditi. La scorsa settimana egli aveva un bisogno urgente di cambiare il dispositivo di assistenza ventricolare sinistra, una sorta di pompa cardiaca artificiale. Tuttavia, i vertici della prigione hanno negato la richiesta portandolo così alla morte in pochi giorni.

Prima dell’arresto, Dhamiri aveva promosso numerose campagne di raccolta fondi per i parenti di detenuti politici. Egli aveva sostenuto in passato l’opposizione interna e aveva criticato con forza l’ascesa al potere dell’attuale numero due del regno e uomo forte del Paese, il principe ereditario Mohammad bin Salman (Mbs). 

La morte in carcere di detenuti e attivisti non è una novità in Arabia Saudita: nel gennaio scorso è deceduto in cella un altro leader religioso dissidente, Ahmed al-Emari, vittima di torture e maltrattamenti. Con bin Salman al potere (dal 2017), il numero di casi di torture, maltrattamenti e omicidi mirati è cresciuto in maniera esponenziale, così come si moltiplicano vicende di cure mediche negate e abusi in prigione verso detenuti politici, leader religiosi e attiviste femminili

A marzo alcuni documenti trafugati hanno rivelato numerosi casi di detenuti per reati di opinione oggetto di bruciature, torture e malnutrizioni; fra le vittime vi sarebbe anche Loujain al-Hathloul, in prima fila nella battaglia per il diritto alla guida delle donne. Maltrattamenti e abusi si sono verificati anche nel contesto della campagna anti-corruzione voluta con forza da Mbs nel 2017, e che ha portato in prigione numerose personalità di primo piano del regno wahhabita.

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